Alimentazione

Allarme diossina in Germania: nessun pericolo in Italia



uova diossina
Allarme diossina in Germania: nessun pericolo in Italia

Torna l'allarme diossina in Germania dopo che, qualche settimana fa, in una partita di uova prodotte in Nordreno-Vestfalia da un'azienda biologica sono stati riscontrati più di due settimane fa valori della sostanza tossica sei volti superiori al massimo consentito.
Già a metà marzo un'azienda responsabile del controllo e dell'impacchettamento aveva riscontrato l'insolito tasso di diossina. Le autorità competenti, tuttavia, sono state informate solo dopo una seconda verifica, con un certo ritardo.

Le indagini si concentrano ora sui mangimi con cui sono state nutrite le 25mila galline dell'azienda da cui provengono le uova contaminate.

Nel nostro Paese non c’è nessun allarme diossina per le uova: l’Italia è autosufficiente per quanto riguarda le produzioni di carne di pollame ed uova. È quanto ha chiarito il Ministero della salute in relazione alle notizie di stampa provenienti dalla Germania circa la presenza di diossina in uova prodotte in aziende agricole tedesche.

La Coldiretti ha poi spiegato che il fatto che le uova italiane sono riconoscibili grazie ad un sistema di etichettatura è un ulteriore elemento di garanzia rispetto alle importanti rassicurazioni del Ministero della Salute sul fatto che “non c'è alcuna allerta in Italia circa le uova contenenti diossina, prodotte in aziende agricole tedesche, che nel nostro paese non vengono distribuite”.

Le uova di gallina – ha sottolineato la Coldiretti - hanno un sistema di etichettatura obbligatorio che consente di distinguere la provenienza e il metodo di allevamento con un codice che con il primo numero consente di risalire al tipo di allevamento (0 per biologico, 1 all'aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie), la seconda sigla indica lo Stato in cui è stato deposto (es. IT), seguono le indicazioni relative al codice ISTAT del Comune, alla sigla della Provincia e, infine il codice distintivo dell'allevatore. A queste informazioni si aggiungono - conclude la Coldiretti - quelle relative alle differenti categorie (A e B a seconda che siano per il consumo umano o per quello industriale) per indicare il livello qualitativo e di freschezza e le diverse classificazioni in base al peso (XL, L, M, S).



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