Omeopatia

Farmaco, medicinale omeopatico, diluizioni omeopatiche, dinamizzazione: le giuste definizioni

Fonte: Il Granulo


CATEGORIE: Omeopatia

dizionario

Farmaco
Qualsiasi sostanza inorganica (di derivazione dal regno minerale) od organica (di derivazione dal regno animale o vegetale), naturale o sintetica (cioè non esistente e natura ma prodotta in laboratorio), capace di produrre in un organismo vivente modificazioni funzionali, utili o dannose.

L’effetto farmacologico è dipendente dall’assorbimento e dalla distribuzione negli organi, nei tessuti e/o nelle cellule. Il farmaco deve la sua attività curativa al suo principio attivo, cioè a quella sostanza responsabile dell’effetto terapeutico. Il principio attivo ha un nome stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ed è uguale in tutto il mondo.
Al principio attivo sono aggiunte una serie d’eccipienti, cioè di sostanze prive d’azione terapeutica (per es. lattosio per le compresse, vasellina per le pomate), che consentono di presentare il farmaco sotto forma di compresse, sciroppo, supposta ecc e ne permettono la somministrazione più sicura ed idonea.

Numerosi farmaci contengono anche eccipienti particolari in grado di modificare alcune caratteristiche del principio attivo come il tempo d’azione, il sito d’azione, la solubilità e persino l’efficacia. Poiché l’assunzione di farmaci senza la necessaria competenza può portare a svariati effetti collaterali – non a caso la parola farmaco deriva dal greco pharmacon = veleno – i farmaci sono venduti con un regime speciale che varia da nazione a nazione.

Molti farmaci sono stati scoperti grazie allo studio dell’attività farmacologica posseduta da estratti di piante di cui erano noti gli effetti tossici o di cui esisteva un uso terapeutico tradizionale. Ancora oggi lo studio della composizione chimica di piante è d’estremo interesse in campo farmaceutico al fine di individuare nuovi costituenti dotati d’interessanti attività biologiche.
Il farmaco era anche chiamato rimedio, dal latino remedium derivato dal tema mederi: medicare, curare.

Medicinale omeopatico
Il Decreto Legislativo del 24 aprile 2006, n. 219 definisce all’art. 1 comma c il medicinale omeopatico: “ogni medicinale ottenuto a partire da sostanze denominate materiali di partenza per preparazioni omeopatiche o ceppi omeopatici, secondo un processo di produzione omeopatico descritto dalla farmacopea europea o, in assenza di tale descrizione, dalle farmacopee utilizzate ufficialmente negli Stati membri della Comunità europea; un medicinale omeopatico può contenere più sostanze”.

Secondo tale Decreto, affinché un farmaco possa essere definito omeopatico (dal greco omoios = simile, pathos = sofferenza) deve essere preparato da una sostanza d’origine minerale, vegetale, animale o di sintesi che sia stata sottoposta alla diluizione e alla dinamizzazione.
E’ ben noto, infatti, che la tradizione omeopatica ha sviluppato una peculiare metodologia di preparazione dei medicinali che implica diluizioni e succussioni (dinamizzazioni) seriali in acqua e alcol.

Tale metodo fu inizialmente proposto con l’intento di aumentare la biodisponibilità mediante triturazione e ridurre, grazie alle diluizioni, la tossicità delle sostanze, molte delle quali erano veleni. Tuttavia già le osservazioni di Hahnemann riportarono anche un paradossale, non previsto, potenziamento della capacità di cura del medicinale dato in dosi bassissime.
Per questo le diluizioni progressivamente crescenti furono chiamate anche potenze e il processo di diluizione e succussione fu chiamato potentizzazione o dinamizzazione.

Le soluzioni iniziali, contenenti la massima concentrazione dei principi attivi, sono dette tinture madri. Le tecniche d’estrazione e diluizione dei vari medicinali sono dettagliatamente codificate nelle varie Farmacopee esistenti sia in Europa sia negli altri continenti.

In realtà, la definizione legislativa è incompleta perchè omette che, affinché una sostanza possa essere considerata “medicinale omeopatico”, oltre la peculiare modalità di preparazione (diluizione e dinamizzazione) deve essere anche sperimentata a dosi non tossiche, su soggetti sani, al fine di evidenziare i sintomi specifici e transitori che è in grado di indurre negli sperimentatori: ciò precisano le principali farmacopee omeopatiche.

Difatti, la conoscenza della capacità terapeutica delle sostanze nasce dall’osservazione dell’azione dei medicamenti sull’uomo sano. Hahnemann capì che non si poteva sapere nulla di fondamentale finché ci si limitava ad osservare gli effetti dei farmaci solo nello stato di malattia.
Ripetute sperimentazioni su se stesso e allievi, in buone condizioni di salute, di varie sostanze, portarono Hahnemann a formulare la legge dei simili: le malattie sono guarite da medicamenti in grado di produrre malattie artificiali che abbiano una sintomatologia simile a quella delle malattie naturali.


Per curare in omeopatia si somministra al soggetto malato quella sostanza che provoca nel soggetto sano sintomi simili a quelli che presenta il malato.

Diluizioni omeopatiche
Procedura usata per ridurre progressivamente la concentrazione della sostanza di partenza, in modo da eliminarne la tossicità senza diminuirne l’attività.

Il materiale di partenza (animale, vegetale, minerale, di sintesi) è mescolato in genere in acqua e alcol (per le sostanze insolubili si ricorre, inizialmente ad un mescolamento con lattosio = processo di triturazione, che sarà spiegato in altro numero di questo Glossario) sia in rapporto di 1:10 (diluizione decimale), sia in rapporto di 1:100 (diluizione centesimale), sia in rapporto 1:50.000 (diluizione cinquantamillesimale).
Il rapporto scelto è mantenuto ad ogni successivo passaggio di produzione del medicinale richiesto. Le diluizioni sono designate con le abbreviazioni: CH e K per le centesimali; D o X per le decimali; LM o Q per le cinquantamillesimali.

Ogni sigla è preceduta da un numero corrispondente al grado di diluizione: 6CH significa 6 passaggi di diluizione 1:100; 30D, trenta passaggi di diluizione 1:10; 5LM, cinque passaggi di diluizione 1:50000.

Dinamizzazione
Un medicamento omeopatico per essere considerato tale deve derivare da una sostanza deconcentrata (diluita) e dinamizzata. Hahnemann scoprì che quando sottoponeva ogni diluizione ad energico scuotimento (succussione), s’incrementava il suo potere terapeutico, potere che cresceva aumentando le diluizioni e le corrispondenti dinamizzazioni.

Il termine dinamizzazione scelto da Hahnemann deriva dal greco “Dynamos”, che vuol dire energia. In tutti i testi di tecnica omeopatica si sottolinea come un medicamento preparato con diluizioni successive della sostanza di partenza senza aver effettuato la dinamizzazione tra una diluizione e l’altra risulti privo di qualsiasi efficacia terapeutica.



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