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Il Gelso (Morus spp. L.)


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Il Gelso (Morus spp. L.)
Il gelso è una pianta appartenente alla famiglia delle Moraceae

Molti dati epidemiologici indicano che una dieta ricca in frutta può essere utile per ridurre l’incidenza di svariate patologie di tipo degenerativo (disturbi cardiovascolari legati a processi infiammatori e cancerosi). Per questo vi è una grande attenzione nei confronti di molti composti fenolici derivati da fonti vegetali, che giocano un ruolo importante grazie alle loro proprietà antiossidanti.[1] I frutti di gelso risultano molto ricchi proprio in questi composti fenolici e possono quindi essere introdotti in una dieta come supplemento di vitamina C, calcio e fosforo, senza dimenticare il loro valore nutrizionale come zuccheri, lipidi e proteine.


Storia del frutto e curiosità locali
Il gelso è una pianta appartenente alla famiglia delle Moraceae (dal celtico mor = nero, per allusione al colore dei frutti maturi) che cresce a tutte le latitudini ed è diffusa dalle regioni temperate alle tropicali praticamente in tutto il mondo (Campanini, 2004).
La sua coltivazione è molto comune in Cina e tale pratica si tramanda da molti secoli; secondo alcuni documenti la coltivazione del gelso risale al 2700 a.C., ed era inizialmente legata allo sfruttamento delle larve dei bachi per la produzione della seta. Nell’antichità la pratica della bachicoltura si estese anche in Armenia e nelle aree del Mar Caspio, diffondendo anche le piante di gelso, e solo più tardi, grazie agli arabi si andrà propagando anche in Europa.
Oltre per l’aspetto legato ai bachi da seta il gelso è coltivato per i suoi frutti, considerati particolarmente gustosi e ricchi in principi nutritivi. Nell’antichità ai frutti di gelso, molto apprezzati per il loro sapore, venivano attribuite differenti proprietà terapeutiche (Zhang, 2008).
Si ritrovano documentazioni che descrivono gli usi medicinali dei frutti di gelso in Plinio, il quale narra che presso i Romani i frutti acerbi del gelso nero (Morus nigra), portati addosso, arrestavano le emorragie, mentre quelli maturi uniti a miele, agresto secco[2], mirra e zafferano, davano un medicamento che veniva consigliato per combattere il mal di gola e disturbi di stomaco (riferimento sito 1). In altri trattati storici si trovano notizie relative alle proprietà curative di tale specie.
Si trovano notizie delle proprietà medicamentose del Gelso anche nella medicina tradizionale cinese, dove viene considerato epatoprotettore, rinforzante delle cartilagini, diuretico e normalizzatore della pressione sanguigna (Zhang, 2008). Altre fonti riportano invece usi legati alla riduzione dello stress e alla prevenzione del diabete mellito; anche la corteccia delle radici viene usata, come antinfiammatorio, diuretico, antitussivo e antipiretico (Isabelle et al, 2008).
Cercando tra antichi ricettari di altre nazioni, si trovano ancora preparazioni interessanti: il vino inglese di gelso, uno sciroppo citato nel Calendario di Cordova del 961 da Rabi ibn Zaid al-Usquf, o ancora l’acidulato di more nere, una specialità turca realizzata con frutti acerbi e usata per condire le insalate (riferimento sito 1).
Il Syrupus mori, preparato con succo, zucchero e alcol, era usato per i gargarismi nella farmacopea inglese. Del resto, un po’ dappertutto le more erano impiegate popolarmente per contrastare le malattie respiratorie, depurare, espellere i vermi, combattere l’insonnia e la cefalea. Applicate esternamente, curavano afte, ferite, morsi di serpenti e insetti (riferimento sito 1).
Nella gran parte degli altri paesi in cui crescono i gelsi (specialmente in certe regioni della Cina e in India) la produzione è invece incentrata sul rafforzamento delle foglie, in quanto presentano un alto contenuto proteico e un’alta digeribilità, qualità che le rendono privilegiate nella crescita dei bachi da seta. Questa pratica in Europa è andata incontro ad una progressiva scomparsa, in seguito all’avvento delle fibre sintetiche (Pawlowska et al, 2008).
Ai nostri giorni vengono utilizzati i frutti di entrambe le specie come alimenti, anche se non diffusamente come un tempo; la preferenza va alle more nere, più succose e rinfrescanti di quelle bianche, contraddistinte invece da un gusto dolce e acidulo.
Le more nere sono impiegate tradizionalmente in Sicilia nella preparazione di gelati, liquori, e marmellate (tipiche anche delle Marche) da gustare con dolci e formaggi (riferimento sito 1).

