Omeopatia per Animali

Dissenteria invernale nel bovino da latte

Fonte: Il Medico Omeopata



mucca

La Dissenteria Invernale del Bovino da Latte (DIBL) è una malattia molto diffusa della quale ancora non si conosce l'eziologia clinica. Più volte è stato isolato il Campylobacter fetus, varietà jejuni, principalmente dal contenuto ruminale (2), ma il tentativo di riprodurre la malattia non è sempre stato coronato da successo, perciò gli Autori suggeriscono la necessità di condizioni predisponenti (4), quali improvvise variazioni della temperatura, repentini cambiamenti climatici (1,2), la partecipazione di altri agenti microbici o virali, come un Ribovirus (3) o un Coronavirus simile al virus responsabile della diarrea neonatale (1,2). Non vi è alcuna relazione con la Diarrea Virale del Bovino (BVD-MD) o con la Rinotracheite Infetiva del Bovino (IBR-IPV) (4). Le più colpite sono le vacche adulte, mentre gli animali giovani presentano una sintomatologia molto blanda (2,4,5). Una forma simile è stata descritta anche nell'ovino (2).

 

La DIBL ha un andamento esplosivo. La morbilità nelle vacche in lattazione è del 100% mentre non c'è mortalita. Un modico grado di immunità, che dura circa sei mesi, insorge dopo un episodio di malattia, ma le epizoozie si ripetono periodicamente nello stesso animale e nella mandria (1,2,4); non è possibile approntare un vaccino (2).

 

I sintomi prodromici sono subdoli, l'inappetenza e la febbre passano inosservate, mentre viene notato il calo della produzione lattea che, nei giorni successivi, ha una vera caduta mentre alcuni animali cominciano a manifestare diarrea, che tuttavia migliora in 24-36 ore. Da 4 a 7 giorni dopo, la malattia colpisce tutti gli animali, che presentano inappetenza ed una diarrea molto fluida, persino acquosa, emessa senza sforzo. Le feci non hanno odori particolari, non contengono muco  o brandelli ed il colore varia dal verde-bruno al nero (1,2,4). L'anoressia è di breve durata e vi è un modico decadimento dello stato di nutrizione. Il quadro clinico migliora spontanemente in 2-3 giorni.

 

In alcuni casi la DIBL evolve in una forma più grave con la totale scomparsa del latte in alcune bovine, mentre la produzione aziendale giornaliera si riduce del 50%. La diarrea è sanguinolenta, con emissione di feci di colore rosso brillante e si prolunga in una dissenteria molto debilitante. L'esame necroscopico evidenzia lesioni alla mucosa del colon e cieco (1,2,4).

 

Nell'allevamento i sintomi si normalizzano in 1-2 settimane. Alcuni Autori (1,4) affermano che il solfato di rame, i sulfamidici ed il nitrofurazone, somministrati per via orale, hanno una buona azione, tuttavia la terapia allopatica è di dubbia efficacia (4). Inoltre questo approccio non è praticabile perché si devono trattare mandrie numerose, per le quali la somministrazione individuale è improponibile. La distribuzione del medicamento con il cibo o l'acqua di bevanda crea dei problemi logistici (reperimento dei farmaci in zone montane, autorizzazione e macchinari per la miscelazione) e di appetibilità, poiché la vacca da latte è molto selettiva e sospettosa per odori e sapori a cui non è abituata. Inoltre, l'intera produzione di latte dovrebbe essere smaltita da ditte autorizzate fino al termine dei giorni di sostensione dei farmaci utilizzati. Tutto quanto esposto giustifica l'allevatore nella sua scelta di non trattare allopaticamente  la mandria, anche per la risoluzione spontanea dei sintomi; il danno economico rimane comunque rilevante!

