Omeopatia

I fondamenti dell'omeopatia classica - Intervista a Renzo Galassi

Fonte: Il Medico Omeopata


CATEGORIE: Omeopatia

I fondamenti dell'omeopatia classica - Intervista a Renzo Galassi
Tutti possiamo arrivare alla Scienza omeopatica e ai suoi fondamenti, ma pochi hanno il dono dal Padre Eterno di trasformare la loro scienza in Arte

Il 3 giugno 2013 in un salone del Swissotel di Quito (Ecuador), Il Dott Renzo Galassi è stato eletto Presidente Mondiale della LMHI (Liga Medicorum Homeopatica Internationalis), il maggiore e più prestigioso organismo rappresentativo degli omeopati di tutto il mondo. L'importante carica è per tutti noi ancora più significativa in quanto LMHI e FIAMO collaborano da sempre allo sviluppo ed alla diffusione della vera Medicina Omeopatica.

 

Conosco Renzo da sempre. Ci stimiamo e siamo amici. Abbiamo viaggiato più volte insieme, qua e là per il mondo, (in)seguendo l'Omeopatia. Abbiamo discusso animatamente e anche litigato, come è difficile non fare quando in gioco ci sono faccende alle quali tieni molto. Al fine di tutto ciò io provo un immenso piacere a festeggiare Renzo quale Presidente mondiale della LMHI, carica quanto mai meritata, risultato di un lavoro costante e determinato. E allora ho voluto a tutti i costi ospitare il Renzo-pensiero, insistendo anche un po', a dir la verità. Ho scelto una modalità diversa dall'intervista classica, che favorisse principalmente il racconto della sua vicenda umana e professionale. Bé, caro Renzo, congratulazioni, auguri ed un abbraccio senza baci, ma con due pacche sulle spalle, come avrebbe fatto Proceso Sanchez Ortega. (G.D.)

 

Sono nato a Macerata nel 1959 da una famiglia umile, mio padre imbianchino e mia madre casalinga. Un fratello maggiore di 6 anni molto capace a scuola che forse doveva studiare, per lui scelsero giurisprudenza, visto che era a Macerata, per me avrebbero visto in seguito, magari due braccia in più per pitturare muri sarebbero state utili. Mio padre a 47 anni fece il primo infarto, poi ripetuto a 51. La strada si fece in salita per me e l'ipotesi di proseguire gli studi sempre più impraticabile. Nel frattempo però mio fratello, da grande studioso che era, si laureò a 22 anni e in pochi mesi vinse il concorso per amministrativo ASL (oggi è il Direttore della sanità marchigiana). Lui mi sostenne dicendo che, se ci fosse stato bisogno, mi avrebbe aiutato a studiare, io invece feci la mia parte con dei lavoretti clandestini che mi aiutarono a pagare gli studi. Nel frattempo anche mia madre ammalò di ischemia coronarica ed io, che sin da bambino dicevo di voler fare il medico, decisi di dedicarmi alla cardiologia o meglio alla cardiochirurgia. Di certo fu una scelta dettata dalla salute, o meglio dalla malattia dei miei. Mio fratello mi aveva trovato anche dei contatti per andare a studiare a Boston. Fortunatamente entrai in crisi ed un giorno scoprii una verruca sotto il piede sinistro, dolente, e deciso a toglierla cominciai a chiedere, ma un mio caro amico mi disse che a Macerata c'era un medico siriano che curava con l'omeopatia. Dopo la risata sbeffeggiante iniziale, visto il timore di farla togliere con l'azoto liquido o con l'intervento, andai a parlare con questo collega, Ahmed El Beick (un bravo medico, scomparso prematuramente di recente). Lui mi disse, visto che studiavo a Roma, di andare a parlare con il più grande omeopata italiano, il prof. Antonio Negro. Ci pensai un po', ci andai, ed il Prof con il suo fare cordiale ma sbrigativo, mi prescrisse senza nessuna anamnesi, una Thuya MK. Comprai una copia dell'Organon e tornai nella topaia in cui vivevo, vicino alla stazione Termini. Una stanza da una signora che affittava camere a lavoratori pendolari, nessuna analogia con l'Hilton!

