Infanzia

Troppi farmaci ai bambini, primi gli antibiotici



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Troppi farmaci ai bambini, primi gli antibiotici

Più di un bambino su 2, il 58% prende almeno un farmaco durante l'anno, con il 96% delle prescrizioni concentrate su antibiotici (48%), antiasmatici (26%) e corticosteroidi (8,6%) con un picco nel primo anno di età, dove quasi 7 su dieci sono stati trattati con antibiotici (66,2%) e più di 4 su 10 con antiasmatici (42,2%). Questi alcuni dei dati del rapporto 'Arno bambini' che sarà presentato al 68° congresso della societa' italiana di pediatria (Sip), a Roma dal 9 all'11 maggio.

Da tenere in conto, poi, anche i farmaci da automedicazione: ad ogni bambino si prescrivono mediamente 2,7 confezioni di medicinali, con una prescrizione piu' elevata, rispetto agli altri Paesi europei, di antivirali, che sono il quinto posto tra i farmaci piu' prescritti (1,6%). Prescrizione sostanzialmente limitata all'acyclovir, di solito utilizzato per la terapia della varicella.

Secondo gli esperti questa è un’anomalia tutta italiana perché il farmaco in questione – sia pure molto efficace – non trova indicazione alcuna nel trattamento della varicella nei bambini che non soffrono di altre malattie.

L’uso esteso di antibiotici è alla base delle resistenze batteriche che stanno letteralmente bruciando, uno a uno, molti antibiotici sui quali un tempo potevamo contare per il trattamento di un gran numero di malattie infettive. Oggi si rivelano spesso ‘armi spuntate’. All'origine di questo eccessivo ricorso agli antibiotici vi è prima di tutto, secondo gli esperti, la cultura delle “raising expectations”, ovvero la convinzione diffusa che la medicina possa e debba risolvere immediatamente qualunque problema.

Dal Rapporto emerge poi un aumento dell’uso di antisecretivi (antiH2 e PPI), utilizzati nella pratica pediatrica per i sintomi del reflusso gastroesofageo, il cui incremento negli ultimi dieci anni è stato di oltre 2 volte e mezzo passando dal 2 al 6 per mille. “Probabilmente gioca un ruolo l’ansia dei genitori esercitata sul curante,  visto che i sintomi della malattia da reflusso troverebbero una risoluzione spontanea  entro il  primo anno di vita”,  ha spiega Marisa De Rosa del CINECA. Nel caso dei bambini più grandi il ricorso agli antisecretivi sembrerebbe una scorciatoia rispetto a problemi che potrebbero trovare altre soluzioni.  “I disturbi  potrebbero essere infatti la  'spia' di un malessere legato anche a condizioni socio-ambientali nelle quali vive il bambino: ad esempio cattivi abitudini alimentari o bambini che somatizzano situazioni di stress vissute in famiglia o a scuola”, ha aggiunto De Rosa.

Gli stili di vita frenetici sono inoltre probabilmente la causa dell’uso improprio di antidiarroici, generalmente utilizzati per le infezioni intestinali, frequenti in età prescolare, per cui basterebbero soluzioni reidratanti. Gli antidiarroici rispondono al bisogno delle famiglie di velocizzare il rientro del bambino al nido o alla materna.

Per ogni bambino si spendono in farmaci in media 36 euro l’anno contro i 39€ di 13 anni fa, grazie al maggior uso degli equivalenti che oggi coprono il 42% della spesa farmaceutica totale, con punte massime per gli antibiotici (77%).

In media un bambino costa al Servizio Sanitario Nazionale 260 euro l’anno, rispetto agli oltre 1.000 di un adulto. Un milione di bambini, all’incirca il 13% della popolazione totale, consuma il 2% della spesa sanitaria complessiva.

I ricoveri (ordinari o day hospital) riguardano il 6,9% dei bambini e vanno diminuendo con l’aumentare dell’età. Le principali cause di ricovero sono complicazioni conseguenti a diarrea e vomito, bronchiti e broncopolmoniti.



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