Recensioni
22/02/2011
La floriterapia con i fiori australiani
I fiori australiani e la connessione endocrino-chakrale (dal capitolo 4)
Sarò
con voi tutti i giorni della vostra vita, mentre la vostra preziosa
anima sboccia in uno splendido fiore di saggezza, di compassione e di
amore per abbracciare tutta la Vita. (Ramtha)
La
ricerca di Ian White ha come risultato il repertorio floriterapico noto
con la denominazione di Australian Bush Flower Essences, totalmente
ricavato da fiori del bushland nord-australiano, con il quale è
possibile accompagnare vari aspetti della vita umana nella complessità
data dalla modernità.
Questa qualità lo rende prezioso in relazione
alle tematiche di autorealizzazione, ai processi di integrazione, alle
crisi nel rapporto genitori-figli, alla nuova spiritualità, e così via.
Per un numero crescente di studiosi e terapeuti si tratta di un supporto
floriterapico davvero insostituibile, anche per la rapida efficacia.
In
particolare, ciò che emerge dalla sperimentazione è un raro aspetto di
forte connessione alla fisicità. Molti di coloro che utilizzano
regolarmente essenze floreali dichiarano di «percepire» in maniera
tangibile a livello cellulare gli effetti vibratori dei fiori del bush.
[…]
Oggi siamo in grado di accettare come dato scientifico che il
corpo fisico sia circondato e penetrato da una pluralità di campi di
energia con diversi livelli frequenziali, cosicché la vecchia concezione
cartesiana appare superata dalla nuova visione «energetica», grazie
alla quale si può parlare di struttura multidimensionale dell’essere
umano.
Applicando tali conoscenze agli ambiti della floriterapia, si
può stabilire un approccio energetico-spirituale. Ciò è maggiormente
interessante nella floriterapia australiana se si considera che nella
ricerca di White assume un ruolo centrale la conoscenza yogica, dalla
quale proviene il concetto di relazione neuro-endocrina con i chakra.
E
alla luce delle teorie contemporanee che attengono alla quantistica
applicata si è in grado di riconoscere un valore al nesso tra il corpo
sottile, il cosiddetto corpo eterico, in cui circola l’energia cosmica
intesa normalmente come energia vitale, e il corpo fisico vero e
proprio. Il fluire energetico corretto condiziona in maniera
significativa il benessere non solo fisico dell’essere umano e apre ai
mondi superiori, armonizzando di continuo il cielo con la terra, ossia
le grandi forze che interpretano l’universale danza del Tao.
L’Energia
cosmica scorre costantemente e il suo flusso ininterrotto interessa
ogni essere vivente. Nel corpo umano nutre tutte le cellule tramite una
struttura a rete complessa e ben ramificata, all’interno della quale
esistono dei plessi più importanti che fungono da raccoglitori e
distributori energetici: i cosiddetti chakra. Secondo l’etimo originale,
il termine chakra è traducibile dal sanscrito come ruota, per l’aspetto
di vorticoso andamento ruotante dell’energia ivi convogliata.
I
chakra principali e più noti sono sette e operano allo scopo di regolare
il flusso di energia vitale distribuendola al corpo fisico tramite
particolari interruttori, le ghiandole endocrine e i relativi agganci
neuronali.
La corretta regolazione avviene a livello ipotalamico e
dipende da molti fattori: ad esempio, lo stato di salute dell’individuo,
il grado di consapevolezza raggiunta, i percorsi di vita,
l’elaborazione delle proprie esperienze, la quantità di traumi
sopportati ecc.
In questo studio dedicato alla floriterapia
australiana, in particolare, verrà dato rilievo alla ormai nota e
sperimentata capacità di comunicazione fra alcune essenze floreali e la
sequenza dei sette chakra principali (a loro volta collegati alle
ghiandole endocrine).