 

Presi la dose, mi lessi tutto l'Organon entro le due e mi addormentai. Alle tre e mezza fui svegliato da un prurito terrificante nella sede della verruca, avrei voluto tagliare il piede, tanto era molesto. Dopo un'ora mi riaddormentai e alle 8,00, quando ripresi conoscenza, mi guardai la pianta del piede e vidi che la verruca era venuta fuori ed aveva iniziato a sfrangiarsi. Fu così che pochi giorni dopo tornai a Piazza Navona (dove oggi c'è il Museo Negro) e mi iscrissi al corso di omeopatia, abbandonando l'idea degli USA, della cardiochirurgia e l'allopatia, perché di fatto, feci il corso di pari passo con l'università e diedi l'esame finale della Luimo gli stessi giorni dell'esame di abilitazione. Immediatamente aprii il mio studio omeopatico senza mai fare una guardia medica, senza mai percepire una lira dalla Medicina allopatica. Mi dissi: "Se questa Medicina è valida, ci devo vivere senza compromessi. Tanto povero già lo sono, di peggio non mi può capitare".

 

In realtà, con i pazienti ho sempre avuto una fortuna bestiale. Quando ancora studiavo da Negro, al primo o secondo anno di corso, i baristi del bar sottostante alla mia "suite", essendosi informati di questa mia scelta strana, mi chiedevano di tanto in tanto consigli per la loro salute ed ogni volta miglioravano, tanto che si diffuse presto la notizia di questo strano terapeuta che abitava di sopra, dalla Sora Tina.

 

In breve una folla di diseredati malconci chiedeva il mio aiuto ed il barista, magnanimo, mi mise a disposizione il retrobottega del bar, uno stanzino buio, dove preparava panini e tramezzini per gli avventori. Visitavo in piedi, non c'era spazio per le sedie, ma in breve il giro si allargò. Io dicevo a tutti che non potevo visitarli, non ero ancora medico, loro se ne fregavano perché risolvevo problemi che fino ad allora nessuno era riuscito a migliorare. Alla fine una brava donna mise a disposizione la sala da pranzo di casa sua, con tanto di sedie e tavolo, per i colloqui omeopatici. Arrivavano decine di persone, in genere massaie o anziane, che aspettavano nel corridoio il loro turno. La prima donna che mi diede fama fu una ottantenne soprannominata Menneca, diminutivo di Domenica, con una orecchia "tappata" da 30 anni e praticamente sorda: era del catarro tubarico mai riassorbito dopo un forte raffreddore. Aveva girato l'Italia senza migliorare. Con la mia scarsa conoscenza della Materia Medica di allora, le prescrissi una dose di Calcarea XMK. In 10 giorni riacquistò l'udito e visto che aveva un'ottima lingua, diffuse tanto la notizia che non riuscivo più a nascondermi. Tutti volevano essere visitati nel suo quartiere. Mi venivano a prendere con l'auto, mi accompagnavano in questo quartiere fuori Roma, Lunghezza, e mi facevano visitare tutte le persone "prenotate". Ricordo che volontariamente mi regalavano "qualcosa", io non chiedevo nulla e un pomeriggio la loro "colletta" fu pari all'affitto mensile della mia "suite" dietro la stazione Termini!

 

Durante il corso con Negro e la Alma Rodriguez ci fu il grande dono di conoscere i più grandi omeopati dell'epoca, Paschero ed Ortega, che due volte l'anno venivano a tenere seminari presso la Luimo. Me ne innamorai, Paschero per la sua grande carica di umanità, Ortega per la sua metodicità nell'illustrare tutto lo scibile omeopatico: decisi che lui doveva essere il mio Maestro. Desideravo andare in Messico per stare con lui, ma avevo a malapena i soldi per mangiare e mio padre percepiva 550.000 lire di pensione, ormai non poteva più lavorare. Un giorno venne da me un tipo strano in studio, per parlare di Omeopatia e della difficoltà di accesso a tutti, specie ai meno abbienti. Io risposi che ero uno di loro ma che senza difficoltà, se ne avesse avuti li avrebbe potuti mandare da me, non li avrei fatti pagare. Io credo che un po' per sfida me ne mandò un paio e io mantenni la promessa. Lui tornò da me e disse di essere rimasto colpito dalla mia generosità, nonostante le mie difficoltà economiche. Mi chiese cosa avesse potuto fare per me, visto che lui, invece, era molto abbiente. Dissi nulla, l'ho fatto per amore dell'Omeopatia e per spirito cristiano. Parlando poi di altre cose, scoprì che desideravo andare da Ortega. Pochi giorni dopo trovai nella cassetta della posta un voucher per un biglietto aereo per Città del Messico. Così iniziò il mio peregrinare avanti ed indietro con il Messico, dal 1989 al 2005, ogni estate, ogni volta che andavo in ferie.

