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2020: fonti rinnovabili e meno consumi

Fonte: Valori (Rivista)


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energia pulita
Le fonti rinnovabili sono importanti, ma da sole non possono essere la soluzione

Le fonti rinnovabili sono importanti, ma da sole non possono essere la soluzione. Prima di tutto bisogna puntare sul risparmio energetico e su una generazione distribuita dell’energia sul territorio.

Pensare di risolvere i problemi, della produzione di elettricità investendo solo in fonti rinnovabili è un’utopia. È necessario, innanzitutto, ridurre i consumi, puntando sul potenziamento dell’efficienza energetica. Secondo, bisogna passare da una generazione elettrica concentrata in grandi impianti a piccoli impianti distribuiti sul territorio, con reti “magliate” e “intelligenti”, per consentire lo sviluppo della mini e micro cogenerazione.

Ogni anno, in Italia, si realizzano 2 mila MW di piccoli impianti di cogenerazione che spesso non riescono a “entrare in rete” per le “strozzature” del sistema di distribuzione attuale. Infine, ma solo alla fine, arrivano le fonti rinnovabili. Il loro potenziale è enorme, anche se alcune, come sole e vento, sono aleatorie, ancora “fuori mercato” e devono essere sovvenzionate.

Alla fine di giugno il ministero dello Sviluppo economico ha redatto e inviato a Bruxelles il Piano d’azione nazionale sulle rinnovabili (Pan): il documento su cui nel prossimo decennio si incardinerà la politica italiana di sviluppo delle rinnovabili e di promozione dell’efficienza energetica.

Per il 2020 prevede, considerando l’effetto della crisi economica, un consumo finale elettrico lordo (comprese le perdite dovute alla trasmissione di elettricità) di 380 mila GWh (supponendo ulteriori misure di efficienza pari a 24 mila GWh di minori consumi) e una produzione lorda di energia elettrica da fonti rinnovabili di 98.880 GWh, il 26% del consumo lordo.

Ma, con una strategia mirata, che coniughi la riduzione dei consumi finali elettrici con l’incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili, in dieci anni si potrebbero raggiungere risultati superiori: riducendo i consumi finali del 20%, come ci chiede l’Ue, l’incidenza delle fonti rinnovabili potrà arrivare al 35%.

Primo comandamento: consumare meno

Uno studio condotto dal Gruppo “eErg” del Politecnico di Milano ha stimato che il potenziale di risparmio energetico al 2020 (solo con misure economicamente convenienti, cioè che costino meno che produrre energia elettrica: 6 centesimi per kWh) è di 82.000 GWh (7 centrali nucleari da 1.600 MW), il 20% dei consumi attuali. Per realizzare questi interventi di risparmio energetico si spenderebbero, secondo lo studio, 5 miliardi di euro, ottenendo benefici economici per 65 miliardi, al netto degli investimenti, e la creazione di 63 mila posti di lavoro stabili.

Considerando le previsioni del ministero dello Sviluppo economico per il 2020 sul fabbisogno di energia elettrica richiesta in rete e sottraendo il possibile risparmio energetico calcolato dal Politecnico, la domanda di elettricità tra dieci anni scende a 330 mila GWh.

Secondo: produrre energia pulita

Riducendo la domanda, naturalmente salirebbe il contributo percentuale delle rinnovabili, che comunque potrebbe essere superiore a quello calcolato dal ministero. La produzione netta di energia elettrica da fonti rinnovabili nel 2020 si potrebbe attestare sui 116 mila GWh con un incremento di quasi il 70% rispetto al 2009 e con un’incidenza del 35% sul totale dell’energia elettrica immessa in rete tra dieci anni.

In accordo con gli studi effettuati dalla European Small Hydro Association (Esha) per l’Italia, si può prevedere una capacità aggiuntiva realizzabile di mini e micro idroelettrico nel 2020 pari a 2.500 MW con una producibilità netta in più rispetto ad oggi di 4.750 GWh.

L’eolico è già una tecnologia matura e concorrenziale. Prefiguriamo pertanto, sostanzialmente in linea con il Piano nazionale, una capacità massima realizzabile nel 2020 di 13 mila MW di cui mille MW off shore, ma con un maggiore utilizzo, che potrebbe portare la produzione netta totale intorno ai 26 mila GWh. Un recente accordo tra Enel e Regione Toscana prevede di superare i 1.000 MW di energia geotermica al 2020, con una produzione annua di 7.500 GWh. Il potenziale del fotovoltaico è molto elevato.

Sebbene il Governo non intenda incentivare più di 8 mila MW di potenza, al 2015 la tecnologia dovrebbe aver raggiunto la grid parity (la “parità di rete”: quando il costo della tecnologia fotovoltaica si abbassa al punto che l’energia prodotta ha lo stesso costo dell'energia immessa in rete), per cui riteniamo che una quota di 12 mila GWh, comprensivi di solare a concentrazione, sia assolutamente prevedibile e potrebbe anche essere superata.

Biomasse, biogas e biocombustibili hanno grandi potenziali, poco sfruttati. Gli allevamenti che disperdono i reflui sono ancora la maggioranza e le coltivazioni dedicate alla produzione di biocombustibili sono limitate.

Raggiungere una capacità installata di 7 mila MW, quattro volte l’attuale, è fattibile e la produzione di elettricità, comprensiva dell’incenerito negli impianti di smaltimento rifiuti, potrebbe situarsi sui 28.500 GWh. Escludendo l’incenerito non rinnovabile, la produzione di energia dovrebbe raggiungere 23.500 GWh.

Dalla teoria alla pratica

Ma per raggiungere al 2020 116 mila GWh di produzione elettrica da fonti rinnovabili serve una politica energetica organica: eliminare inefficienze burocratiche e autorizzative; potenziare la rete elettrica per superare le congestioni strutturali e realizzare “reti intelligenti”, magliate e non gerarchiche, per ottimizzare la produzione e immettere in rete fonti rinnovabili non programmabili; costruire un quadro organico di regole di riferimento che superi l’attuale proliferazione di provvedimenti scollegati, incoerenti o in completa contraddizione con gli obiettivi di sviluppo delle rinnovabili; realizzare piccoli e medi bacini idroelettrici dotati di sistemi di pompaggio per consentire l’accumulo di quantità apprezzabili di energia; riutilizzare a fini energetici le biomasse disponibili, ma classificate come rifiuti.



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