Essenze floreali e chakra
Nella floriterapia australiana si incontrano le seguenti essenze floreali, distribuite secondo i sette chakra:
• per il primo chakra, l’essenza floreale riguardante le surrenali è Macrocarpa;
•
per il secondo chakra, le essenze significative per le ghiandole
endocrine gonadi sono rispettivamente: per i maschi Flannel Flower, e
per le femmine She Oak;
• per il terzo chakra, l’essenza floreale correlata alla componente endocrina del pancreas è Peach Flowered Tea-Tree;
• per il quarto chakra, l’essenza floreale più importante per la ghiandola timo è Illawarra Flame Tree;
•
per il quinto chakra, le essenze floreali connesse alle ghiandole
tiroidee e alle paratiroidi sono rispettivamente Old Man Banksia e
Hibbertia;
• per il sesto chakra, le essenze floreali in grado di
equilibrare dal punto di vista vibrazionale l’ipofisi sono Bush Fuchsia e
Yellow Cowslip Orchid;
• per il settimo chakra, l’essenza floreale
più interessante per l’epifisi e in grado di influire sulle attività
ipotalamiche è Bush Iris (combinata con Sunshine Wattle).
Si
tenga presente che tali essenze possono essere utilizzate da sole oppure
in particolari sinergie che, combinando diverse qualità vibrazionali,
conseguono lo scopo di bilanciare in maniera molto dolce l’asse
endocrino, agendo anche su un’unica ghiandola del sistema.
Ad
esempio, è noto che una tematica di natura surrenalica può incidere
sulle attività ovariche, come talora accade a donne sovraccariche di
impegni per la carriera o per la famiglia alle quali in condizioni di
forte stress prolungato si blocca il ciclo mestruale. Si è sperimentato
che in casi del genere un recupero energetico attraverso l’azione
sottile di Macrocarpa può influire sulla rinnovata vitalità ormonale a
favore delle ovaie e dell’umore.
I fiori australiani e il «grounding» (dal capitolo 5)
Ciò che per il bruco è la fine del mondo, per il resto del mondo è una farfalla. (Lao Tzu)
Iniziamo
il percorso floriterapico con le essenze australiane dall’area
esperienziale primaria, nella quale si celebra l’ingresso nel mondo
fisico. Qui si attua la connessione dell’individuo con un determinato
patrimonio genetico-familiare e prende il via la ricerca di stabilità e
sicurezza.
A tutto questo si riferisce il primo chakra, situato
nell’area perineale. In esso si ritrovano elementi comuni a tutti gli
esseri viventi: si tratta di un centro energetico contenente le memorie
più antiche, che risalgono alla formazione della vita sulla Terra.
Il
primo chakra, infatti, convoglia le energie atte a far funzionare i
meccanismi biologico-istintuali di base ed è profondamente collegato al
cammino evolutivo dell’uomo.
Vi si può rintracciare la memoria
sepolta di un tempo nel quale i primi esseri viventi, che provenivano
dal liquido amniotico primordiale delle grandi acque madri di un
pianeta-habitat per lo più umido, nel processo evolutivo orientato alla
sopravvivenza in nuovi territori formatisi dopo immani sconvolgimenti,
furono impegnati in una lunga lotta per la vita in ambienti difficili e
inospitali.
Il ricordo di tale prolungata esperienza evolutiva è
rimasto come un tracciato indelebile sia nella porzione di cervello
(detto rettiliano o primario) che tuttora funge da distributore di
messaggi legati all’istintuale sopravvivenza di base, sia nell’attività
del primo chakra.
Ancora oggi ogni essere umano che nasce, nella sua
prima età, energeticamente analogica alle ere primordiali, ha come
unico obiettivo la salvaguardia di sé, insita nel bisogno di
sopravvivere tout court. In questa esperienza non sussistono sentimenti o
ideologie di sorta, ma solo lo stadio più elementare della coscienza
individuale.
Al primo chakra si ascrivono in genere le pulsioni di
fame e sete, la spinta alla stanzialità, il bisogno di sicurezze, in
breve tutte le manifestazioni del cosiddetto grounding, termine che
riassume il concetto delle radici da cui ognuno proviene, ivi inclusa la
radice primaria comune per quanto attiene al mistero della vita su
questo pianeta.
All’area del grounding appartiene l’emozione
primordiale della paura, intesa come forza che sovrintende alla
sopravvivenza della componente materica e alla prudente ricerca di
autoprotezione per conservare la vita fisica.
Al primo chakra è
riferita anche la relazione con i microrganismi, i batteri e i virus,
significativi in quanto presenti sulla Terra sin dall’alba della vita.