 

Ortega per pietà o per simpatia, mi trattò sempre in modo particolare e più andavo, più riuscivo a stare con lui. Dopo un po' il suo studio privato era per me accessibile e riuscii a vedere tanto, riuscii ad entrare nella realtà di un uomo che usava l'Omeopatia come i classici dei secoli precedenti, senza fronzoli, senza tante teorie, curava e basta! Questo, anche se sono abbastanza duro di testa, mi consentì di trasformarmi in un omeopata accettabile e i pazienti aumentarono, così come i successi terapeutici. Dopo 3-4 anni di pratica, di studio ininterrotto dei classici, il mio lavoro andava già a gonfie vele, visite tutti i giorni e tante, tante soddisfazioni. Da allora ho sempre lavorato a pieno ritmo, senza mai risparmiarmi, anche 10-12 ore al giorno, e sempre ho tolto il tempo al sonno per studiare nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino.

 

In Messico imparai ad apprezzare la Liga, il Maestro Ortega la teneva in grande considerazione e grazie alle sue parole decisi di partecipare ai congressi mondiali. Iniziai nel 1990 a Barcellona e da allora ogni anno in giro per il mondo per questi eventi veramente interessanti.

 

Ho visto e conosciuto i più importanti Maestri del secolo scorso e con qualcuno ho avuto contatti più stretti. Ho sentito storie e aneddoti dei loro Maestri e quindi ho abbracciato un secolo di storie, di esperienze cliniche, insomma tutto il materiale che può affascinare un patito della storia omeopatica quale io sono. Da sempre mi affascina la storia omeopatica del periodo d'oro negli Stati Uniti, diciamo nella epoca pre-Kent, secondo me il periodo migliore della parabola omeopatica e da tempo condivido idee, esperienze e ricerche con Andrè Saine, con cui coincidiamo sulle valutazione rispetto a quel tesoro di esperienze cliniche. Un giorno Pietro Federico e Carlo Cenerelli, che dopo l'epoca Antonio Negro erano diventati i responsabili dalla Liga per l'Italia, mi dissero che era tempo di cambiare il Vicepresidente per l'Italia e che, vista la mia assidua frequentazione congressuale, avevano pensato a me. Eravamo a Sibiu, in Romania 2001. L'anno dopo a Mosca 2002, feci il mio esordio nel meeting dell'International Council. 3 anni di mandato, poi rinnovato per altri 3 anni. Una sera di dicembre 2006 ricevetti una mail da Ulrich Fischer, allora vicepresidente e prossimo presidente mondiale che, cercando di preparare il suo team, mi chiese di candidarmi alla Segreteria Generale. Mi disse che da lì sarei potuto salire alla presidenza e che ormai era tempo che un italiano occupasse quel posto. Penai non poco nei giorni successivi ad accettare l'idea, mi sembrava tutto più grande di me. Di certo l'aspetto dello studio o il lavoro clinico non mi spaventano minimamente, ma la politica in primo piano non era, e non è, il mio cavallo di battaglia. Chiesi consigli e tutti mi dissero che se non per me lo avrei dovuto fare per l'Italia. Uno con la mia storia, se viene stimolato nel senso del dovere di certo non si tira indietro. Accettai.

 

Arriviamo al 3 giugno 2013, in un salone del Swissotel di Quito, Ecuador, avevo preparato un bel discorsetto per l'elezione. Quando mi sono trovato sul palco, ho guardato il foglio, ho guardato i delegati nazionali, non ce l'ho fatta, l'ho richiuso e ho parlato a braccio, dal cuore, dicendo in sintesi che non avrei fatto miracoli, ma avrei donato 3 anni della mia vita per rafforzare la Liga, per aiutare i paesi più deboli e per mettere un po' di ordine nella Torre di Babele che abbiamo al nostro interno. Mi hanno votato tutti, un solo astenuto, io.

 

Sappiamo tutti che la LMHI è una importante organizzazione internazionale, ma in realtà pochi conoscono realmente la storia di questa organizzazione e cosa realmente rappresenta.

La Liga "nasce già" come idea ai tempi di Carrol Dunham. I Congressi omeopatici si sono tenuti dal 1829, ma la natura internazionale di questi congressi era ancora qualcosa di lontano. Nel 1844 venne fondato l'American Institute of Homeopathy. La diciannovesima sessione della American Institute of Homeopathy si tenne a Pittsburgh, in Pennsylvania, il 6 e 7 giugno 1866 ed in quell'occasione si decise di invitare i medici omeopatici europei a formare, in ogni rispettivo paese, un istituto nazionale simile all'American Institute, per favorire le comunicazioni e gli scambi di ricerche e pubblicazioni così come di risultati clinici. La risoluzione per l'organizzazione della prima Convention Omeopatica mondiale fu approvata dall'AIH nel 1874. Il Dr. Carroll Dunham fu eletto Presidente del progetto per il Congresso e lui lavorò molto duramente nei due anni successivi per realizzare questo straordinario evento che effettivamente si tenne nel 1876.

