Alimentazione

Frumento e riso sfamano il mondo. E il mercato

Fonte: Valori (Rivista)


CATEGORIE: Alimentazione

frumento
Frumento e riso sono i cereali base nella dieta del Pianeta

Sono i cereali base nella dieta del Pianeta. Per mezzo secolo la loro produzione ha continuato a crescere coinvolgendo una pluralità di comparti: dall’alimentare alla farmaceutica, dalla finanza alla genetica.

Elementi base nel mercato alimentare. Alimenti base nella dieta di miliardi di persone. Lo dice la tradizione e lo dicono, soprattutto, i numeri della filiera globale. Nel periodo 2013/14, sostiene l’ultimo Food Outlook della Fao, la produzione globale di frumento ha raggiunto i 715 milioni di tonnellate con una crescita significativa rispetto al biennio 2012/13 (660 milioni circa). Nello stesso periodo, la produzione di riso ha sfiorato i 500 milioni di tonnellate, evidenziando un trend costante in relazione ai dati del biennio precedente e alle stime per il 2014/15.
In totale, insomma, si viaggia a quota 1,2 miliardi, in pratica quasi la metà dell’intera produzione globale di cereali (2 miliardi e mezzo di tonnellate), un rapporto già di per sé impressionante, ma che colpisce ancor di più osservando la “destinazione d’uso”.

Negli ultimi due anni, nota ancora la Fao, i cereali destinati all’alimentazione umana hanno superato di poco il miliardo di tonnellate (1.096 milioni). Di queste, 970 milioni sono state “coperte” dall’accoppiata riso-grano, il cui uso non alimentare resta, a differenza di ciò che accade per gli altri cereali (il cosiddetto comparto “course grain”), decisamente marginale. A conti fatti, insomma, quasi il 90% dell’alimentazione cerealicola di oltre 6 miliardi di esseri umani è tuttora basata su queste due fondamentali varietà.

CRESCITA E DIVERSIFICAZIONE
Il riso, da qualche tempo protagonista in Europa di una vera e propria bufera di mercato, non è stato esente dall’interesse di altri comparti, a cominciare da quello farmaceutico. «Il riso è stato utilizzato con successo per produrre sieroalbumina umana, vaccini, anticorpi, citochine e altre
proteine farmaceutiche», ricordava lo scorso anno l’International Journal of Molecular Sciences. Nel caso delle proteine, si leggeva, si contavano almeno 16 prodotti farmaceutici differenti. Anche il grano, a modo suo, ha attirato l’interesse della scienza medica, sebbene per motivi diversi. È il caso degli effetti delle selezione genetica del grano che hanno privilegiato le varietà a maggior contenuto di glutine.
Ne è derivata una migliore resa nella panificazione ma anche una diffusione delle intolleranze alimentari. Un problema al quale la stessa medicina, oggi, sta tentando di porre rimedio.

Tra il 1961 e il 2012, ricorda la Fao, la produzione di grano è cresciuta del 302%, quella del riso del 340% (vedi grafici 1 e 2). Un aumento che
segue un evidente fattore di domanda legato alla crescita della popolazione mondiale nel medesimo periodo e che, nel primo decennio del XXI secolo, si è accompagnato a un clamoroso aumento dei prezzi (oggi rientrato). Dal 2000 al 2011, complice lo sviluppo dei mercati finanziari, il prezzo medio delle materie prime alimentari (misurato dal Food Price Index della Fao) è cresciuto del 152%. Nello stesso periodo, quello dei cereali è aumentato del 181% (vedi grafico 3).




I SIGNORI DEI SEMI

Ad assumere un ruolo decisivo nel settore, però, non sono solo gli operatori finanziari. Ci sono i grandi trader delle materie prime, ovviamente, giganti come Glencor, Trafigura, Vitol e Gunvor, specializzati nel mercato delle commodities (alimentari e non). Ma ci sono anche, se non soprattutto, i “signori della genetica”, colossi delle sementi e non solo, veri e propri protagonisti degli ultimi decenni. Negli anni ’70, ricorda una recente inchiesta di Report citando dati Fao, esistevano circa 7.000 compagnie sementiere e nessuna superava l’1% del mercato mondiale. Oggi, rileva ETC Group, un’organizzazione internazionale che promuove la regolamentazione dell’ingegneria genetica, «appena sei multinazionali – Syngenta, Bayer, BASF, Dow, Monsanto e DuPont – controllano il 60% del mercato mondiale dei semi, il 76% del settore della chimica applicata all’agricoltura e il 100% del comparto delle sementi geneticamente modificate».

Un segmento, quest’ultimo, caratterizzato dal peso dei brevetti, da sempre fonte di enormi profitti. L’attività di queste ultime condiziona ovviamente il mercato dei cereali e riso e grano, va da sé, non fanno eccezione. Lo evidenzia, tra gli altri, il caso del KAMUT®, una varietà
di grano che è al tempo stesso un marchio registrato presso lo United States Patent and Trademark Office. Diverso il caso del Golden Rice,
una varietà di riso geneticamente modificata con l’inserimento di beta-carotene che funge da precursore di sintesi della pro-vitamina A.
L’idea, sviluppata da tempo dall’International Rice Research Institute (IRRI), un’organizzazione no-profit di base nelle Filippine, è quella di realizzare su vasta scala una varietà con maggiori proprietà nutrizionali.



«L’IRRI ha dichiarato di voler rinunciare a qualsiasi brevetto sul Golden Rice, il che impedirà alle grandi multinazionali del settore di entrare in un ipotetico business», spiega Stefano Bocchi, ordinario di Agronomia e coltivazioni erbacee presso l’Università degli Studi di Milano. «Ma il problema è che il Golden Rice non risolve la questione fondamentale della diversificazione della dieta. Nei Paesi poveri dell’Asia, per i quali il prodotto è stato pensato, i consumi di riso sono già enormi. L’arricchimento di quest’ultimo, insomma, rappresenterebbe soltanto un’innovazione di prodotto, non di sistema. Una soluzione di dubbia efficacia, che rischia tra l’altro di semplificare eccessivamente le colture in quelle aree geografiche»




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