 

ANAMNESI

Il caso, che riporto, riguarda un'azienda di 200 capi, con 95 vacche di lattazione, per una produzione annua di 6.200 quintali ed una media giornaliera a capo di 20,5 litri. Sono presenti bovine di razza Pezzata Rossa e Bruno Alpina in proporzione del 60% per le prime e del 40% per le seconde, tutte allevate in stabulazione libera.

 

L'alimentazione è a "unifeed" (viene distribuito il mangime tramite un carro miscelatore) e comprende silomais (17kg), siloerba (3,5kg), fieno (3,5kg), erba medica (2kg), nucleo composto integrato (2,5kg), miscela vitaminica (2,5kg), mangime (3kg). La razione giornaliera per le vacche in lattazione è di 34 kg/capo ed il nucleo è composto di farina (60% di mais, 40% di orzo) e di medica disidratata. L'azienda si trova in una valle su un versante esposto a nord a 430mt. S.l.m. la zona è fredda ed umida.

 

Nella stagione invernale non arriva mai il sole, mentre è riparata dei venti per la conformazione della valle. Attualmente l'allevamento è il tipo cosiddetto "chiuso", cioè tutti gli animali sono di provenienza aziendale fin dal 1982. Le norme igieniche sono adeguate per un buon benessere. Il primo episodio di dissenteria di una certa gravità si è verficato la prima settimana di dicembre nel 1995. Poi si è ripetuto con una spiccata periodicità: una volta l'anno e sempre nelle prime due settimane di dicembre, a volte, con due episodi ravvicinati a distanza di 15-20 giorni in animali che non avevano prestnato sintomi precedentemente. La gravità dei sintomi è stata variabile, ma costantemente si è avuta una diarrea emorragica, talvolta così grave da colorare di rosso brillante l'intera deiezione.

 

In concomitanza della malattia si sono verificati aborti, da 1 a 3, nel corso del 4°-5° mese di gravidenza, e solo in questo periodo dell'anno, quasi sempre prima dell'episodio influenzale. Ho potuto inviare all'Istituto Zooprofilattico di Belluno due feti, nel '98 e '99. Il laboratorio ha evidenziato la Listeria monocytogenes nel contenuto abomasale in uno solo dei campioni ('98), relativo ad un aborto verificatosi dopo una settimana dalla diarrea. Invece i ripetuti esami sierologici, fatti a campione sul 20% della mandria, hanno dato esito negativo per IBR e BVD; l'allevamento inoltre risulta ufficialmente indenne da brucellosi.

 

VISITA CLINICA

13 dicembre 1999 - Sono stato chiamato allorquando la malattia era giù esplosa da due giorni. Fin dall'inizio i sintomi si sono dimostrati con estrema gravità: la maggioranza delle bovine in lattazione apparivano prostrate rifiutando di alimentarsi. Si susseguivano continue ed abbondanti scariche, che fuoriuscivano senza sforzo, a getto. In molte c'erano feci rosse, mentre in altre l'emissione era chiara, giallastra. Le vacche in asciutta ed il giovane bestiame, cioè gli animali non stressati dalla lattazione, non destavano preoccupazione.

 

La temperatura rettale variava dai 39,5°C ai 39,8°C, alcune vacche erano ipotermiche. Mentre avanzavo in mezzo alla mandria, si spostavano lentamente, erano fredde ed apatiche. Il ventre era per lo più pendente e flaccido come una bisaccia, ma certi animali avevano un'evidente retrazione addominale, come se l'ombelico fosse tirato verso la colonna vertebrale da una fune. Se si pensa che un adulto pesa intorno ai 6-7 quintali ed il contenuto dell'apparato digerente è di 220 litri per il rumine e di 30 per l'intestino crasso, si può immaginare l'entità della perdita di fluidi organici!

 

Le vacche in condizioni peggiori avevano l'ano beante, spasmi addominali che le  portavano espellere uno spruzzo di feci ed atonia del retto. All'ispezione rettale ho rilevato la procidenza dei vasi perianali e la dilatazione dei vasi del retto. Si apprezzavano anche ampie e profonde ulcerazioni della mucosa rettale, che appariva ispessita e dolente al tatto.

