Omeopatia

L'omeopatia in Giappone: “non ci sono confini per una buona medicina”

Fonte: Il Granulo


CATEGORIE: Omeopatia

Lasciata la vecchia cara Europa dove, grazie agli ultimi due numeri de il granulo, abbiamo visitato l’Austria e la Polonia, riprendiamo a viaggiare verso altri continenti, terre e culture lontane e diverse. Il nostro viaggio ci conduce in un paese di cultura millenaria, con una medicina tradizionale ancora oggi molto seguita e dove l’Omeopatia è approdata in tempi recentissimi.

Sebbene si abbia notizia che durante l’Ottocento testi di omeopatia siano comparsi nel paese del Sol Levante; che nel corso degli anni ’30 del XX secolo s’importassero medicinali omeopatici dagli Stati Uniti e addirittura ci fosse un produttore di rimedi omeopatici e il primo ministro di allora, Makoto Suzuki, pronunciasse la frase che fa da occhiello al nostro articolo (Non ci sono confini per una buona medicina), l’omeopatia non attecchì: troppo radicata era la tradizionale pratica medica basata su erbe, agopuntura, moxibustione, troppo forte fu dopo la II Guerra Mondiale il condizionamento culturale in campo medico della vittoriosa America.

Si racconta che, nel 1975, durante la sua visita ufficiale, la regina Elisabetta II chiese di consultare un medico omeopata ma il Ministro degli Esteri giapponese (immaginiamo con profondo imbarazzo nipponico) non riuscì a scovare un omeopata indigeno e si dovette far ricorso a uno straniero residente nel Paese. In effetti, fino agli anni ‘90 del XX secolo pochissimi furono i medici a praticare l’omeopatia in Giappone, e tutti stranieri colà residenti. In realtà, vari giapponesi, viventi all’estero, si erano avvicinati all’omeopatia e avevano preso a curarsi con i granuli.

Nel 1996, un’omeopata di nome Torako Yui, che aveva esercitato in Londra, fu invitata a tenere una conferenza sull’Omeopatia in Giappone: si può dire che questo evento rappresenta lo sbarco ufficiale dell’Omeopatia nell’isola. Pochi mesi dopo, nell’Aprile 1997, fu fondata la Japan Royal Academy of Homeopathy (RAH) con l’obiettivo di informare il pubblico mediante conferenze, giornali e quant’altro, di rendere disponibili e a basso costo i medicinali omeopatici, di istituire corsi per medici e studenti. Molti tra i più famosi omeopati del mondo sono stati invitati a condividere queste iniziative.

Nell’Aprile 1998 era fondata la Japanese Homoeopathic Medical Association (JPHMA) cui possono iscriversi medici e non medici che abbiano seguito i corsi di omeopatia e superato i relativi esami. Attualmente i suoi membri sono circa 500. Nel Gennaio 2000 nasceva la Japanese Physicians Society for Homeopathy (JPSH) i cui membri devono obbligatoriamente essere medici, dentisti, veterinari, laureati e abilitati che abbiano seguito e superato corsi in medicina omeopatica, tenuti in collaborazione con la Facoltà di Omeopatia di Londra. La JPSH fa parte della LMHI (Liga Medicorum Homoeopathica Internationalis). Quattro anni dopo la sua fondazione, la JSPH contava 123 medici, 53 veterinari, 17 dentisti, 1 farmacista.

Se nel 1997 si teneva il primo corso di medicina omeopatica a Tokyo, nel 2006 se ne tenevano anche in altre importanti città: Sapporo, Nagoya, Osaka, Kyoto, Fukuoka.

I numeri citati, da soli, testimoniano in meno di 15 anni il crescente interesse della classe medica e indicano, direttamente, la maggior richiesta di visite mediche e trattamenti omeopatici da parte della popolazione. L’attenzione sempre maggiore verso l’omeopatia è confermata da altri dati: la nascita dell’Homeopathy Users Club (un’associazione di cittadini utilizzatori dell’omeopatia) che nel 2008, aveva 20.000 iscritti; il crescente utilizzo di trattamenti omeopatici nelle pratiche sportive, tanto che, dal 2008, una squadra di calcio professionista ha scelto di essere seguita omeopaticamente; più di 100 testi di omeopatia, classici e moderni, sono stati pubblicati in giapponese e sono nate case editrici specializzate; ilprezzo dei medicinali omeopatici è drammaticamente sceso, una confezione di granuli 30CH è passata dai 15.000 yen di 20 anni fa ai 500 yen (meno di 4 Euro) attuali. Infine, ma non meno significativo, l’assegnazione al Giappone del Congresso Mondiale della LMHI nel 2012.

Ovviamente, non mancano  problemi politico-burocratici: il riconoscimento legale dei medicinali omeopatici; il riconoscimento del titolo di medico omeopata; il controllo dei corsi di studio e della loro qualità. Tutti problemi che in Italia conosciamo bene con la differenza che in Giappone sono sorti da 15 anni e li stanno affrontando, mentre da noi, legislatura dopo legislatura, governo dopo governo, centro-destra-sinistra-destra, sono passati più di 50 anni di discussioni, commissioni di studio, proposte di legge, altre commissioni di studio, altri dibattiti, altre proposte di legge… che stucchevole e irritante perdita di tempo!



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