 

Durante la convention si decise di organizzare questi Congressi Internazionali ogni cinque anni ed effettivamente questo avvenne, si tennero otto Congressi fino al 1911. Alla prima convention ci furono 788 medici registrati con rappresentanti di 30 stati americani, così come dall'Ontario, (Canada); Brighton, Liverpool e Northampton (Inghilterra), Chemnitz e Lipsia (Sassonia), Montevideo (Uruguay), Brasile, India etc.

Dal 1876 al 1911 si ebbero molte proposte per fondare un'organizzazione pan-Omeopatica.

 

L'idea era di creare un Comitato inter-congressuale per collegare gli interessi fondamentali dell'Omeopatia nel mondo. Tale comitato ristretto, nominato dal Congresso, avrebbe dovuto occuparsi di portare ogni possibile aiuto pratico del Mondo Omeopatico a quei paesi in cui l'Omeopatia veniva contrastata e messa al bando. La riunione annuale di tale Comitato intercongressuale avrebbe colmato una grande lacuna nella organizzazione pan-Omeopatica.

 

Tale Comitato intercongressuale doveva creare una rete di solidarietà fra tutti i paesi del mondo Omeopatico, creando un collegamento continuo e permanente fra le nazioni negli anni tra un congresso e l'altro. Perciò l'idea di un Comitato Omeopatico Internazionale nacque con "l'obiettivo di tutelare l'interesse del progresso dell'Omeopatia e di dare consulenza nei confronti della politica". In seguito, in una riunione speciale tenutasi a Londra nel settembre del 1914, si decise che il "International Homoeopathic Council," era una realtà ben organizzata e che doveva incontrarsi annualmente per custodire e rappresentare gli interessi internazionali omeopatici e convocare un Congresso al opportuno. Il Comitato, tuttavia, nel corso della riunione di Rotterdam, nel 1925, decise che era giunto il momento di formare una organizzazione con una portata più ampia e con maggiori poteri del Comitato stesso. Nacque così la Liga Medicorum Homoeopathica Internationalis, registrata a Rotterdam il 10 Settembre 1925. Il 1° congresso della nuova Liga si tenne a Parigi nel 1926 ed il secondo l'anno seguente a Londra. Durante questo Congresso si propose che "ogni questione od interesse futuro del mondo Omeopatico fosse interamente nelle mani della Liga". L'obiettivo della Liga sarebbe stato quello di unificare sotto una unica entità tutte le istituzioni omeopatiche del mondo. Ogni medico omeopatico avrebbe dovuto appartenere alla istituzione nazionale affiliata alla Liga.

 

Oggi gli obiettivi principali della Liga sono sempre simili: in primis creare un link tra i colleghi e le associazioni di tutto il mondo, e questo lo si ottiene con il continuo lavoro via internet, con il nostro nuovo website e, ovviamente, con il congresso annuale che cerca di toccare i vari continenti per avvicinarci un po' a tutti. Non dimentichiamo che quest'anno a Quito si è votato anche per Italia 2019! L'altro scopo è quello dello sviluppo e della salvaguardia dell'Omeopatia in tutto il mondo. Questo si cerca di farlo con l'aiuto delle varie segreterie e dei Working groups, che ho creato a Los Angeles 2010 quando ero vicepresidente, con programmi di lavoro in ogni campo di attività della Liga, aiutando magari paesi in difficoltà con le legislazioni locali, fornendo materiale di ricerca, documentazione etc.

 

Questo che ci hai appena fatto conoscere fa capire quanto sia importante la carica che hai assunto. Vorrei che ci parlassi dello stato dell'arte dell'Omeopatia nel mondo e del tuo programma.

