Denuncia sanitaria

Solo ora si rendono conto che esiste un "caso Sanità"

Fonte: Repubblica.it


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Il governo e il Parlamento hanno finalmente scoperto che in Italia c'è un "caso Sanità" che finora è stato eluso, sottovalutato, marginalizzato. Mentre alcune forze politiche (poche), e opinionisti (anche più rari), hanno più volte denunciato uno stato di "malessere" che coinvolge l'intero personale medico/sanitario e, soprattutto, i pazienti che hanno bisogno di cure e di assistenza, il governo (con il suo "partito guida", il Pd), ha voluto imporre con insistenza e impressionante rapidità un'emergenza molto forzata, i vaccini, "dimenticando" però il problema dei problemi: la salute pubblica. Che, purtroppo, invece di migliorare peggiora.

Da alcuni anni frequento un noto ospedale di Roma, il Regina Elena, "meta preferita" da tanti pazienti oncologici provenienti da diverse Regioni, in particolare quelle dove la Sanità pubblica lascia spesso a desiderare come organizzazione, personale, e anche come mezzi diagnostici a disposizione (e i viaggi della speranza all'interno del Paese sono tra i fattori negativi). In tre anni ho visto aumentare - giorno dopo giorno, mese dopo mese - il numero dei malati presenti nella struttura. Però a fronte di una maggiore domanda assistenziale, non ho visto crescere il numero degli "addetti ai lavori".

Conosco infermieri e medici, con i quali capita spesso di discutere sulle condizioni lavorative, che non ce la fanno più, perché il carico di lavoro quotidiano è aumentato, a scapito della qualità e dei tempi dell'assistenza. D'altra parte il nosocomio romano rispecchia quanto avviene nel comparto in modo sistematico ormai: in dieci anni si registrano oltre 40mila dipendenti in meno.

Questo significa che non solo non si investe più nella salute pubblica, ma anzi si disinveste: la spesa sanitaria sarà di 115 miliardi per il 2018, 116 per il 2019 e 118 nel 2020. Apparentemente aumenta, ma essendo agganciata al Prodotto interno lordo diminuirà dal 6,6 per cento del 2017 al 6,4 nel 2020, posizionandosi al di sotto della soglia indicata dagli organi internazionali, in base alla quale si sostiene che a quel punto il diritto alla salute non può più essere tutelato. E quindi il miliardo in più previsto sarà assolutamente insufficiente per far fronte alle numerose priorità.

Sta di fatto che già adesso a milioni di persone un fondamentale diritto non viene più garantito. Secondo alcune ricerche sarebbero 11 milioni gli italani che non accedono alle cure. Probabilmente sono di meno, ma sono sicuramente milioni i cittadini costretti a rinunciare. Chi può farlo, mette mano al portafogli e spende di tasca propria ciò che serve per curarsi. Si calcola che la spesa privata sia intorno ai 37 miliardi di euro, dunque un terzo di quella pubblica. E chi non può pagare? Non si cura. E muore prima del tempo. Oltretutto l'incidenza della "povertà assistenziale" sul peggioramento delle condizioni dei malati non viene mai affrontata. E mai indagata. Però medici, infermieri, esperti, sanno benissimo che il tempo della cura è spesso una discriminante fondamentale per determinare il benessere e il malessere delle persone. Solo che non ci sono ricerche, studi epidemiologici sul rapporto malattia/tempo, che permetterebbero di capire meglio la situazione reale e di intervenire per modificarla.

D'altra parte è alquanto assente una riflessione di fondo sul funzionamento del sistema, che invece andrebbe fatta a quasi 40 anni di distanza dalla nascita del Servizio sanitario nazionale. Magari l'attenzione analitica si concentra sulla sostenibilità, propedeutica ad una crescente privatizzazione dell'assistenza. Ma questa strada accentuerebbe le diseguaglianze che la crisi del Welfare sta mettendo in grande risalto. Per il momento siamo alla solita minestra riscaldata. Il governo, su sollecitazione di Mdp e non certo per sua iniziativa, in sede di votazione del Def, si è limitato a dire che prenderà in considerazione l'abolizione del super ticket - 10 euro - che oggi pagano milioni di cittadini.

Tuttavia la preoccupante carenza di analisi della situazione, il disinteresse diffuso, la mancanza di una politica complessiva non riguarda solo il governo, ma quasi tutto il mondo medico/sanitario che nell'ultimo anno ha pensato unicamente a far quadrato intorno alla Lorenzin per difendere la politica vaccinale ministeriale. Dimenticando, accantonando gli altri e tanti problemi del settore. Adesso alcune associazioni di medici si sono svegliate dal torpore per chiedere al governo più attenzione, soprattutto sulle questioni economiche e occupazionali. Intanto però avvengono fatti curiosi: è di ieri la nota di protesta della Fnomceo, che attacca la ministra della Salute perché la Federazione degli ordini dei medici è stata esclusa dai tavoli istituzionali previsti sulla Sanità. E in effetti la Lorenzin non mostra molta gratitudine, visto l'impegno profuso dalla Fnomceo per sostenere il decreto vaccini, e punire con la radiazione i medici che lo hanno criticato.

Comunque il "caso sanità" nel suo complesso rimane sullo sfondo, anche se non restano a guardare alcune forze politiche, come Sinistra Italiana, Mdp, i 5Stelle, che hanno messo nella loro agenda politica la parola "salute". Però finché non si comprende che la sanità pubblica è una delle grandi "urgenze" nazionali (insieme al lavoro e all'immigrazione, per citarne solo due), i malati che oggi non hanno la possibilità di curarsi adeguatamente, hanno poco da sperare in un domani di salute. Non ci sono i soldi per investire? Non è vero: i 111 miliardi di evasione fiscale sono un "pozzo" dove attingere per garantire una migliore assistenza ai cittadini, e in particolare a quelli meno abbienti. Un governo - qualsiasi governo - dovrebbe moltiplicare gli sforzi per scavare dentro questo "pozzo" e portare alla luce del sole tanto ben di dio.



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