Salute

L'esercito della medicina alternativa


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Sono un migliaio i medici bolognesi che si sono informati sulle terapie non convenzionali, diverse centinaia quelli che le utilizzano. In Emilia-Romagna, sette pazienti su dieci si sono curati almeno una volta con omeopatia, agopuntura o altri metodi non invasivi. Cure non ancora alla portata di tutte le tasche, ma arriva un aiuto dalla Regione

Più “dolci”, meno invasive. In Emilia-Romagna le medicine non convenzionali sono uno strumento di cura sempre più diffuso tra pazienti e operatori sanitari. Nella sola Bologna, diverse centinaia di medici affiancano alla medicina tradizionale le tecniche alternative, e si stima che siano un migliaio quelli che ne sono almeno informati. Dai mali di stagione ai disturbi cronici, sono tante le patologie per le quali i dottori di casa nostra preferiscono i farmaci omeopatici alla chimica. E tanto il pensionato alle prese con gli acciacchi dell’età quanto la mamma ansiosa per la salute del proprio bimbo sono talvolta i primi a chiedere al medico di base o al pediatra informazioni sui rimedi dell’ “altra medicina”.

Un certo grado di diffidenza verso rimedi ancora inusuali continua però a serpeggiare. In cronaca, storie che coinvolgono pazienti ingenui e “santoni” di dubbia affidabilità ce ne sono fin troppe. L’ultimo caso a suscitare clamore è stato quello della ragazzina diabetica di Firenze, morta dopo che una sedicente studiosa di terapie a base di vitamine aveva convinto i genitori a sospenderle l’insulina. Ma si tratta di episodi in cui a prescrivere cure sono “impostori”, senza alcuna abilitazione alla professione medica. I professionisti che invece si servono legittimamente della medicina non convenzionale sono tanti: gastroenterologi, otorinolaringoiatri, ginecologi le categorie più interessate tra gli specialisti.
Un mondo a cui ci si avvicina principalmente col passaparola, e che coinvolge milioni di pazienti: in Emilia-Romagna il 70% degli utenti (dati Censis) dichiara di essere ricorso, almeno una volta nella vita, ai rimedi non convenzionali. Perché a volte la medicina occidentale sembra non essere sufficiente a risolvere problemi cronici. Ecco allora che, per esempio, per chi soffre di terribili mal di testa, l’agopuntura si rivela un toccasana. “Spesso il paziente la sceglie come ultima spiaggia – spiega Renato Crepaldi, presidente della Fondazione Matteo Ricci di Bologna, punto di riferimento per la medicina cinese -, mentre a mio parere dovrebbe essere una delle prime opzioni da considerare”. E pare che molti bolognesi siano d’accordo, se è vero che il 12% dei nostri concittadini si è curato almeno una volta con l’agopuntura. Da medico di base, Crepaldi dice di aver trovato nella medicina cinese “la possibilità di fare veramente il dottore: prima avevo l’impressione di limitarmi a compilare ricette. E’ un bagaglio in più con cui affrontare le patologie, ma non deve mai essere messa in contrapposizione alla medicina occidentale”.
Ma la gamma delle medicine non convenzionali va ben oltre la millenaria tradizione cinese. Una delle più richieste (in tutto le non convenzionali riconosciute sono nove) è la medicina ayurvedica. A servirsi dei segreti della cultura medica indiana (massaggi con olii essenziali, posture) sono i pazienti più disparati: dal pallavolista in cerca di un recupero da un infortunio a donne alle prese con le crisi ormonali della menopausa.

Trattamenti spesso costosi, fuori dalla portata dei cittadini a basso reddito. “Farmaci e terapie accessorie - spiega lo psichiatra Paolo Roberti di Sarsina, coordinatore del Comitato per le medicine non convenzionali in Italia – sono totalmente a carico del bilancio familiare”, non facendo parte delle prestazioni coperte dal sistema sanitario nazionale. Non a caso, quindi, a ricorrere più spesso alle cure “alternative” sono i lavoratori con casse assistenziali autonome, che rimborsano questi trattamenti: dirigenti, giornalisti, avvocati e, più in generale, redditi alti.



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Articoli di Ferrarese Anna

L'esperto: 'Occhio ai ciarlatani' 19 DIC 2008 OMEOPATIA






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