 

PRESCRIZIONI ED OSSERVAZIONI

Ho consigliato la fluido terapia, almeno negli animali più sofferenti o di maggior pregio, quindi mi sono impegnato ad affrontare il caso dal punto di vista omeopatico. Con i sintomi della periodicità annuale, del presunto aggravamento  con  le  variazioni  del tempo, del sangue nelle feci, delle continue scariche diarroiche e della retrazione addominale (tabella n. 1), decido per Phosphorus MK, che viene somministrato a tutti gli animali, una volta al giorno per 4 giorni.

Al mattino del giorno successivo viene trovata una vacca morta, sebbene le condizioni generali non fossero tragiche. Le altre riprendono lentamente a mangiare, ma la produzione di latte cala per altri tre giorni. Quattro capi vengono avviati al macello.

 

L'andamento della produzione del latte è stato il seguente: 11 dicembre - 1451 litri

16 dicembre - 665 litri

31 dicembre - 1369 litri

 

Complessivamente è stata calcolata una mancata produzione di 7.500 litri di latte, per un danno 5.625.000 lire (725 lire/litro), a cui si aggiungono la perdita di 5 animali ancora produttivi. La perdita totale può essere stimata attorno ai venti milioni di lire. Come riportato in bibliografia non esiste una profilassi vaccinale e le norme d'igiene sono difficili da attuare per la promiscuità dei vari gruppi produttivi, inoltre si possono applicare solo dopo la comparsa annuale della malattia. Propongono quindi all'allevatore, per altro modo scettico, un piano di prevenzione omeopatica consistente nel somministrare periodicamente il rimedio a tutti gli animali in potenze ascendenti.

 

Il trattamento viene ripetuto ogni quaranta giorni, cominciando con Phosphorus XMK. I primi intervanti sono fatti per via parentale, ma successivamente viene preferita la somministrazione endonasale, poiché è più sicura per gli operatori, meno traumatica per gli animali e più rapida. Viene acquistato un erogatore, che serve solitamente per trattamenti di piante o per le pulizie di casa, con il quale viene spurzzato per due o tre volte la soluzione dinamizzata con il rimedio.

 

7 dicembre 2000 - Sono stato chiamato perché hanno notato una bovina in lattazione con una lieve diarrea, che ormai ben conosco e, soprattutto, temono. La visita evidenzia solo un rialzo termino 39,7°C, feci giallastre, più chiare rispetto alle altre e un calo della produzione di latte. Complessivamente tra il 6 e il 7 dicembre, vengono prodotti 44 litri di latte in meno con 95 vacche in lattazione, meno di 1/2 litro a capo. Faccio ripetere Phosphorus XMK al mattino e LMK dopo 12 ore, semrpe utilizzando la via endonasale. Il giorno successivo l'ammalata si è prontamente ripresa, ma un'altra presenta gli stessi sintomi.

 

Il latte complessivo cala in terza giornata di 86 litri, ma tutto il cibo a disposizione  viene consumato. Nei giorni successivi compare diarrea in qualche bovina, ma sempre di modica intensità e non c'è presenza di sangue. Dopo tre giorni del trattamento l'allevatore mi riferisce di aver notato una maggiore voracità. L'andamento della produzione del latte questa volta è la seguente:

 

06 dicembre - 1495 litri

10 dicembre - 1373 litri

17 dicembre - 1520 litri

 

Complessivamente è stata calcolata una mancata produzione di 664 litri di latte, non ci sono state sofferenze per gli animali ed il danno economico è stato molto ridotto, 498.000 lire.

CONCLUSIONI

Appare evidente che i trattamenti hanno dato buoni risultati: in ogni tipo di allevamento la prova del lavoro svolto è data dei numeri produttivi e della perdita di capi. Quali considerazioni possiamo fare?