Utilizzi in fitoterapia
Oltre ad un utilizzo in ambito culinario come frutto i frutti di gelso possiedono anche un’antica tradizione di impiego erboristico. Nella medicina tradizionale di differenti paesi si trovano indicazioni per l’impiego dei frutti o di preparati ottenuti da frutti o tisane o decotti delle foglie.
Oggi le analisi chimiche, fitochimiche e nutrizionali eseguite da gruppi di ricerca permettono di avere un quadro della composizione di tali frutti che può fungere come un primo strumento per tentare di determinare se alcuni dei componenti fitochimici dei gelsi possano essere utilizzati in terapia.

In primo luogo bisogna considerare le proprietà antiossidanti delle foglie e dei frutti del gelso, legate sia al modesto contenuto in vitamine (specialmente la C) che al loro alto contenuto in composti polifenolici come antocianine e flavonoidi. Questa peculiarità è stata trovata solo in questo tipo di more, e non è molto comune neanche negli altri tipi di frutti (M.Ozgen, S.Serc¸ C.Kaya, 2009). In aggiunta, i frutti si sono dimostrati anche una buona fonte di tocoferoli e carotenoidi (altre molecole dotate di attività antiossidante).
Diversi studi indicano che le antocianine contenute abbiano effetti benefici sulla salute, riducendo il rischio di disturbi cardiovascolari, infarto, e sembrano agire come preventivi di alcuni tipi di cancro e problemi legati all’invecchiamento. Grande importanza inoltre hanno le antocianine come capillaro-protettori, esplicando un’azione di protezione sull’endotelio vascolare.
Tutti questi composti bioattivi agiscono sinergicamente sull’organismo per migliorare le condizioni di salute e per ridurre quindi il rischio di malattie cronico-degenerative. L’alto contenuto in antociani rende questi frutti interessanti anche come alternativa al mirtillo per le proprietà flebotoniche e di miglioramento della circolazione.

Un’altra attività importante da prendere in considerazione è quella ipoglicemizzante delle foglie, per la quale non sono ancora stati individuati i componenti ritenuti responsabili. In particolare, emerge che l’abbassamento della glicemia[3] a digiuno non raggiungerebbe valori superiori al 20%, mentre più netta sarebbe l’azione in caso di iperglicemia (Benigni R., Capra C., Cattorini P.E, 1962).
Gli estratti ricavati dai vari componenti possono essere quindi indicati come supplemento nella terapia di pazienti diabetici: forma e posologia devono però essere stabilite in base al tipo di diabete, ai farmaci che si stanno assumendo, alla dieta e alla presenza di eventuali complicazioni nella patologia (Fiorenzuoli F., 1998). Generalmente la modalità di assunzione preferita è la tisana, con altre droghe che possono aumentarne o modularne l’azione. Ad esempio (Riva E., 1995):
40g Gelso nero (foglie), 30g Mirtillo (foglie), 10g Galega (sommità), 10g Fagiolo (bacelli), 10g Noce (foglie); un cucchiaio per tazza, lasciare in infusione per 10-15 min; assumere 2-3 tazze al dì.
Oltre a questa proprietà, le foglie manifestano anche una blanda attività diuretica e soprattutto anti-dopaminergica.

Il gelso contiene anche acido folico e folinico, componenti essenziali per l’ematopoiesi, per cui non ha torto viene considerato anche un antianemico. Un esempio terapia e posologia in questo senso si ha in questo preparato (Riva E., 1995):
40g Morus nigra TM, 30g Spinaci TM, 30g Ortica (foglie) TM; assumere 30 gocce prima dei pasti
La tintura madre (T.M.) viene preparata a partire dal frutto fresco, con alcool a 65°, diluito 1 a 20.

L’assunzione delle more può quindi avvenire come tale, oppure trasformate sotto forma di marmellate e sciroppi. Quest’ultimi hanno una lunga tradizione popolare, essendo rinfrescanti ed espettoranti; per uso esterno vengono usate per la preparazione di uno sciroppo astringente per gargarismi nel mal di gola (Pomini L., 1990).
Oltre a rappresentare quindi una comoda via di assunzione dei frutti, sono anche un ottimo mezzo di conservazione degli stessi, in quanto l’alto tenore zuccherino conserva intatti buona parte dei principi attivi nutrizionali di partenza. Questo permette anche l’esportazione del prodotto, perché il periodo di conservazione è nettamente superiore rispetto al frutto fresco.