I fiori australiani che meglio si integrano con il processo del radicamento dell’individuo nel mondo fisico sono i seguenti:
• Boab
• Dog Rose
• Dog Rose of Wild Forces
• Green Essence
• Grey Spider Flower
• Macrocarpa
• Mulla Mulla
• Spinifex
• Sundew
• Tall Yellow Top
• Waratah
Fra questi si segnalano:
– Macrocarpa, l’essenza di connessione endocrino-chakrale con le ghiandole surrenali;
– Waratah , l’essenza più importante di tutto il repertorio dei Bush Flowers.
Boab (Adansonia gibbosa)
Interessante essenza del bushland preparata con i fiori del Boab, agisce profondamente sullo scioglimento
di schemi di pensiero negativi e stereotipi ereditati dalla famiglia di
origine.
Sovente le forme-pensiero limitanti provenienti dal pattern familiare, trasmesse di generazione in generazione, si cristallizzano
sino a formare una sorta di guscio chiuso nel quale giace imprigionata
la vera personalità.
Ciò vale anche per coloro che non hanno molta
consapevolezza di essere portatori di retaggi di natura ideologica.
L’assunzione floreale rimette in contatto con questi contenuti a livello
profondo e consente di riconoscerli; questo è il primo passo per poter
poi lasciare andare le convinzioni erronee. In tali casi si può proprio
affermare che «chi ben comincia è a metà dell’opera», dato che la
maggiore difficoltà consiste proprio nel prendere coscienza del
condizionamento ereditato.
Si tratta, dunque, di un’essenza molto
liberatoria, la cui azione sottile può essere fatta corrispondere nel
repertorio californiano ai messaggi vibrazionali di Joshua Tree e in
quello di Bach a Pine (per l’ancestrale radicamento dei tasselli
culturali di derivazione genetico-familiare) e Chestnut Bud (per la
ciclicità e la susseguente coazione a ripetere).
L’effetto più
evidente, a livello delle «radici» rappresentate anche dal gruppo di
appartenenza, si esprime attraverso imprevedibili trasformazioni
interiori e nuove scelte di vita. Rompere gli schemi precostituiti
impone una visione innovativa, più ampia e tollerante, depurata da
giudizi e pregiudizi provenienti dall’habitat familiare originario.
Dog Rose (Bauera rubioides)
L’essenza
floreale del repertorio australiano che meglio affronta il tema della
paura è preparata con i morbidi capolini rosati di Dog Rose raccolti in
prossimità di corsi d’acqua. La segnatura dell’habitat contraddistinto
dall’elemento acqua mette in evidenza l’area del rene, la quale secondo
l’energetica cinese è correlata all’emozione della paura.
Il capolino
floreale pende verso il basso e fa pensare a una psiche gravata da
qualche fardello pesante. Il colore rosa-violetto dell’infiorescenza
conferisce una nota di spiritualità e tenerezza, a significare sia il
bisogno di sicurezza in anime speciali con doti introspettive e
meditative, sia la possibilità di attrarre protezione e stabilità grazie
alla loro amorevole delicatezza.
I soggetti che hanno bisogno di
questo sostegno floreale di solito presentano personalità timide e
fragili, dominate dalla paura e bisognose di essere rassicurate spesso;
sono simili a piccoli bimbi spaventati dai pericoli della vita.
L’essenza floreale corrisponde al Mimulus del repertorio Bach e ai
Monkeyflowers del repertorio californiano, con i quali ha in comune
oltre all’azione vibrazionale anche la segnatura ambientale.
Nel
confronto tra Dog Rose e Mimulus la differenza nel colore dei petali
evidenzia una sostanziale diversità circa l’approccio con il quale è
possibile risolvere il conflitto interno prodotto dall’emozione della
paura:
– in Mimulus (fiore di Bach) il colore giallo, simboleggiante
l’area del mentale, è indicatore del potenziale a cui si accede grazie a
tale essenza, la quale attiva la forza dell’intelligenza e delle
forme-pensiero positive per guarire;
– in Dog Rose (fiore
australiano) il colore rosa indica la simbolica possibilità di aprirsi
alla Via del Cuore per armonizzare il sistema energetico compromesso
dalle energie distruttive della paura. In swahili si esprime questo
concetto con la seguente parola: usiogope (chi ama non teme).
>> Estratto da "La floriterapia con i fiori australiani" di Stefania Rossi (leggi il libro)
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