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Curare l’osteoporosi con la Naturopatia


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L’osteoporosi, la più frequente delle malattie metaboliche delle ossa, per la medicina allopatica non ha una causa conosciuta. Si tratta di una riduzione della massa e della densità dell’osso, che si presenta rarefatto nella trama e bucherellato; in particolare, si riscontra una diminuzione del numero e dello spessore delle trabecole dell’osso spugnoso. Le principali complicanze sono le fratture vertebrali e del collo del femore. Sicuramente vi è una predisposizione ereditaria verso tale patologia, ma vi sono anche forme secondarie dovute a farmaci (corticosteroidi, come cortisone ecc.), ipertiroidismo, diabete, insufficienza gonadica.

Le manifestazioni più rilevanti sono di solito a livello della colonna e della pelvi. Il sintomo più frequente è un dolore alla schiena con irradiazione al territorio di distribuzione della radice nervosa interessata dovuto al collasso di un corpo vertebrale; quindi dolori al dorso e deformità della colonna.

Per molti anni l’osteoporosi è stata legata alla semplice carenza di calcio e all’incapacità di fissarlo nelle ossa, le terapie erano quindi basate sulla supplementazione di questo minerale, su un’alimentazione ricca di latticini e sull’assunzione di calcitonina, ormone che stimola la fissazione del calcio sulle ossa. Dopo molti anni, alla luce di nuove ricerche e dei discutibili risultati della calcitonina, si è cominciato a considerare che l’insufficienza estrogenica sia la reale colpevole dell’insorgenza dell’osteoporosi, per cui alla quasi totalità delle donne in menopausa viene consigliata una terapia a base di estrogeni, per lo più sotto forma di cerotti.

A questo proposito è necessario fare delle considerazioni:
– i medicinali per la menopausa tendono semplicemente a frenare e rimandare la comparsa dei segni e dei sintomi della menopausa;
– le donne che soffrono maggiormente di osteoporosi presentavano i “fattori di rischio” già da giovani.

Per stimolare la fissazione del calcio nelle ossa, fondamentale è innanzitutto l’esercizio fisico, in particolare la ginnastica in forma dolce. È stato dimostrato che donne in menopausa hanno beneficiato di un aumento di densità ossea delle vertebre lombari pari al 5,2% in seguito a 9 mesi di ginnastica che consisteva di esercizi della durata di 50-60 minuti per 3 volte alla settimana, che prevedono il “trasporto del proprio peso”. Quindi sono molto utili le passeggiate, lo jogging, l’aerobica, il ballo; non danno il risultato sperato il nuoto e gli esercizi da seduti e da sdraiati. La forza di gravità è un importante stimolo per l’osso, pensiamo agli astronauti che soffrono di osteoporosi al ritorno dai lunghi viaggi in assenza di gravità.

Occorre evitare il soprappeso che può incrementare il rischio di fratture, soprattutto nelle donne anziane, ma anche una magrezza eccessiva che si accompagna a rarefazione dell’osso. Attenzione all’abuso di alcool e fumo che favoriscono l’insorgenza di osteoporosi.

Il calcio, per essere fissato nelle ossa, necessita di vitamina D; questa si forma a partire da un precursore, grazie alla luce solare a cui viene esposta la pelle, pertanto si consiglia di stare all’aria aperta e di esporsi al sole almeno mezz’ora al giorno e senza occhiali; sperimentazioni recenti dimostrano che in questo modo la formazione della vitamina è più efficiente. Inoltre, è interessante osservare che nell’osteoporosi quasi sempre i livelli di calcio nel sangue (calcemia) sono normali, compresi tra i 9 e i 10 mg/dl.

L’organismo funziona sempre in base a delle priorità: una di queste è il calcio ematico circolante (contenuto nel sangue) che è indispensabile per l’attività del muscolo, quindi anche del cuore, per la coagulazione del sangue e altre funzioni vitali. Dato che il calcio presente in questa forma non è idoneo a rifornire la matrice ossea, consumare il calcio contenuto nel latte vaccino e nei suoi derivati non risolve il problema, anzi può portare a condizioni ancora peggiori.