La situazione è straordinariamente variegata. Passiamo da situazioni idilliache come l'India, l'Ecuador, dove curarsi omeopaticamente è quanto di più istituzionale ci possa essere, a situazioni di vera e propria clandestinità, con difficoltà a essere ancora chiamati Medici se si aderisce alla filosofia di Hahnemann, come in Croazia, in Slovenia, in Polonia. Fortunatamente ancora "teniamo" nella maggioranza dei paesi, ma la lotta è subdola e se l'Omeopatia non viene attaccata frontalmente, c'è il lavorio sottobanco, cercando di ridurre i nostri farmaci, etc. Il mio programma di lavoro è ancora in progettazione. Come primo atto dopo l'elezione ho incontrato uno per uno tutti i vicepresidenti nazionali presenti, per capire cosa si pensa e cosa si desidera in periferia Il feedback è stato buono e ora sto cercando di amalgamare le varie richieste per creare un programma universalmente accettato. Nel mio "intimo" c'è senz'altro il proposito di riportare la Liga al ruolo di referente culturale dell'Omeopatia mondiale. Cercherò di migliorare le nostre pubblicazioni, arricchendole di clinica, di ricerca etc., lavoreremo sul sito cercando di creare una piattaforma per scambi culturali e con l'aiuto dei giovani che stanno aderendo con entusiasmo al Working Group in PR, cercheremo di creare uno spazio didattico e di incontro per discutere tematiche di loro interesse, con l'aiuto di esperti scelti fra i membri più anziani.

 

Un altro obbiettivo è quello di contrastare in qualche modo gli attacchi degli SKEPTICS. Ho chiesto alla segreteria per le Pubbliche Relazioni e quella per la Research di elaborare un documento comune con tanto di documentazione scientifica per tacitare le affermazioni relative alla inconsistenza scientifica della nostra Medicina. Il documento potrebbe servire a tutti, ma soprattutto a quei paesi non troppo organizzati e più poveri dove difficilmente si riesce a dare una risposta adeguata ai tentativi di affossare il nostro metodo terapeutico. Altra priorità è nel settore dei PROVINGS. Stiamo cercando di trovare un accordo fra il nostro coordinatore Ashley Ross, il responsabile ECH Janseen e il referente del gruppo statunitense Todd Hoover per disegnare congiuntamente le linee guida dei Provings. Speriamo di trovare un accordo, lo scoglio principale è il rifiuto da parte dell'ECH del gruppo placebo fra gli sperimentatori, vedremo. Dopo di questo, uno dei miei sogni è quello di iniziare a reperire gruppi di volontari in distinte parti del mondo per effettuare dei provings multicentrici e regalare alla comunità dei nuovi rimedi.

 

Suppongo ti sia dotato di uno staff di validi collaboratori.

Devo dire di aver lavorato su due binari: uno la capacità e l'efficienza delle persone, l'altro, la distribuzione nei vari continenti affinchè la Liga si presentasse veramente come una associazione mondiale. Avevo gente che usciva perché non più rieleggibile dopo due mandati svolti, come Michel Van Wassenhoven alla Ricerca, che mi creava non poche difficoltà, ma fortunatamente è arrivato Rajkumar Manchanda, attuale direttore del CCRH, il comitato centrale per la Ricerca in Omeopatia del governo Indiano, un istituto Ministeriale molto importante e di grande attività. Dai primi passi devo dire che si muove benissimo, penso che arricchirà molto la ricerca della Liga. Ai Provings sono riuscito ad avere Ashley Ross, professore all'Università di Durban, South Africa, il primo africano nel comitato esecutivo della Liga, un grande esperto, una cara e brava persona.

 

All'Education ho voluto un sudamericano, Gustavo Cataldi, Argentina. Alla odontoiatria Gloria Andrè Feighelstein, Brasile, alla Farmacia Amarilys de Toledo Cesar, Brasile, alla newsletter abbiamo il Californiano Richard Hiltner e alle Pubbliche Relazioni l'inglese Sara Eames, presidente della Faculty di Londra. Agli Archivi il Prof Martin Dinges, responsabile del settore Omeopatia della Fondazione Bosch di Stoccarda, dove abbiamo tutti i tesori di Hahnemann, Boenninghausen e dell'Omeopatia in genere, fra cui gli Archivi della Liga stessa.

