Vaccinazioni
24/07/2009
Il farmacologo Garattini: per il vaccino grandi pressioni dalle aziende ed enormi interessi economici
Il farmacologo Silvio Garattini lo dice
senza mezzi termini: se il virus A/H1N1 della nuova influenza non
muterà, acquisendo dunque una maggiore virulenza rispetto allo stato
attuale, la vaccinazione di massa annunciata dal governo italiano e da
quelli di molti altri Paesi «non è necessaria». Una corsa al vaccino,
quella determinatasi nelle ultime settimane - mentre i vari colossi
farmaceutici impegnati nella produzione si preparano ad avviare la
sperimentazione clinica sull'uomo da agosto - che Garattini considera
quanto meno eccessiva. Tutto si basa, dice, su «ipotesi, di cui non si
sa se siano vere o meno». Perplessità, dunque, sulla reale opportunità
ed efficacia dei piani di vaccinazione di massa. Ma non solo. Dietro
quella che l'esperto definisce, appunto, una «corsa», si cela altro. Si
celano, afferma, enormi interessi economici. Ed anche questo Garattini
lo dice in modo chiaro: «Al momento c'è, certamente, una grande
pressione da parte delle industrie, che da tale corsa trarranno molte
risorse economiche». Un'opinione fuori dal coro, quella del direttore
dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, che
invita anche a un'ulteriore riflessione: l'attenzione è tutta sulla
nuova influenza e «si dimenticano - denuncia - le altre tragedie
sanitarie in atto» come l'Aids e la malaria.
«C'è allarmismo, questo è un virus mite». Il virus A/H1N1, ha
detto Garattini già nelle scorse settimane, «ha una virulenza mite.
Bisogna informare, ma il pericolo - sostiene - è per quelli che vengono
dalle zone colpite». Quanto ai farmaci antivirali da utilizzarsi in
caso di contagio, come il Tamiflu, Garattini rileva che «in realtà
l'attività del farmaco è poca. Nell'influenza normale si risparmia un
giorno di malattia su cinque o sei. Però ci sono effetti collaterali.
Non è che si faccia un grande affare a prenderlo».
«Se il virus non muta, la vaccinazione di massa non serve». Se
il virus A/H1N1 manterrà il livello di virulenza attuale con la bassa
aggressività clinica sinora registrata, «non c'è la necessità di
vaccinare tutta la popolazione» ma, afferma l'esperto, «sarebbe
piuttosto opportuno valutare l'ipotesi di vaccinare solo gli operatori
sanitari».
L'ombra degli interessi delle aziende. «Certamente - ha detto
Garattini - c'è una grande pressione da parte dell'industria, che ne
trarrà molte risorse economiche. Infatti, solo fra alcuni mesi si potrà
vedere se è veramente necessario questo quantitativo di vaccino in
produzione oppure no. Ma se il virus rimane quello che è al momento,
allora non ci sarà bisogno di vaccinazioni di massa».
«Anche se il virus mutasse, non è detto che il vaccino funzioni». Se
invece il virus dovesse mutare, ha avvertito Garattini, «non è detto
che il vaccino in produzione sia in grado di proteggere. Dunque,
realisticamente, quello che andrebbe fatto in questo momento è cercare
di diminuire le possibilità di infezione, controllando le frontiere e
invitando la gente ad evitare luoghi a rischio e affollati e ad
adottare strette misure igieniche».
«Si dimenticano le tragedie vere». Il punto, sostiene
Garattini, «è che si sta focalizzando l'attenzione solo sulla nuova
influenza, dimenticando le altre emergenze sanitarie in atto, a partire
dall'Aids». Al momento, ha concluso Garattini, «non siamo di fronte a
un reale pericolo e il numero di contagio da virus A/H1N1 nel mondo,
sebbene in crescita, resta comunque inferiore a quello relativo a una
normale influenza stagionale».
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