Vaccinazioni

Ma i giornalisti romani si schierano con Report

Fonte: la Repubblica.it


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'Il servizio di Report non ha messo in discussione il valore delle vaccinazioni, ma le loro storture, prima tra tutte la scarsa vigilanza sugli effetti dei vaccini'

Sul "caso Report" pubblico il documento scritto ieri dall'Associazione stampa romana. Nessuno quasi ha riportato la notizia di questa presa di posizione. Larga parte dei media ha informato sulle critiche - a valanga - alla trasmissione. Dalla ministra e a "scendere pe li rami", associazioni di medici, società scientifiche, istituzioni sanitarie, la Rai (e qualche concorrente pentito di aver fatto in passato il cronista "rumoroso"), partiti, hanno attaccato il programma. Gli unici a difenderlo sono stati i 5 Stelle e, appunto, il sindacato dei giornalisti della Capitale.

Però non si tratta di una solidarietà politica e formale (giù le mani da Report), bensì sostanziale, perché il comunicato difende proprio il servizio in quanto tale, ribadendo un aspetto fondamentale: che non era contro i vaccini. Ma questo si è voluto far credere all'opinione pubblica. Anche se così non era, come ho scritto su questo blog, pensando di essere una voce isolata. E invece no, perché i colleghi hanno preso una analoga posizione in un documento pubblico, e questo farà piacere a Report.

E a proposito di analogie mi è venuto in mente il film "Il caso Spotlight" dedicato a quei giornalisti di Boston che raccontarono e svelarono numerosi casi di pedofilia. Una delle critiche mosse al gruppo di reporter Spotlight fu questa: "Giù le mani dalla Chiesa, voi con questa inchiesta mettete in crisi l'importanza della religione, della Fede, della istituzione". La risposta dei giornalisti fu chiara: noi indaghiamo sui pedofili, non sulla fede e sull'istituzione. Anzi, proprio la trasparenza su queste vicende (dicevano in sostanza al giornale, il Boston Globe), potrà ridare alla Chiesa maggior vigore e credibilità.

Ebbene Report, come ha spiegato la redazione fino alla noia, non ha messo in discussione il valore delle vaccinazioni, ma le loro storture, prima tra tutte la scarsa vigilanza sugli effetti dei vaccini. Ha alzato un velo su un problema poco indagato e noto.

Si potrebbero fare altre analogie sui temi trattati (la Chiesa cattolica coinvolge centinaia di milioni di persone, i vaccini riguardano l'intera umanità), e in particolare sulle redazioni di Spotlight e Report, perché ciò che le anima è il giornalismo di inchiesta. E questo hanno difeso i colleghi romani. Ecco perciò quello che hanno scritto.

"Il Sindacato cronisti romani solidarizza con la redazione di Report per gli attacchi intimidatori, le polemiche manipolatrici, le querele temerarie che il mondo della politica e non solo rivolgono contro quella che oggettivamente è una delle voci più autorevoli e apprezzate del pubblico nell'informazione italiana.

Report è diventata bersaglio costante di richieste economiche spropositate, proprio quelle richieste che fino a un recente passato hanno mobilitato il sindacato dei giornalisti nelle sue varie espressioni. Richieste che sono state definite "querele temerarie" perché azioni atte a provocare condizionamenti di auto-censura, per la potenza economica delle pretese avanzate, anche se tali pretese non trovano fondamento nella pur presunta gravità del danno arrecato.

La redazione di Report è stata aggredita puntualmente per i contenuti delle ultime inchieste, e l'impressione che si ricava leggendo la polemica più recente, quella sull'inchiesta sul controllo dei vaccini, è che ci sia la tentazione di delegittimare una voce libera e indipendente, come dovrebbe essere sempre il giornalismo d'indagine.

La premessa del conduttore Sigfrido Ranucci nel servizio sulla farmaco-vigilanza, e cioè che non si tratta di un'inchiesta sull'utilità dei vaccini, definiti come la più importante scoperta degli ultimi trecento anni nel campo della prevenzione medica, è ignorata nelle polemiche scatenate dal mondo politico, a cominciare dal ministero della Salute. A difendere il diritto dei cittadini ad essere informati c'è il lavoro dei colleghi di Report, ma anche quello di tutti quei cronisti che - nel riferire correttamente le polemiche su questa vicenda - hanno rappresentato un quadro completo, dando spazio anche ai pareri non omologati e alla replica dei responsabili del servizio contestato.

Un lavoro a volte oscurato da una titolazione che non rende giustizia ai contenuti degli stessi giornali".



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