Salute

Che effetto hanno i batteri intestinali sul tuo cervello?

Traduzione a cura di: Emanuela Lorenzi

Fonte: naturalnews.com


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Straordinaria scoperta scientifica rivela che i batteri intestinali controllano la chimica del cervello, alterando l'umore e non solo

Alcuni ricercatori della facoltà di medicina dell'Università di Exeter e dell'Università di Saragozza in Spagna hanno scoperto un nuovo modo con il quale la comunità di microorganismi che vive in simbiosi con l'intestino umano può contribuire alla regolazione della chimica cerebrale. L'importate studio è stato pubblicato sulla rivista PLOS ONE.

 

L'intestino umano da solo ospita circa 100 trilioni di batteri e molte altre differenti specie di microbi, i quali sono noti collettivamente come microbioma o microbiota intestinale (complessivamente il microbioma del nostro organismo comprende anche microbi che vivono sulla pelle e in altre parti del corpo). Vari studi hanno mostrato come il microbioma intestinale svolga un ruolo fondamentale nella regolazione di ogni cosa, dalla digestione al metabolismo, dalla funzione immunitaria all'umore, tuttavia il meccanismo di tale azione resta in gran parte un mistero.

 

I microbi influenzano i livelli di serotonina

Ricerche precedenti avevano mostrato come un microbioma compromesso può portate allo sviluppo di patologie infiammatorie, fra cui la malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) quali morbo di Crohn e colite ulcerosa. Questi studi confermavano anche che le persone affette da MICI presentano un microbioma intestinale differente rispetto a quello delle persone sane.

 

L'attuale studio è stato finanziato dalla Fondazione per lo Studio delle Malattie infiammatorie intestinali di Aragona (ARAINF) in Spagna, al fine di approfondire questa connessione. Gli scienziati hanno focalizzato le loro ricerche sulla proteina recettoriale nota come TLR2, un importate marcatore della presenza di certi microbi nell'intestino. Gli studi hanno anche evidenziato come le malattie infiammatorie intestinali possono essere slatentizzate dal funzionamento non corretto dei TLR2.

 

Negli esperimenti condotti sulle colture cellulari e sui topi, i ricercatori hanno scoperto che i TLR2 effettivamente contribuiscono alla regolazione dei livelli chimici della serotonina. Benché sia forse più nota come neurotrasmettitore di segnali al cervello, la serotonina gioca un ruolo rilevante anche nella regolazione della funzione intestinale.

 

Queste scoperte suggeriscono che certi microbi intestinali possono, attraverso l'azione dei TLR2, modulare i livelli di serotonina e quindi influenzare direttamente la fisiologia umana e la chimica del cervello.

 

Il microbioma è in grado di modificare i livelli di serotonina al punto da causare cambiamenti nell'umore o nella funzione cerebrale? Una revisione della letteratura del 2014 sulla capacità da parte dei microbi intestinali di influenzare o meno le emozioni e i comportamenti umani, pubblicata sulla rivista BioEssays, ha concluso che esiste un forte sostegno teorico a questa ipotesi ma che le prove restano circostanziali. Ad esempio, gli studi suggeriscono che alcuni microbi possono rilasciare sostanze chimiche che modificano l'attività del nervo vago, il quale collega l'intestino al cervello. Un altro studio mostrava un assetto diverso dei microbi intestinali nelle persone che hanno sempre desiderio di cioccolata, indipendentemente da quello che hanno appena mangiato.

 

"I microbi hanno la capacità di influenzare il comportamento e l'umore alterando i segnali neuronali del nervo vago, modificando i recettori del gusto, producendo tossine che ci fanno sentire male e rilasciando gratificazioni chimiche che ci fanno sentire bene", ha affermato l'autore senior Athena Aktipis.

 

Effetti di ampia portata

Uno studio del 2015 pubblicato su Nature ha rivelato un altro meccanismo con cui i microbi intestinali possono influenzare la fisiologia umana. Questo studio ha mostrato che gli ingredienti comunemente presenti nel cibo industriale e noti come emulsionanti (tensioattivi utilizzati per migliorare la consistenza e la durata commerciale dei cibi) producono cambiamenti nel microbioma intestinale che portano ad un aumento dell'infiammazione associata alle MCI e alla sindrome metabolica.

 

La sindrome metabolica è un quadro clinico che include sintomi fisiologici legati ad un maggior rischio di malattie cardiache, diabete, epatopatie e morbo di Alzheimer ed è associata ad alti livelli di infiammazione sistemica. Le MCI, a loro volta, sono caratterizzate da un'infiammazione anormale del tratto digerente. Entrambe le patologie sono drammaticamente aumentate proprio a partire dall'introduzione diffusa di additivi chimici nel cibo.

 

L'infiammazione è una risposta immunitaria, e questo suggerisce almeno un meccanismo attraverso il quale i microbi intestinali interagiscono direttamente con il sistema immunitario.

 

Un altro studio recente collegava il microbioma intestinale allo sviluppo del morbo di Parkinson, mentre altri avevano associato un microbioma compromesso allo sviluppo dell'autismo.



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