Omeopatia

Io mi curo con l’Omeopatia! Seconda parte: Il farmaco omeopatico


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Il Dizionario Medico definisce farmaco ogni sostanza medicinale, ma il reale valore delle parole è quello corrente fra le persone, ed allora dobbiamo rivedere i termini per trovarne uno più consono. Ogni volta che si pensa di assumere un farmaco o medicinale, infatti, ci si immagina una compressa o iniezione in cui è concentrata una sostanza purificata chimicamente, che svolgerà un’azione intensa, pericolosa, ma necessaria nel nostro organismo. Ci si attende un veloce esito positivo, tipo la scomparsa di un dolore o di una crisi d’ansia, non ci si meraviglia se si avrà a soffrire per qualche disturbo sconosciuto detto effetto collaterale, né se il dolore o l’ansia ricompariranno da lì a poco e si dovrà quindi riassumere la sostanza, più e più volte. Queste conclusioni sono andate formandosi e rafforzandosi negli ultimi decenni, in cui la medicalizzazione è cresciuta in termini esponenziali, fino ai giorni attuali quando, a detta degli stessi farmacologi, l’uso e l’abuso di farmaci crea danni frequenti ed importanti, detti iatrogeni. In Omeopatia dobbiamo porre una distinzione chiara, anche nominale, perché le cose stanno in maniera diametralmente opposta. Non dovremmo parlare quindi di Farmaco, ma meglio di Medicamento, più comunemente di Rimedio, anche se quest’ultimo termine risulta troppo generico. Decidiamo infine di denominare il medicinale omeopatico MEDICAMENTO.
Il medicamento omeopatico viene prodotto secondo procedimenti raffinati e complessi, tradizionalmente tramandati dai tempi di Hahnemann e perfezionati secondo tecniche moderne. Esistono attualmente numerose case farmaceutiche omeopatiche estremamente affidabili ed in grado di fornire ai pazienti medicamenti sicuri. Si presenta come piccole confezioni di globuli (dose unica) o più grandi di granuli (da assumere gradualmente), più raramente in forma liquida come gocce.
Il nome che appare è quello della sostanza di origine, che può essere: un animale, come Apis mellifica, la comune ape; un vegetale, come Thuja occidentalis, una diffusa pianta utilizzata per siepi da giardino; un minerale, come Ferrum metallicum. Accanto troviamo un numero espresso in numeri arabi quale: 5, 30, 200, 1000 ed altri ancora, o espresso in numeri romani, in particolare oltre 200, quali M per mille, XM per diecimila, e via di seguito. Infine troviamo una o più lettere, in genere CH oppure K oppure LM. Quando non vi troviamo alcuna lettera o semplicemente una C, in genere si intende CH.
Sulla sostanza di origine che dà il nome al medicamento c’è poco da dire, se non che viene preparata come tintura madre (TM) secondo un metodo elaborato, che ne permette la conservazione per alcuni anni. Dalla Tintura Madre iniziano i successivi passaggi che la trasformeranno in medicamento omeopatico pronto per essere utilizzato. Una figura chiarirà i concetti che seguono.

L’immagine si riferisce alla preparazione CH, che sta per Centesimale Hahnemanniana, in quanto inventata da Hahnemann stesso, ma può essere estesa anche alle preparazioni K, lettera che sta per Korsakoviana, in riferimento al suo inventore. Entrambe le preparazioni infatti si basano su diluizioni centesimali, differiscono solo per la modalità, più semplice e veloce nelle K. Il passaggio dalla Tintura Madre al medicamento omeopatico si definisce DINAMIZZAZIONE ed è composto di due procedimenti successivi: DILUIZIONE e SUCCUSSIONE. In ogni passaggio la sostanza viene diluita per 100 volte aggiungendo 99 parti di acqua distillata, e riceve 100 energiche scosse. Il numero che troviamo ci indica con precisione quante volte la sostanza di origine ha subito i due complementari processi di diluizione e succussione. Se assumo ad esempio Pulsatilla MK o 1000K, so che la base di partenza era la pianta Pulsatilla (un anemone di montagna) e che una goccia della TM è stata diluita con 99 gocce di acqua ed ha subito 100 energiche scosse; a seguire una goccia delle nuova soluzione è stata diluita con 99 gocce d’acqua ed ha ricevuto 100 energiche scosse. Questo procedimento è avvenuto per l’appunto 1000 volte. E’ istintivo concludere, con una certa sorpresa, che più aumenta il numero che compare sul medicamento più la sostanza risulta diluita, meno concentrata, cosa che nella Medicina Classica definiremmo meno forte. In realtà col prolungarsi della dinamizzazione il medicamento diventa energeticamente più potente ed a più lunga durata d’azione.

La terza possibilità, quella corrispondente alle lettere LM, detta in gergo cinquantamillesimale, si differenzia a causa di un procedimento più complesso che ne permette ad ogni passaggio una diluizione per 50.000 invece che per 100, mantenendo invariato il numero delle scosse: il risultato è un medicamento con caratteristiche molto differenti ed utile in numerose situazioni.
A questo punto si può facilmente comprendere come il medicamento omeopatico non cerchi nel Paziente che lo assume un tipo di reazione simile a quella del farmaco classico, essendo di natura completamente differente. In effetti prescrivendolo non si ricerca un effetto chimico in senso stretto, badando assai poco alla quantità di sostanza effettivamente assunta, quanto una reazione più sottile e dinamica. Molti dei medicamenti omeopatici risultano diluiti oltre il Numero di Avogadro, cioè oltre il numero di molecole sufficiente a garantire che in quei granuli o gocce ci sia ancora la sostanza di partenza. Questo dà motivo a molti di criticare aspramente l’Omeopatia accusandola di essere un bluff o, quando va bene, di far riferimento esclusivamente all’effetto placebo, cioè ad una sorta di suggestione che si crea in chi l’utilizza, che giustificherebbe tutti i benefici ottenuti. E’ questo un argomento molto complesso, ma si può semplificare e ridurlo a due grandi considerazioni.
• L’effetto placebo non può in alcun modo giustificare i cambiamenti avvenuti nei Pazienti, basti ricordare la cura dei bambini, talvolta neonati, e degli animali. Chiunque si sia curato omeopaticamente anche per un breve periodo sa con certezza che quando ha assunto un medicamento corretto ha trovato velocemente un grande beneficio, che è mancato quando la prescrizione è stata meno precisa.
• Le cause della reazione innescata dal medicamento omeopatico sono da ricercare nella fisica ultramolecolare e non nella sfera della chimica. Molto è stato già fatto, molto è stato chiaramente dimostrato, alcune cosa rimangono ancora oscure e attendono tempi e tecnologie ancora più avanzate.

Ed in effetti l’azione del medicamento omeopatico va proprio vista e compresa in termini diversi, come dicevamo diametralmente opposti: piuttosto che effettuare un’azione terapeutica violenta e temporanea, di natura chimica, stimola l’organismo ad una reazione spontanea e vitale, realmente terapeutica e risolutiva.
Non si pretende spiegare, in poche righe, i numerosi e complessi risvolti dell’azione terapeutica di un medicamento omeopatico. Si vogliono semplicemente fornire i concetti base per una riflessione e lo stimolo per una lettura diversa dell’azione terapeutica. Esiste un approccio alla Malattia ed alla Guarigione di verso da quello universalmente accettato, e la Medicina Omeopatica lo dimostra nei fatti.



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