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Gestione e trattamento della sindrome metabolica


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sindrome metabolica

L’obesità è stata definita clinicamente dalla “body mass index” (BMI), o indice di massa corporea, che è ottenuta dividendo il peso in Kg per i m2 dell’organismo (BMI < 24,9 peso normale, tra 25 e 29,9 sovrappeso e > di 30 obesità). Tuttavia, la BMI non indica la distribuzione della massa grassa ed è il grasso viscerale quello che rappresenta il maggiore fattore di rischio nella MBS.

L’adiposità centrale corrisponde a una distribuzione del grasso di tipo androide (a mela, tipicamente maschile), che si differenzia da quello ginoide (a pera, tipicamente femminile) in cui il grasso si deposita a livello gluteo/femorale. La circonferenza vita è il modo più semplice per valutare l’adiposità centrale e nella donna non deve superare gli 88 cm.

La sindrome metabolica (MBS) è caratterizzata da un insieme di componenti che includono principalmente obesità centrale o viscerale, dislipidemia, ipertensione e iperglicemia con resistenza all’insulina. È il principale fattore di rischio per il diabete 2 e le malattie cardiovascolari in entrambi i sessi.

Le componenti della MBS comprendono:
- Obesità viscerale con circonferenza vita ≥ 88 cm nelle donne (102 nell’uomo).
- Trigliceridi ≥ 150 mg/dl.
- HDL colesterolo < 50 mg/dl.
- Pressione arteriosa massima ≥ 130 mmHg e minima ≥ 85 mmHg o utilizzo di farmaci ipertensivi.
- Glicemia a digiuno ≥ 110 mg/dl o utilizzo di farmaci ipoglicemizzanti.
Situazioni di stress cronico si associano a MBS e diabete di tipo 2. Vi sono infatti stretti legami tra asse dello stress e sistema glucoregolatorio. Si ritiene che lo stress cronico faciliti l’insorgenza di MBS influenzando il deposito di grasso viscerale, diminuendo la sensibilità all’insulina o modificando le abitudini alimentari e l’orientamento verso cibi di consolazione poco sani.

La MBS, essendo una sindrome sistemica a patogenesi multifattoriale, richiede trattamenti articolati e a vari livelli, ma soprattutto come primo intervento un cambiamento dello stile di vita. Questo contempla l’adozione di un regime dietetico e un aumento dell’attività fisica da seguire in modo strutturato e tale da consentire un miglioramento dei parametri metabolici, una riduzione del peso e soprattutto della circonferenza vita.

Insulina
Il valore dell’insulina a digiuno dovrebbe essere inferiore a 3 mcU/mL o almeno inferiore a 5 mcU/mL, e dopo 2 ore dal pasto dovrebbe essere tra 20 e 25 mcU/mL.
La produzione di insulina è stimolata dai carboidrati che forniscono energia sotto forma di glucosio. L’aumento della glicemia stimola la produzione di insulina che, agendo sul suo recettore cellulare, permette al glucosio di penetrare con conseguente diminuzione della glicemia.
I cibi ad alto indice glicemico, ossia quelli che fanno alzare velocemente la glicemia, comportano alte secrezioni di insulina da parte del pancreas, conseguente ipoglicemia 2 ore dal pasto, rapido aumento dell’appetito con desiderio di carboidrati e conseguente ingrassamento.
Tanto maggiore è la massa grassa, tanto più numerosi saranno i recettori dell’insulina nel tessuto adiposo.
Tanto maggiore è la massa magra (muscoli), tanto più numerosi saranno i recettori dell’insulina nei muscoli.
L’insulino-resistenza (caratterizzata da un metabolismo alterato del glucosio, l’iperinsulinemia con minore azione dell’insulina e conseguente minore penetrazione del glucosio nelle cellule adipose e muscolari) è un anello fondamentale della catena di cause che portano alla MBS, mentre la riduzione del peso e della circonferenza vita, associati ad una dieta e un’adeguata attività fisica, riducono l’insulino-resistenza.

Dieta per iperinsulinemia e sindrome metabolica
Effettuare sempre i tre pasti principali, almeno due spuntini (un frutto) e assumere ogni giorno fibre (rallentano l’assorbimento intestinale di glucosio e colesterolo e aumentano la motilità intestinale), frutta fresca e vegetali.
Bere almeno 1,5-2 litri/die di acqua oligominerale preferibilmente lontano dai pasti. Evitare latte vaccino e derivati, alcolici e limitare l’assunzione di sale e di cibi salati per non aggravare l’ipertensione e la ritenzione idrica.

Grassi: utilizzare olio extravergine di oliva (un cucchiaio a pasto) e grassi insaturi (omega-3). Le maggiori fonti di omega-3 sono pesce (100 gr di salmone contengono 2 gr di omega-3) e olio e semi di lino (20 gr di semi di lino coprono il fabbisogno di omega-3), olio di mais, di soia e di girasole. Evitare grassi saturi (grasso delle carni, lardo, strutto, burro, latticini, olio di cocco e di palma).