 

Nel gruppo ristretto degli Officers, oltre a me, c'è Josè Matuk Kanan, Messico, come Past President, confermato Tesoriere il Belga Yves Faignaert, due new entry le ho scelte io come miei stretti collaboratori e cioè Jelka Milic, da Spalato, Croazia, che conobbi quando mi invitò a tenere un seminario a Zagabria. Apprezzai le sue capacità organizzative e la dedizione all'Omeopatia in un paese in cui essere Omeopati significa essere fuorilegge. Lei sarà la Segretaria Generale. Alla vicepresidenza si era invece creato un vuoto. Il logico candidato doveva essere Thomas Peinbauer, che nel frattempo era stato eletto presidente dell'ECH e quindi ho dovuto pensare non poco ad una persona che potesse essere attiva, rappresentativa e rapida nell'apprendere i meccanismi della Liga, visto che normalmente dopo tre anni il vicepresidente viene eletto presidente. Fortunatamente negli ultimi anni avevo stretto rapporti di amicizia e di reciproco rispetto con l'Indiano Alok Pareek, che mi è sembrato la persona giusta al momento giusto. Speriamo bene! Come vedi la squadra c'è, ora bisogna oliare gli ingranaggi per far funzionare tutto al meglio.

 

A volte si ha la sensazione, o perlomeno ce l'ha il sottoscritto, che il mondo omeopatico non ce la faccia a diventare adulto, rimanga cioè confinato in una condizione di enorme potenzialità che solo a volte riesce ad esprimersi, per poi perdersi in mille rivoli o mescolarsi a filosofie o addirittura ideologie che gli tarpano le ali. Sei d'accordo su questa mia affermazione e, a lato del tuo ruolo di Presidente, quali sono le tue idee riguardo il mondo omeopatico mondiale e italiano. Cosa auspicheresti e quali possibilità e pericoli intravedi.

Mah, caro Gustavo, tu mi conosci e sai che da sempre lavoro sul campo cercando di mantenere un profilo basso. Non sono nessuno per esprimere giudizi sulla nostra Medicina o meglio su come la nostra Medicina viene trattata. Io amo studiare molto, in genere mi sveglio molto presto per dedicare almeno una ora e mezza o due allo studio prima di visitare la ventina di pazienti che mi aspettano ogni giorno. Fra le centinaia di volumi che ho, studio quelli che risalgono all'epoca d'oro dell'Omeopatia, quasi sempre dell'epoca pre-kentiana, come ho già detto prima. Già Kent mi molesta un po' come autore perché, nonostante delle innovazioni epocali che ha apportato, ha anche fatto delle furberie per "vendersi" in un periodo della sua vita, e questo costituisce una macchia nella sua storia personale. Dai rapporti epistolari con il canadese Andrè Saine, emerge come molte storie di deviazioni dal percorso lasciato da Hahnemann si siano già vissute, con risultati disastrosi, duecento anni fa. Oggi la storia è simile, anche se aumentata in maniera esponenziale, visto che i mezzi di comunicazione sono molto più potenti e la Sycosis più dominante. Si parte dal falso presupposto che ciò che hanno fatto Hahnemann e i pionieri dell'Omeopatia, che hanno reso immortale ed incrollabile la nostra Medicina, non siano più attuali né validi e si cercano altre strade che di omeopatico a volte hanno solo la dinamo-diluizione dei farmaci, per arrivare a conclusioni difficili da capire anche per chi da 30 anni studia quotidianamente l'Omeopatia. Mi rattrista pensare cosa possano capire o apprendere gli studenti ai primi anni di pratica. Risultato? Una crisi lavorativa, pochi pazienti, dicono per la crisi e un abbandono presto o tardi della pratica omeopatica da parte dei medici. L'Omeopatia ha principi fissi, il Similia Similibus Curentur, la Vis Medicatrix Naturae, l'Individualità Morbosa, l'individualità Terapeutica, la Sperimentazione Pura sull'uomo sano, il Rimedio Unico, la Dose Minima, la Dottrina dei Miasmi. Se in ogni prescrizione ad un paziente non teniamo presenti tutti questi principi, lasciataci da Hahnemann ripeto non da me o da te, ma da Hahnemann, stiamo praticando qualcos'altro che può anche dare risultati ed essere efficace, ma che non è omeopatico.

 

