Omeopatia

Gente del deserto - Esperienza omeopatica con il popolo Saharawi

Fonte: Il Granulo


CATEGORIE: Omeopatia

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La medicina omeopatica al servizio della gente del deserto

Secondo l'Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR, http://www.unhcr.ch), ci sono nel mondo oltre 20 milioni di profughi: quasi la metà sono donne e bambini. Tra di essi troviamo anche i circa 200 mila Saharawi che, da oltre 30 anni, quasi ignorati dagli organismi internazionali, sono accampati nell'inospitale deserto del Sahara algerino. E' proprio qui che circa 7 anni fa li abbiamo incontrati per la prima volta e abbiamo iniziato un reciproco cammino di conoscenza. La nostra idea era di offrire a questo popolo rifugiatosi nel Sahara uno strumento utile: la medicina omeopatica.

In fin dei conti non ci vuole molto per incontrarli: un'ora e mezzo di volo da Roma ad Algeri, altre due ore e mezzo da Algeri a Tindouf, l'ultimo avamposto algerino prima di sconfinare nell'immensità meridionale del Grande Deserto che va ad incontrare la Mauritania, il Mali e il Niger.

Nel 1975 i Saharawi (letteralmente gente del deserto) fuggono dal loro paese, il Sahara Occidentale, dopo che il Marocco (e in parte anche la Mauritania) lo aveva invaso all'indomani del ritiro della Spagna colonizzatrice. Sotto le bombe al napalm sconfinano in Algeria e attendono. Passano gli anni e il ritorno non si realizza. Il loro paese, che si affaccia su un mare pescoso, scarsamente abitato e ricco di miniere di fosfati (materie prime per concimi chimici), è troppo appetibile. Dopo un periodo di resistenza armata (con il famoso Fronte Polisario) decidono di seguire la via diplomatica. Riscuotono molto interesse dagli organismi di cooperazione internazionale (Spagna in testa, ma anche l'Italia e in particolare la Toscana) e si attivano decine di progetti. La loro struttura sociale, basata sull'attiva partecipazione delle donne alla vita pubblica, li pone, tra l'altro, in una condizione di estrema capacità relazionale. Ricevono sostegno da Cuba, che offre la formazione dei ragazzi dall'adolescenza all'università e, anche su questa scorta, adottano modelli sanitari e scolastici di alto livello.

Il deserto intanto li mette a dura prova ma loro resistono e si organizzano. L'ambiente non offre assolutamente niente e una delle poche risorse che posseggono sono gli animali: principalmente dromedari, capre e pecore. Oltre al valore sociale, gli animali forniscono proteine fresche (carne e latte) e contribuiscono a focalizzare l'interesse per la nascita di un progetto di cooperazione sulla sanità animale promosso da un'associazione veterinaria (Sivtro) e una ONG (Africa 70) italiane.

Nell'ambito di questo progetto, che mirava a dare sostegno ad un'attività veterinaria locale, l'Associazione Raphael di medicina naturale (Pisa) (http://www.associazio-neraphael.org) ha proposto di inserire la formazione omeopatica come strumento sostenibile e culturalmente appropriato per quella realtà. Inizia così quella straordinaria avventura che ci ha portato a raccogliere una sfida culturale, ambientale, didattica e politica. Abbiamo offerto le nostre conoscenze di medicina omeopatica classica in modo semplice e diretto, basandoci su esperienze concrete.

Il deserto e la cultura dei Saharawi ci hanno costretti a liberarci di tante zavorre ideologiche e ad aprirci alle loro esigenze. Abbiamo svolto lezioni teoriche e pratiche; abbiamo curato animali e, quando capitava, anche persone. Abbiamo sperimentato la semplicità del metodo e l'assenza delle barriere di specie quando ti viene chiesto aiuto in un contesto di scambio di energie vitali: tu sai qualcosa... io ho bisogno... aiutami. Abbiamo fatto lezione in ogni luogo e in diverse lingue. Abbiamo condiviso i pasti frugali, le tempeste di sabbia senza tregua, le coperte, i turbanti, le risate, i cieli stellati mozzafiato e fiumi di tè verde.

Abbiamo inaugurato un nuovo corso della cooperazione e preso con loro un impegno: non avremmo portato risorse economiche e avremmo adottato uno stile sobrio per un progetto che non offriva cose materiali; non avremmo seguito la strada dei ricchi finanziamenti, ma avremmo cercato di insegnare la medicina omeopatica fornendo solo libri e rimedi; avremmo fatto un corso triennale come si fa da noi e avremmo rilasciato alla fine un diploma come lo riceviamo noi del ricco Occidente che abbiamo una casa, un rubinetto da cui esce acqua non salmastra e dove siamo liberi di entrare ed uscire dal nostro paese.

È nato così il Progetto DEMHOS (Sviluppo della Medicina Naturale e Omeopatica con il Popolo Saharawì). Con alti e bassi, con perdite e nuovi arrivi, siamo arrivati in fondo. Nel 2006 abbiamo consegnato i diplomi della Scuola di Omeopatia Classica M. Garlasco di Firenze ai primi veterinari e tecnici saharawi. Nel frattempo si sono avvicinati i medici e paramedici che avevano partecipato alle lezioni dei veterinari. Il testimone è passato di mano e ci hanno chiesto di attivarci anche per loro. Stiamo proseguendo, tra difficoltà e opportunità. Molte persone partecipano con noi a questa avventura che riteniamo aperta e flessibile. Il deserto e la cultura che ha prodotto ci interrogano spesso. Abbiamo aggiustato la rotta più volte e stiamo imparando a lasciarci guidare dalle stesse forze che modellano anche le dune.



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