Un’altra fondamentale priorità del nostro organismo è il mantenimento del pH del sangue a livelli leggermente alcalini, essendo il pH ideale compreso tra 7,39 e 7,41. I limiti estremi tollerabili sono compresi tra 7,1 e 7,8 superando i quali, con un eccesso di acidità o di alcalinità, compaiono sintomi seri. Esistono pertanto dei meccanismi di compensazione che hanno la funzione di mantenere il pH a livelli adeguati.

L’alimentazione moderna è a base di cibi raffinati e molto proteici che lasciano molti residui acidi che il corpo si trova costretto a neutralizzare in vari modi. In primo luogo l’eccesso di acidi viene compensato dal sodio il cui serbatoio naturale è il muscolo; in seconda istanza viene consumato il fosforo. Se l’acidosi persiste l’ultimo baluardo della riserva alcalina è proprio il calcio che viene mobilizzato dall’osso. Infine si libera dai reni, come ultimo sistema tampone, l’ammonio che riduce la tossicità immediata ma diffonde principalmente nelle strutture adipose e compete per i recettori del GH, ormone importante contro l’invecchiamento.

Dunque l’osteoporosi è favorita dalla sedentarietà e da fattori alimentari, e un eccesso di latte vaccino e derivati, in quanto acidificanti, può addirittura sottrarre il calcio, tanto prezioso, dalla matrice ossea per mantenere la priorità di un pH normale. In questo modo molti minerali vitali sono utilizzati per tamponare degli errori alimentari, i cicli metabolici vanno in esaurimento e questo apre le porte non solo all’osteoporosi, ma alle più diverse malattie.

Le verdure e i cereali integrali, i semi e in particolare il sesamo, contengono sufficienti quantità di calcio e nella forma meglio utilizzabile dall’organismo per soddisfare il fabbisogno sia dell’adulto che del soggetto in fase di crescita, tanto più dell’anziano o della donna in menopausa. La soia con i suoi fitoestrogeni può ulteriormente stimolare il tessuto osseo nel suo trofismo. Crolla il mito del latte e del formaggio, mentre uno studio più accurato della fisiologia umana rivela i reali bisogni dell’organismo al di là di ciò che viene propinato dalla pubblicità.

La scienza medica sa bene come nella maggior parte degli individui, dopo lo svezzamento, si riduce progressivamente la capacità di assimilare il lattosio per carenza dell’enzima lattasi. Forse potremmo interpretare questo come un segnale del corpo che non necessita più di tale alimento, per non parlare delle sempre più frequenti intolleranze al latte vaccino riscontrate in un grandissimo numero di persone che neppure lo sospettano. Molti studi, del resto, dimostrano che la frequenza dell’osteoporosi è più elevata nelle popolazioni che consumano ampie quantità di latticini rispetto a quelle che ne fanno un uso molto modesto.

Occorre dunque ridurre il consumo di proteine, e in casi gravi l’apporto proteico va sospeso per 6 mesi, per poi reintrodurre le proteine gradualmente. Le più dannose sono le proteine di origine animale, in particolare la carne che contiene un’altissima quantità di fosforo, minerale che compete con il calcio per i siti di assorbimento nelle ossa. Vanno evitate le solanacee: il pomodoro per la sua acidità, la patata perché per essere assimilata, a causa del suo altissimo contenuto in potassio, richiama sali dallo scheletro. Inoltre, è bene eliminare aceto di vino, caffè, alcool, zucchero raffinato che richiama il calcio dalle ossa.

Sostituire cibi troppo yin con alimenti vegetali tra i più yang: sesamo, semi, radici, cereali integrali, alghe, germogli di alfa alfa, umeboshi. Tra le bevande è da preferire il the bancha per il suo elevato contenuto in calcio. Tra le vitamine è importante l’apporto di vitamina C in forma naturale, il limone è alcalinizzante e aiuta a fissare il calcio, tra i cereali il miglio è il più alcalino e ricco di silicio, oligoelemento fondamentale per fissare il calcio nelle ossa. Di particolare interesse sono inoltre le alghe per il loro alto contenuto di sali minerali e il corretto rapporto calcio-fosforo.

Infine, occorre ricordare che dal punto di vista energetico l’osteoporosi dipende da un vuoto di Jing che può essere innato o acquisito, in questo caso si ritratta del Jing alimentare di cui sono ricchi gli alimenti freschi e integri, dunque cereali in chicchi, verdure e frutta appena raccolti, semi e germogli.

Tratto da “Curarsi con la Naturopatia vol.2” di Catia Trevisani



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