Ora tu parli di filosofie o ideologie che tarpano le ali alla nostra Medicina, io direi piuttosto che le scelte educative sono dettate su scala mondiale non da noi medici, ma da gruppi commerciali che decidono cosa convenga "spingere" in quel momento storico e in quali aree del mondo. Nella mia visione di semplice uomo di campagna ho notato che nel corso degli anni i "padroni" della Omeopatia sono cambiati. Fino al 1988-89 a dominare la scena erano i colossi della farmacia omeopatica, che dicevano ai più come e cosa prescrivere ai pazienti. E come sempre, l'Omeopatia si preservò in paesi poveri in cui l'interesse dei colossi era limitato, lasciando quindi che scuole di Omeopatia hahnemanniana conservassero il pensiero del Maestro per i posteri. Poi sono subentrati altri attori con l'era informatica, altri colossi e mi riferisco ai produttori di software e a certe case editrici. Loro hanno deciso cosa fosse importante insegnare e divulgare in giro per il mondo in base alle loro esigenze editoriali. E così sono nati tantissimi nuovi approcci alla materia omeopatica, stravolgendo completamente l'approccio al paziente e allo studio del medicamento omeopatico. È così che scopriamo che Hahnemann è vecchio, che i miracoli fatti dalla nostra Medicina non sono importanti e che oltre che il corpo e la mente dei pazienti si può arrivare a curare "l'anima" etc. Questo vale in tutto il mondo e spero di vivere abbastanza per vedere se tutte queste nuove "metodiche" corrispondono ad un reale avanzamento della nostra Medicina o a delle "meteore" che percorrono la loro parabola fino ad essere dimenticate. Di certo ci sono fior di pensatori impegnati in questo lavoro di "innovazione" e sentendoli parlare a volte mi sento un ignorante, ma quando poi si scende sul piano clinico ho l'impressione che fra le varie teorie e la pratica di tutti i giorni ci sia un bel divario; comunque vedremo, il tempo dicono sia il miglior giudice. La mia impressione però è che gli unici paesi in cui non c'è crisi lavorativa e di pazienti siano quelli dove si seguono i dettami degli antichi Maestri, o meglio dove si applica l'Omeopatia come un sistema medico pragmatico, come ai tempi degli avi del nostro Pindaro Mattoli, o del nonno di Carlo Cenerelli ad Osimo a due passi da casa mia. Generalmente sono paesi poveri dove i medici si comprano 7-8 libri fra cui il più moderno è il repertorio di Kent! Ci sono troppi corsi, troppi seminari, troppe persone che vogliono vivere di didattica quasi senza visitare pazienti. Si è visto già in passato, si vede oggi in maniera più esasperata e temo si vedrà in futuro.

 

Pensa che a Delhi mi avvicinò una bella donna, sui 35 anni, parlava italiano, era italiana e vedendo che ero il vicepresidente della Liga mi parlò della sua attività. Era una insegnante di Omeopatia, non medico, non ricordo in cosa fosse laureata, ma faceva parte di una società che impartiva corsi in giro per il mondo, insegnando ai medici cosa dovessero prescrivere, come e con quali modalità. Di fatto non aveva mai visto un paziente! Siamo ridotti così, caro Gustavo! Io sono per le scuole piccole, dei laboratori artigianali, dove con amore per l'Omeopatia il più anziano insegna la sua arte ai più giovani. Senza interessi, senza scopi, senza tanti fronzoli. La nostra medicina è un'Arte, non un prodotto di consumo, oggi li chiamano "Moduli". Quando ogni bravo omeopata anziano avrà creato 5-6-10 colleghi più giovani, avrà realizzato la sua opera di apostolato Hahnemanniano e questo sarà più che sufficiente. Le platee di centinaia di discenti, i seminari stellari servono solo agli organizzatori e ai relatori. Il momento di confronto dovrebbe essere uno o due congressi annuali in cui i pensatori portano le loro esperienze e basta. Lì ci si conosce, se si è interessati a quel lavoro, si parte si va a vedere come lavora quel collega e si torna a visitare pazienti e ad insegnare, se si ha la capacità e la vocazione, a quei giovani che chiedono di stare a "bottega". Questa è la mia "utopia didattica", ma il mondo attuale va per altri lidi, altro che artigiani!

 

Il problema che ha creato Hahnemann è stato quello di regalarci una Medicina con dei farmaci che anche se prescritti con i piedi danno un qualche movimento o cambiamento sintomatico nei pazienti. E siccome la doxa non l'ho inventata io, ognuno è libero di interpretare questo movimento sintomatico come miglioramento, come risultato esaltante della propria prescrizione e scriverci su una nuova teoria Omeopatica! Pensa, invece, cosa capita nel senso opposto. Quando ero in Messico a studiare con Ortega, lo sentivo ripetere a certi suoi allievi che se non volevano perdere pazienti ma guarirli sempre, o apprendevano il metodo miasmatico o dovevano conoscere la materia Medica come Abendano. Puoi immaginare, da curioso esasperato in tema di Omeopatia quale sono, quanto mi sia dato da fare per sapere di più di questo Abendano. Ad oggi è un vecchio di 85-90 anni che vive da sempre in un quartiere malfamato di Città del Messico, un posto dove vivono bande di malavitosi, e lui vive con 2-3 cani in una casa che è anche il suo studio. Al mattino lungo la via c'è una fila di decine di persone perché lui cura tutto. Sembra che abbia risultati strabilianti in ogni patologia, più o meno come facevano Hering e Lippe nelle vie di Philadelphia. I capibanda non ti lasciano avvicinare a lui perché cura loro e le loro famiglie, quindi è una specie di "bene" prezioso per loro. Lui non vuole allievi, né visite di colleghi, quando chiedi di andare a parlare con lui per apprendere qualcosa, lui ti grida al telefono: "Non c'è bisogno che c'incontriamo, io non ho nulla da insegnare, è tutto scritto. Comprate i classici di Omeopatia, lì trovate tutto. Con i libri dei classici si può curare tutto, studiate!".

