Vaccinazioni

Il farmacologo Garattini: per il vaccino grandi pressioni dalle aziende ed enormi interessi economici


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Il farmacologo Silvio Garattini lo dice senza mezzi termini: se il virus A/H1N1 della nuova influenza non muterà, acquisendo dunque una maggiore virulenza rispetto allo stato attuale, la vaccinazione di massa annunciata dal governo italiano e da quelli di molti altri Paesi «non è necessaria». Una corsa al vaccino, quella determinatasi nelle ultime settimane - mentre i vari colossi farmaceutici impegnati nella produzione si preparano ad avviare la sperimentazione clinica sull'uomo da agosto - che Garattini considera quanto meno eccessiva. Tutto si basa, dice, su «ipotesi, di cui non si sa se siano vere o meno». Perplessità, dunque, sulla reale opportunità ed efficacia dei piani di vaccinazione di massa. Ma non solo. Dietro quella che l'esperto definisce, appunto, una «corsa», si cela altro. Si celano, afferma, enormi interessi economici. Ed anche questo Garattini lo dice in modo chiaro: «Al momento c'è, certamente, una grande pressione da parte delle industrie, che da tale corsa trarranno molte risorse economiche». Un'opinione fuori dal coro, quella del direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, che invita anche a un'ulteriore riflessione: l'attenzione è tutta sulla nuova influenza e «si dimenticano - denuncia - le altre tragedie sanitarie in atto» come l'Aids e la malaria.

«C'è allarmismo, questo è un virus mite». Il virus A/H1N1, ha detto Garattini già nelle scorse settimane, «ha una virulenza mite. Bisogna informare, ma il pericolo - sostiene - è per quelli che vengono dalle zone colpite». Quanto ai farmaci antivirali da utilizzarsi in caso di contagio, come il Tamiflu, Garattini rileva che «in realtà l'attività del farmaco è poca. Nell'influenza normale si risparmia un giorno di malattia su cinque o sei. Però ci sono effetti collaterali. Non è che si faccia un grande affare a prenderlo».

«Se il virus non muta, la vaccinazione di massa non serve». Se il virus A/H1N1 manterrà il livello di virulenza attuale con la bassa aggressività clinica sinora registrata, «non c'è la necessità di vaccinare tutta la popolazione» ma, afferma l'esperto, «sarebbe piuttosto opportuno valutare l'ipotesi di vaccinare solo gli operatori sanitari».

L'ombra degli interessi delle aziende. «Certamente - ha detto Garattini - c'è una grande pressione da parte dell'industria, che ne trarrà molte risorse economiche. Infatti, solo fra alcuni mesi si potrà vedere se è veramente necessario questo quantitativo di vaccino in produzione oppure no. Ma se il virus rimane quello che è al momento, allora non ci sarà bisogno di vaccinazioni di massa».

«Anche se il virus mutasse, non è detto che il vaccino funzioni». Se invece il virus dovesse mutare, ha avvertito Garattini, «non è detto che il vaccino in produzione sia in grado di proteggere. Dunque, realisticamente, quello che andrebbe fatto in questo momento è cercare di diminuire le possibilità di infezione, controllando le frontiere e invitando la gente ad evitare luoghi a rischio e affollati e ad adottare strette misure igieniche».

«Si dimenticano le tragedie vere».
Il punto, sostiene Garattini, «è che si sta focalizzando l'attenzione solo sulla nuova influenza, dimenticando le altre emergenze sanitarie in atto, a partire dall'Aids». Al momento, ha concluso Garattini, «non siamo di fronte a un reale pericolo e il numero di contagio da virus A/H1N1 nel mondo, sebbene in crescita, resta comunque inferiore a quello relativo a una normale influenza stagionale».



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