Bibliografia
Adhikrao V. Yadav, Vandana S. Nade, Anti-dopaminergic effect of the methanolic extract of Morus alba L. leaves, (2008) Indian J. Pharmacol Vol 40, 5:221-226
Burdulis D., Ivanauskas L., Jakštas V., Janulis V., Analysis of anthocyanin content in bilberry (Vaccinium myrtillus L.) fruit crude drugs by high-performance liquid chromatography method, (2007) Medicina (Kaunas), 43(7)
Benigni R., Capra C., Cattorini P.E., Piante medicinali: chimica farmacologica e terapia vol I, (1962) ed. Inverni&Della Beffa Milano 644-645
Campanini E., Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, Tecniche nuove (2008), 318-319
Ercisli S., Orhan E., Chemical composition of white (Morus alba), red (Morus rubra) and black (Morus nigra) mulberry fruits, (2007) Food Chemistry 103:1380–1384
Fiorenzuoli F., Fitoterapia, (1998) ed.Masson, II edizione 184-185
Hakkinen S.H., Torronen A.R., Content of flavonols and selected phenolic acids in strawberries and Vaccinium species: influence of cultivar, cultivation site and technique, (2000) Food Research International, 33:517–524.
Isabelle M., Lee B.L., Ong C.N., Liu X., Huang D., Peroxyl Radical Scavenging Capacity, Polyphenolics, and Lipophilic Antioxidant
Kandylis K., Hadjigeorgiou I., Harizanis P., The nutritive value of mulberry leaves (Morus alba) as a feed supplement for sheep, (2009) Trop Anim Health Prod 41:17–24
Maa X., Iwanakaa N., Masudaa S., Karaikea K., Egawaa T., Hamadab T., Toyodac T., Miyamotod L., Nakaod K., Hayashia T., Morus alba leaf extract stimulates 5’-AMP-activated protein kinase in isolated rat skeletal muscle, (2009) Journal of Ethnopharmacology 122:54–59
McKay D.L ., Blumberg J.B ., Cranberries (Vaccinium macrocarpon) and cardiovascular disease risk factors, (2007) Nutr Rev 65(11):490-502
Ozgen M., Serc S.¸ Kaya C., Phytochemical and antioxidant properties of anthocyanin-rich Morus nigra and Morus rubra fruits, (2009) Scientia Horticulturae 119:275–279
Pawlowska A.M.,.Oleszek W, Braca A., Quali-quantitative Analyses of Flavonoids of Morus nigra L. and Morus alba L. (Moraceae) Fruits, (2008) J. Agric. Food Chem., 56:3377-3380
Pomini L., Erboristeria italiana II edizione, (1990) Ed. Vitalità
Riva E., L’universo delle piante medicinali I edizione, (1995) Ghedina & Tassotti editori
Scalzo J., Politi A., Pellegrini N., Mezzetti B., Battino M., Plant genotype affects total antioxidant capacity and phenolic contents in fruit, (2005) Nutrition 21:207–213.
Yen G.C., Wu S.C., Duh P.D., Extraction and Identification of Antioxidant Components from the Leaves of Mulberry (Morus alba L.), (1996) J. Agric. Food Chem. 44:1687-1690
Zhang M., Chen M., Zhang H.Q., Sun S., Xia B., Wu F.H., In vivo hypoglycemic effects of phenolics from the root bark of Morus alba, (2009) Fitoterapia 1-3
Zhang W., Han F., He J., Duan C., HPLC-DAD-ESI-MS/MS Analysis and Antioxidant Activities of Nonanthocyanin Phenolics in Mulberry (Morus alba L.), (2008) Journal Of Food Science Vol. 73, Nr. 6
1- http://www.taccuinistorici.it/ita/news/antica/aromi-orto-frutti/GELSO-nero-e-bianco.html
2- http://madameblatt.myblog.it/archive/2009/06/18/storie-e-leggende-vegetali.html
3- http://www.dooyoo.it/frutta-e-verdura/gelso/564586/
4- http://www5.indire.it:8080/set/bacodaseta/pagina23.htm

[1] Per ulteriori approfondimenti sulle molecole antiossidanti vedi anche il precedente articolo sulla papaia.
[2] Agresto: L’Agresto è una conserva liquida densa a base di mosto d’uva, dal sapore acidulo, usata come condimento.
[3] Glicemia: si intende la concentrazione di glucosio presente nel sangue. Se è molto elevata si parla di iperglicemia, se è molto basso ipoglicemia.



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