 

Come vedi quest'uomo, sicuramente eccessivo nelle sue posizioni, dimostra però che l'Omeopatia, fatta alla maniera ottocentesca, è attuale ed in grado di curare le peggiori disgrazie in pazienti che vivono immersi nella città, forse più inquinata del mondo. Lui non ha tante filosofie, ma mi raccontarono di un paziente molto malato, una grave patologia cronica che nessuno riusciva ad attenuare, lui lo ascoltò e in pochi minuti giunse alla conclusione che aveva bisogno di Magnesia Muriatica 1000 ch. In breve era sano come un bambino. Sono pochi i medici che hanno la sintesi clinica, quella particolare dote che senza tante speculazioni ti fa percepire in primis cosa sia rilevante nella sintomatologia del paziente e poi cosa sia necessario prescrivere per mettere in moto la Vis Medicatrix Naturae che lo farà guarire. Per questo il Maestro Hahnemann sosteneva che l'Omeopatia è un'arte! Tutti possiamo arrivare alla Scienza omeopatica, basta avere un po' di sale in zucca e la disposizione, la forza di volontà per studiare e ci si arriva, ma pochi hanno il dono dal Padre Eterno di trasformare la loro scienza in Arte. Questa sì che è una dimensione superiore.

 

Ce la fai a conciliare il tuo principale compito - che è quello di curare i pazienti – con tutto ciò!?

Beh, il lavoro della Liga, che ormai mi impegna ogni dopo cena con lavoro di mail etc, è una attività di puro volontariato. Anzi, considerando le difficoltà economiche che la Liga attraversa, ci rimetto denaro di tasca mia. Quindi è necessario che io lavori sempre e molto. Inoltre non potrei non lavorare, perché il mio sogno è stato sempre quello di fare il medico e quindi i Pazienti prima di tutto. Forse gradirei lavorare un po' meno, ma ancora non ci riesco, sono troppo ingolfato con le visite. La Liga è ancora un hobby, o per lo meno la voglio vedere così, anche se richiede un lavoro molto professionale. La cosa che più mi spaventa sono i viaggi, si perde molto tempo per spostarsi e per me è difficile trovare giorni da dedicare ai viaggi. Spesso dico di no a inviti in vari paesi e vado solo quando è inevitabile. I miei pazienti non mi danno molta libertà in questo senso, visto che le mie liste d'attesa vanno, dipendendo dal periodo dell'anno, dai 3 ai 6 mesi. Con queste condizioni non è possibile concedersi 4-5 giorni per presenziare ad un congresso. Di recente i giovani ed entusiasti colleghi turchi, che avevo conosciuto nel 2012 per l'International Hahnemann Day ad Izmir ed ai quali avevo tenuto due giorni di lezione, mi avevano chiesto un secondo incontro, ma ho dovuto dire di no, il lavoro clinico non me lo consente, ripeto, i pazienti prima di tutto!

 

Bene, credo di averti annoiato troppo con le mie parole, ti saluto affettuosamente ed ancora più affettuosamente i tuoi lettori. Complimenti per la tenacia di tenere in piedi la Rivista per così tanti anni e a così alti livelli. Non saresti male all'interno della Liga, hai da fare nei prossimi tre anni?



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Definizione, spiegazione e casistica clinica

Proceso Ortega, Renzo Galassi

La difficoltà maggiore deriva dalla comprensione del significato dei sintomi mentali presenti nella rubrica ‘Mind’ dei nostri Repertori. Talora, l'omeopata rinuncia a valutare il mentale del paziente per la difficoltà di comprenderlo, quando invece è lo stesso Hahnemann a raccomandarne lo studio come l'elemento più… Continua »
Pagine: 334, Tipologia: Libro cartaceo, Editore: Salus Infirmorum
20,90 € 38,00 € (-45%)
 




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