 

1. Il trattamento eugenetico e l'impiego di alte potenze ascendenti, mi ha consentito di controllare una grave epizoozia con dei costi ridotti, laddove la metodologia allopatica nulla avrebbe potuto, né in prevenzione né in terapia, come dimostrato dai periodici episodi di malattia verificatisi per anni fino a prima del mio intervento.

 

2. La somministrazione per via endonasale si è rivelata efficace e facilmente applicabile.

 

3. L'ideale dimensione in cui obbligatoriamente dobbiamo collocare il concetto di simillimum del caso ci ricorda che, salvo rarisime e forntunate coincidenze, ogni prescrizione omeopatica ha un variabile margine di errore. Con il senno del poi  avrei  valorizzato l'aspetto peculiare del colore chiaro e giallastro delle feci, che contrasta con il colore verde-bruno o nero solitamente presenta in questa malattia, come riportato in bibliografia.

 

Tenendo in giusta considerazione il ventre a bisaccia, come se tutti i liquidi organici si raccogliessero nell'intestino, la retrazione impressionante dell'addome in altre vacche e la defecazione come una fucilata o ad anatra, si configura l'immagine di Croton tiglium (tabella n. 2), grande rimedio della diarrea neonatale, a cui la medicina analitica associa un Coronavirus come agente eziologico, simile a quello ritenuto responsabile della DIBL.

 

Un altro sintomo del rimedio è l'estrema dolorabilità dei capezzoli, i mungitori sono costretti a tenere a disposizione un grande numero di corde in sala di mungitura per contenere gli arti posteriori delle bovine, che troppo facilemente calciano. Il disagio delle bovine è evidente anche in animali adulti e non è sempre costante.

 

4. L'eziologia vera, quella omeopatica, si concretizza molto prima e spesso è pure oggettiva, basata su dati clnici, ma nel caso in esame non mi è stato ancora possibile individuarla. In questo allevamento non sono introdotti bovini dal 1982 e, se si considera un Coronavirus o un Campylobacter come causali, questi non sono ritenuti molto virulenti. Dovrò chiedermi perché   questi   animali   sono   così   profondamente   ammalati,   tanto   da promuovere un'esonerazione, a rischio della propria vita, con una malattia iperacuta. Gli allevamenti, qualunque sia la specie allevata, offrono dei grossi vantaggi per la profonda comprensione dei rimedi. Si ha un grande numero di animali, geneticamente simili, che sono tenuti in condizioni simili per alimentazione, macro e microclima, conduzione, ambiente, ecc.

 

Usando con scienza e coscienza i rimdi omeopatici ed imponendo delle scelte azinedali (quelle possibili, che rispettino la filosofia omeopatica) si liberano gradatamente gli animali dal peso delle continue soppressioni, anche ereditate, per un miglioramento della specie. In tal modo, il notevole numero osservazioni sembra quasi il risultato di una sperimentazione pura e possono valorizzare dei sintomi organici e rivelare la "vera" eziologia.

In questo allevamento, sono riuscito a far vedere cosa si può ottenere con la terapia omeopatica, ma non ho ancora intrapreso il tipo di lavoro sopra accennato. Se mi sarà permesso di continuare, i risultati saranno oggetto di una successiva comunicazione.

 

Bibliografia

1. R. Farina, F. Scatozza - Trattato di Malattie Infettive degli animali - 1998, UTET

2. J.A.W. Coetzer, G.R. Thomson, R. Tustin - Infectious Disease of Livestock - II, 879-881, 1025-1029 - 1994, Oxford University.

3.  Woode, G.N. (1976) Vet. Ann., 16, 30.

4. Blood, Radostits, Henderson - Patologia Medica Veterinaria - 1988, Editoriale Grasso (Bo)

5. Scott, F. W. Et al. (1973) Bovine Pract., 8 , 36.








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