Omeopatia

Io mi curo con l’Omeopatia! Terza parte: La cura omeopatica


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Curare il malato e non la malattia
La valutazione di una terapia omeopatica risulta molto diversa se confrontata ai parametri che la Medicina Convenzionale ci propone e che, a torto, sono ritenuti logici e razionali. Per capire bene cosa si intende occorre ribadire un unico e determinante concetto: l’obiettivo della terapia omeopatica non è un sintomo o una malattia, è il Paziente. L’Omeopatia cura il malato e non la malattia. Questa affermazione non va data per scontata, né è scontata la sua comprensione, che richiede qualche istante di riflessione per intenderla in tutta la sua profondità. Se si punta l’attenzione esclusivamente su una malattia, spesso una delle numerose malattie del Paziente, possiamo ottenerne la scomparsa senza accorgerci che la condizione globale dell’individuo non è concretamente migliorata, senza cioè che il Paziente si senta meglio o viva meglio.

La Legge di Guarigione
Il signor Constantino Hering era un medico americano dell’800. Venne inviato dal suo insegnante a seguire un corso di Medicina Omeopatica per conoscerla e poterla così screditare. Il Dott. Hering andò, ma accadde che il giovane medico si innamorò a tal punto della nuova Scienza che ne divenne un vero maestro (In figura, in un testo dell’epoca).
Da lui abbiamo un’opera monumentale e numerosi altri scritti, tra cui la cosiddetta Legge di Guarigione, che esprime sinteticamente il succedersi degli eventi in un corretto processo terapeutico: La guarigione avviene dall'alto verso il basso, dal dentro all'infuori, da un organo importante a quelli meno importanti, in ordine inverso a quello di comparsa. In sostanza possiamo osservare che: un'eruzione tende a scomparire prima alla testa, poi al tronco, infine alle estremità (dall'alto verso il basso). Che la guarigione di molte malattie avviene tramite la fuoriuscita di catarri o secrezioni varie (dall’interno verso l’esterno). Che il miglioramento di una malattia cardiaca può manifestarsi attraverso la riacutizzazione di sintomi artritici, così come la scomparsa di una bronchite può far riapparire una dermatite o aggravare una psoriasi (da un organo importante a quelli meno importanti: cuore-articolazioni, bronchi-cute). Che le malattie più recenti guariscono prima di quelle più antiche (in ordine inverso a quello di comparsa). Più in generale possiamo affermare che la guarigione si realizza sempre in senso centrifugo, esonerativo. Guarire è sinonimo di espellere, disintossicare, manifestare. Ritroviamo tale principio anche a livello psichico: se il paziente soffre per emozioni non espresse, il primo segno di miglioramento sarà la manifestazione completa e liberatoria della sua sofferenza, che segnerà l’inizio del processo terapeutico. Il riscontro che il miglioramento del paziente sta avvenendo secondo tali criteri conferma al medico la validità del suo intervento terapeutico ed è di grande importanza per la formulazione di una prognosi. Quando il processo di guarigione è iniziato il paziente, pur non essendo ancora libero dalle sofferenze, comincia a sperimentare un marcato senso di benessere. Non sembri dunque strano o paradossale se le migliore espressione che noi omeopati amiamo ascoltare è: Dottore, ho ancora tutti i disturbi per i quali sono venuto, ma mi sento meglio, inspiegabilmente meglio, il mio umore è diverso, mi preoccupo meno delle cose, non sono più così spaventato. O anche: Dottore, mi sento meglio, respiro meglio, ma ho un catarro che non mi lascia ed i fastidi che avevo sulla pelle sono aumentati.

L’alleanza per la guarigione
Il medicamento omeopatico ha come obiettivo la riattivazione di processi fisiologici inceppati. Qualcosa che nell’organismo era bloccato si rimette in moto e questo produce un movimento sintomatologico che va compreso con intelligenza. Se sono un fumatore incallito dovrò accettare che i miei bronchi cerchino di pulirsi tramite un catarro drenante. Se ho utilizzato molti farmaci cortisonici per tenere a bada un’eruzione, dovrò accettare, prima di guarire, che per un po’ la mia cute espella tossine aumentando i fastidi. Se per lungo tempo non ho dormito ed ho tenuto una vita stressante, dovrò accettare una fase di stanchezza e sonnolenza necessaria al recupero delle energie. E’ importante che si comprenda la differenza rispetto all’approccio tradizionale, che cerca la scomparsa di uno o più sintomi senza curarsi di cosa accade nel resto dell’individuo, sia negli altri apparati che a livello psichico. Risulta evidente anche l’importante una buona comunicazione fra Medico e Paziente.
In effetti nella terapia omeopatica il rapporto fra i due principali attori, Medico e Paziente appunto, è più intenso, profondo e di differente qualità rispetto all’usuale. Le varie situazioni che si possono presentare vanno illustrate nei particolari al proprio terapeuta, che saprà valutarle, e serviranno a comprendere la direzione e l’efficacia della terapia. Quella fra Medico e Paziente è di fatto una alleanza per la guarigione.

L’aggravamento omeopatico
Il Medicamento omeopatico, quindi, non va ad uccidere germi, a disinfiammare un nervo, a decontrarre o stimolare o abbassare la funzione di qualcosa, va più semplicemente a (ri)attivare una reazione dinamica. Sarà l’organismo, con i suoi mezzi ad uccidere germi, disinfiammare, decontrarre, equilibrare. Il momento decisivo è il contatto fra Paziente e Medicamento. La reazione in realtà non è prevedibile perché dipende da numerosi elementi non misurabili. E’ determinante la precisione di scelta del Medicamento, conta la dinamizzazione dello stesso, ma contano anche la capacità reattiva del Paziente. Questa dipende da numerosi fattori, di cui alcuni costituzionali, altri più prevedibili, quali l’età, l’intossicazione da farmaci, la durata della malattia.
Nei giorni seguenti la somministrazione del rimedio talvolta compare un'accentuazione dei disturbi del paziente, alla quale è stato dato il nome di aggravamento omeopatico. Da non confondere con la comparsa di nuovi disturbi, sinonimo di effetti collaterali o reazioni allergiche, praticamente impossibili con la cura omeopatica. Quando questo aggravamento si presenta è di breve durata, al massimo qualche giorno, riguarda i sintomi più fastidiosi, sia fisici che psichici, anticipando ciò che con molta probabilità sarebbe accaduto da lì a poco al Paziente, ed infine precede con sicurezza un periodo di benessere. Questa fase sarà più lunga quanto più grave e profonda è la malattia e minore la capacità reattiva. La sua intensità non significa invece maggiore gravità: un aggravamento intenso e veloce è sintomatico di una buona capacità reattiva. Non è mai un fenomeno pericoloso, né insostenibile, anzi utile per formulare una buona prognosi. Il medico infatti, aiutato da un paziente attento, dalla presenza, qualità e durata dell'aggravamento ricava informazioni importanti per il prosieguo della terapia.
Molti Pazienti, a conoscenza di questa eventualità, si spaventano immotivatamente. Più logico spaventarsi prima di ingerire un farmaco tradizionale, sempre potenzialmente dannoso, quando non mortale, e verificare meglio se la somministrazione risulti veramente necessaria, magari consultando un buon medico omeopatico.



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