Alimentazione

17/05/2012

Diete pericolose: Pierre Dukan radiato dall'Ordine dei Medici

di Alessia Ferla



pierre dukan
Pierre Dukan radiato dall'Ordine dei Medici

Il nutrizionista francese Pierre Dukan, autore della celebre e controversa dieta che porta il suo nome, ha chiesto e ottenuto la radiazione dall'Ordine dei medici, al quale era iscritto, come medico in pensione, dall'ottobre del 2011. Stando a quanto comunicato oggi dall'Ordine dei medici di Parigi, il dottor Dukan non ha spiegato i motivi della sua domanda, presentata lo scorso 19 aprile.

La mossa di Dukan, secondo i responsabili dell'Ordine, sarebbe stata dettata dalla volontà di evitare i due procedimenti disciplinari nei suoi confronti per l'esercizio del suo mestiere a fini commerciali. Il presidente dell'Ordine di Parigi, Irene Kahn-Bensaude, ha però già fatto sapere che le procedure disciplinari non saranno comunque sospese in quanto precedenti alla radiazione.

In ogni caso la radiazione non avrà impatto sull'attività professionale di Dukan che è in pensione dal 2008, fa attività di consulenza ma molto ridotta e rifiuta nuovi pazienti. Per quanto riguarda la sua attività di comunicazione pubblica, Dukan potrà continuare a fregiarsi del titolo di 'dottore' in quanto è un diploma di Stato.

L'Ordine dei Medici accusa Pierre Dukan di non aver rispettato “il codice etico, secondo cui un medico deve essere prudente nelle sue affermazioni pubbliche”  e ha ipotizzato che Dukan abbia violato il principio in base al quale “la medicina non deve essere esercitata come un mestiere”.

La scorsa primavera, Dukan ha proposto un'opzione anti-obesita' per il 'baccalaureato', che ha suscitato forti polemiche. La discutibile proposta del nutrizionista francese era quella di consentire agli studenti laureandi di guadagnare punteggio se non avessero guadagnato peso negli ultimi due anni. Immediata è stata allora la reazione del ministero dell'Istruzione che lo ha accusato di aver fatto “discriminazione fisica senza saperlo” e il Consiglio nazionale dell'Ordine dei Medici lo ha accusato di non aver considerato l'impatto della sua proposta su adolescenti fragili, anoressici o in sovrappeso.

Pubblicato nel 2000, il libro di Pierre Dukan 'Je ne sais pas magrir' (Non so perdere peso), è stato venduto in 4,5 milioni di copie nella sola Francia e il suo regime alimentare - sostanzialmente basato sull'abolizione totale di zuccheri e carboidrati – è ormai diffuso a livello planetario ma fortemente criticato per gli squilibri alimentari che può causare.  La dieta Dukan è stata seguita da numerose celebrità, tra cui la principessa Kate Middleton.

“Dukan usava un approccio con una dieta iperproteicaha spiegato all'AGI il professor Michele Carruba, direttore del Centro di studio e ricerca sull'obesita' dell'Università di Milano - che fa perdere peso perché produce un accumulo di corpi chetonici, e questo provoca nausea e riduce l'appetito. Le persone a questo punto non mangiano perché hanno disgusto del cibo, inoltre i corpi chetonici sono dannosi per i reni e alla lunga possono procurare danni reali. Bisogna essere cauti nel prescrivere questa dieta a pazienti obesi, che hanno un rischio maggiore di problemi rispetto a pazienti normali”.

Carruba ha inoltre spiegato che una dieta iperproteica può essere efficace nel breve periodo, in quanto favorisce un rapido calo di peso, ma un simile approccio non educa ad una dieta corretta.  Tutte le ricerche sostengono infatti che una dieta deve rispettare la proporzione tra macronutrienti: il 60% deve venire da carboidrati, il 30% da grassi e il resto da proteine.

“La dieta Dukan - continua Carruba - non ha una sperimentazione corretta: funziona nel breve periodo ma nessuno va a vedere statisticamente com'è la funzionalita' dei reni dopo 2-3 settimane. Molti dietologi inventano una dieta e la applicano sui pazienti senza vederne l'efficacia e gli effetti collaterali”. Ecco perché Carruba considera opportuna la radiazione di Dukan dall'albo: esiste una scienza della nutrizione e chi ha una laurea in medicina ha il dovere di documentarsi. Se qualcuno non lo fa e usa approcci innovativi senza averli sperimentati, mette a rischio la salute dei pazienti”.










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