Carboidrati: utilizzare cibi a basso indice glicemico (frutta, cereali integrali e legumi) ed evitare quelli ad alto indice (dolci, alcolici, riso bianco, farine bianche, patate, pane, pizza e lieviti). L’utilizzo dell’indice glicemico permette di evitare eccessive restrizioni caloriche e dei carboidrati e orienta verso la scelta di cibi che possano evitare l’esagerata risposta glicemica che si ha nella MBS. I cibi a basso indice glicemico (sotto i 55) danno all’organismo un costante livello di energia e provocano la perdita di grasso, preservano la massa magra e stimolano il metabolismo basale. Una dieta ipocalorica abbassa normalmente il metabolismo del 15% predisponendo ad un successivo acquisto di peso. Una dieta non eccessivamente ipocalorica ma a basso indice glicemico, associata ad un regolare esercizio fisico, non avrà conseguenze metaboliche negative, ma sarà in grado di migliorare la resistenza insulinica, abbassare la pressione, diminuire i trigliceridi e alzare il colesterolo HDL. I carboidrati vanno assunti a colazione e a pranzo (no dopo le ore 15).

Proteine: limitare le proteine animali e in particolare la carne, soprattutto bovina e di maiale (meglio pollo, tacchino, coniglio, agnello). Privilegiare il pesce.

Esercizio fisico
L’attività fisica è un ottimo strumento per il miglioramento dei parametri metabolici dei soggetti con diabete di tipo 2 e MBS. È efficace sia l’esercizio aerobico, sia l’esercizio di forza e la combinazione dei due esercizi offre benefici addizionali.
Per migliorare il controllo glicemico, mantenere il calo di peso e ridurre il rischio cardiovascolare si raccomandano almeno 150 min/settimana di attività fisica di moderata intensità (per es. camminare a 6 km/h) e dovrebbe essere distribuita su 3 giorni per settimana, a giorni alterni (il miglioramento dell’attività insulinica dopo attivazione funzionale dura in genere 24-48 ore).

I mitocondri utilizzano la fosforilazione ossidativa per convertire le calorie introdotte con la dieta in energia utilizzabile (ATP) e producono specie reattive dell’ossigeno (radicali liberi) che possono danneggiare i mitocondri stessi. Si ritiene che questo stress ossidativo possa contribuire al declino delle funzioni mitocondriali associate ai processi di invecchiamento.

I muscoli scheletrici dei soggetti obesi sono caratterizzati da un minor numero di mitocondri e una ridotta capacità ossidativa. La minore capacità ossidativa è una caratteristica metabolica associata al rischio di aumento di peso e di insulino-resistenza.
Studi su pazienti con diabete di tipo 2 hanno infatti evidenziato alterazioni delle funzioni mitocondriali con conseguente minore resa energetica in termini di ATP. La minore capacità di ossidare carboidrati e grassi viene aggravata da una eccessiva assunzione di calorie e assenza di esercizio fisico in quanto si ha una iperpolarizzazione del gradiente elettrochimico, blocco della catena di trasporto degli elettroni e blocco dell’utilizzazione del glucosio da parte dei tessuti.

Esercizi di moderata intensità (camminare) e moderata perdita di peso aumentano la capacità ossidativa dei muscoli, il che si associa ad un miglioramento della sensibilità all’insulina e della capacità di ossidare i grassi. Il camminare aumenta la dimensione dei mitocondri nei muscoli scheletrici (tipico adattamento dell’attività fisica), ma non comporta un cambiamento del contenuto di DNA mitocondriale. Viceversa, l’attività aerobica vigorosa è caratterizzata da un incremento del DNA mitocondriale e da un aumento della capacità ossidativa. Gli atleti, infatti, hanno un contenuto più elevato di DNA nei muscoli rispetto ai soggetti sedentari e il contenuto di DNA è proporzionale al volume di mitocondri.
Si ritiene che l’attività fisica moderata, pur non incrementando il contenuto di DNA mitocondriale, comporti un aumento delle creste dei mitocondri. Ne consegue una maggiore superficie della membrana interna delle creste e una aumentata capacità enzimatica per le ossidazioni fosforilative.

Terapia omeopatica
L’Omeopatia classica hahnemanniana si caratterizza per l’individualizzazione del malato e della terapia sulla base della totalità dei sintomi. Di conseguenza, il trattamento omeopatico della MBS è sempre individualizzato. L’Omeopatia, associata ovviamente a un regime dietetico e a un’adeguata attività fisica, ha un notevole successo nel trattamento della MBS. Si ottiene un miglioramento delle condizioni soggettive, un miglioramento del metabolismo con netta riduzione della circonferenza vita, diminuzione della pressione, della PCR, dell’insulina a digiuno e post-prandiale, della funzionalità epatica e del trofismo dell’apparato cutaneo.


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