Omeopatia
19/02/2009
Farmaci omeopatici introvabili in Italia
Sono circa 9 milioni gli italiani che si curano con l’omeopatia. Ma, a meno di emigrare in Francia, Germania o Svizzera per procurarseli, non possono accedere ai ritrovati più recenti. «Dal 1995, infatti, nel nostro Paese non è consentito immettere in commercio nuovi prodotti», riferisce Alessandro Pizzoccaro, presidente di Guna Spa, azienda italiana leader per le medicine non convenzionali.
Tutto questo perchè nel nostro Paese non s’è ancora data attuazione alla direttiva europea del 2006 che prevede l'allineamento tra l'Italia e tutti i Paesi dell'Unione in tema di regolamentazione e commercializzazione di nuove categorie di farmaci, tra i quali gli omeopatici. A stabilire le procedure di registrazione e immissione in commercio, un ruolo di fondamentale importanza è svolto da Aifa, l’Agenzia Italiana del farmaco che, dopo aver provveduto a una prima fase di regolarizzazione, adesso è ferma da oltre un anno. E finché le disposizioni non saranno pubblicate sulla gazzetta ufficiale, tutto resterà come prima.
Oltre a sottrarre opportunità di cura a milioni di cittadini, la situazione si sta risolvendo in un danno economico non indifferente per le 30 aziende che operano sul territorio nazionale, con un fatturato di 300 milioni di euro all’anno che producono, nelle casse dello stato, 50 milioni di euro di contributi. E in un a perdita di posti di lavoro. Proprio Guna, che aveva programmato di assumere da 100 a 150 persone in due anni, ora si trova in difficoltà.
Non solo: è probabile, da parte della Comunità Europea, anche una sanzione economica che colpirà direttamente tutti i contribuenti.
Nel frattempo, diverse interrogazioni sono arrivate al ministero competente. «Vi è effettivamente una situazione di stallo da parte dell'Aifa per quanto riguarda le procedure di registrazione semplificata dei farmaci omeopatici come da direttiva europea», ossera il senatore Daniele Bosone, esponente della Commissione Sanità del Senato. Annuncia che presenterà al più presto un’ interrogazione parlamentare al ministro della Salute e a quello delle Attività Produttive per fare luce sulla vicenda. E aggiunge: «Sarà mia cura sollecitare il governo affinché si faccia carico del problema».
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