Denuncia sanitaria

Energy drinks, quali rischi?



energy drinks
"Quello che preoccupa è l'abuso crescente tra i giovani di queste bevande specie d'estate"

L'effetto stimolante degli Energy Drinks può essere causa di “un'eccessiva superficialità nella capacità di giudizio e nei comportamenti, alterando la percezione del proprio stato e del reale livello di ubriacatura”: i consumatori di questi cocktail bevono di più, abbandonano più tardi i locali e sono quattro volte più propensi a mettersi alla guida. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Addictive Behaviors secondo cui le bevande energizzanti rendono le persone che ne fanno uso “allertate e ubriache”, mix che può rivelarsi letale per se stessi e per gli altri.

“Quello che preoccupa – ha spiegato in una nota Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento per le politiche anti droga - è l'abuso crescente tra i giovani di queste bevande specie d'estate. Alcuni giovani arrivano ad ingurgitare anche tra gli 8 e 15 drink in una serata, immettendo nel fisico una quantità di caffeina che può arrivare fino a 1500 mg e che se unita contemporaneamente ad alcol, anfetamina, cocaina o cannabis può dare luogo ad un mix estremamente dannoso per la salute potendo provocare la comparsa di crisi cardiache (aritmie maligne sopraventricolari) e in persone vulnerabili, anche crisi epilettiche”.

Lo stato di ebbrezza viene piuttosto mascherato, mentre segnali coma la fatica e la sonnolenza risultano attenuati ma restano semore in agguato dal momento che la concentrazione ematica di alcool non viene modificata. Una volta terminati gli effimeri effetti della bevanda energetica, si possono manifestare in maniera acuta gli sgradevoli sintomi della sbornia: vomito, cefalea, disequilibrio, mancanza di coordinamento, sonno e disidratazione, condizione aggravata sia dalla caffeina che dall'alcol, ed eventualmente anche dall'eccessivo riscaldamento in ambienti quali la discoteca.

“Come per qualsiasi altro alimento, un consumo eccessivo di energy drink” è da evitare. “Al tempo stesso, è opportuno precisare che eventuali effetti sulla salute non derivano dagli energy drink in quanto tali - che sono bibite funzionali analcoliche con ingredienti sicuri, in commercio da oltre 15 anni, che rispettano pienamente le normative vigenti – quanto piuttosto dalla caffeina contenuta, un ingrediente peraltro molto diffuso in diversi alimenti”. È quanto ha sottolinato in una nota Assobibe, l’Associazione di confindustria che rappresenta, tutela e assiste le imprese che producono e commercializzano bevande analcoliche in Italia.

“La quantità di caffeina contenuta in una lattina di 250 ml è simile a quella contenuta in una tazzina di caffè. La concentrazione massima di caffeina negli energy drink commercializzati in Italia è pari a 320 mg/l, ed è chiaramente indicata in etichetta, insieme all’indicazione 'tenore elevato di caffeina', per favorire scelte consapevoli. Ciascuno dovrebbe pertanto regolarsi nel consumo di energy drink così come fa per il caffè o il tè. Per il loro contenuto di caffeina, gli energy drink non sono raccomandati ai bambini, alle donne incinte o alle persone sensibili alla caffeina”, prosegue Assobibe.

Al fine di favorire un'informazione chiara e completa sugli energy drink, e promuovere un consumo responsabile e consapevole, i principali produttori aderenti hanno “da tempo deciso volontariamente di rafforzare il proprio impegno adottando specifiche azioni concernenti le attività di promozione, marketing e pubblicità di tali bevande, tra cui evitarne la commercializzazione negli ambienti scolastici”.

In collaborazione con il ministero della Gioventù, Assobibe ha realizzato una campagna informativa che comprende un sito internet www.infoenergydrink.it. Le imprese associate hanno inoltre deciso di evitare di promuovere il consumo di queste bevande in abbinamento con alcolici. “Gli energy drink in commercio in Italia non contengono alcol tra gli ingredienti. Infine - conclude la nota - si ricorda che in Italia i livelli di consumo di energy drink sono molto contenuti: rappresentano circa l’1% del totale delle bevande analcoliche consumate”.



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