Denuncia sanitaria

Farmaci, i giovani schiavi del fai-da-te

Fonte: Corriere della Sera



pillole
Tra i giovani dilaga il consumo di tranquillanti

Chi ha trascorso l'adolescenza in tempi relativamente recenti non può non avere considerato come normale avere una compagna (o molto meno frequente un compagno) di banco che ingurgitava antinfiammatori o antidolorifici come fossero caramelle. Un lieve mal di testa: tac una bustina (rigorosamente versata sotto la lingua per non farsi vedere dalla professoressa!). Un iniziale dolore mestruale a dieci minuti dal suono della campanella: tac una pastiglia (senza nemmeno la confezione) trovata in fondo alla cartella di qualche compagna di classe. Scene di ordinaria auto-cura che non tendono a diminuire ai giorni nostri. Anzi. Tra gli adolescenti bresciani è in aumento il fenomeno dell'assunzione «fai da te» di una grande quantità di farmaci.

Superficialità, disinformazione, accessibilità ed imitazione sono i fattori principali che innescano la reazione a catena per cui un adolescente prende a cuor leggero farmaci ogni qual volta abbia un minimo disturbo psicofisico. Della pericolosa famigliarità degli adolescenti con il mondo dei medicinali (il più delle volte non prescritti dal medico) si sono accorte già da qualche tempo diverse istituzioni a livello nazionale, regionale ma anche locale.

Una recente indagine (2012) conoscitiva sul consumo di farmaci in adolescenza è stata finanziata dall'assessorato alla Famiglia, alla Persona e ai Servizi Sociali del Comune di Brescia e condotta dalla cooperativa Il Calabrone su un campione di 906 ragazzi frequentanti gli istituti secondari di II grado cittadini (Lonati, Zanardelli, Golgi, Sraffa, Fortuny, Mantegna, Moretto, Lunardi, Castelli, De Andrè, Foppa e Olivieri). A balzare agli occhi per prima cosa è sicuramente la differenza significativa di genere: sono le ragazze ad assumere farmaci con maggiore facilità. Il 63 per cento delle adolescenti intervistate ha dichiarato di avere preso medicine per il mal di testa nell'ultimo mese (il 36 per cento più di una volta) e il 62 per cento per dolori mestruali. Al primo posto tra i disturbi da «curare» anche per i maschi il mal di testa ma con percentuali inferiori (il 44 per cento).

Dalle risposte dei ragazzi poi la scoperta di un'altra prassi non proprio salutare e cioè l'assunzione (una o più volte nell'arco di una vita) di tranquillanti o sedativi con prescrizione medica (il 10,7 per cento delle femmine e il 7,5 per cento dei maschi). Percentuali che appaiono rilevanti, si legge sul documento, sia rispetto a una fascia di popolazione ritenuta generalmente sana, sia rispetto alla possibile interpretazione da parte dei giovani su cosa si intenda per sedativo o tranquillante. Queste ultime sono la terza sostanza psicoattiva più utilizzata dai ragazzi bresciani nell'arco della vita dopo alcol e cannabis. Ad «accompagnare» il giovane verso l'abuso di farmaci c'è anche la loro facile reperibilità (il 91-92 per cento definisce molto facile reperire medicinali per mal di testa o per il mal di stomaco). Le fonti di reperimento sono per il 49,4 per cento i genitori, per il 29,4 per cento «la ricetta medica» e per il 22,8 per cento «in casa senza chiedere».

Molto radicata inoltre tra i giovani è la percezione della forte diffusione dei farmaci tra amici e genitori. Pensare che «se tutti usano farmaci senza grandi precauzioni e assistenza medica, significa che non sono pericolosi quindi posso utilizzarli autonomamente anche io» è ciò che aziona il meccanismo dell'abuso. La ricerca ha infine evidenziato una correlazione tra l'assunzione di medicinali e l'uso di alcol e sostanze illegali. In particolare bere alcol e fare binge drinking (bere compulsivo eccessivo in un'unica occasione) sembrano correlati all'utilizzo di farmaci per sintomi di malessere fisico mentre il consumo di droga (marijuana, cocaina ed ecstasy) e il binge drinking sembrano essere in relazione con l'uso di farmaci per sintomi di malessere psicologico.








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