Omeopatia

Cronobiologia e Omeopatia


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Cronobiologia e Omeopatia

I ritmi biologici sono endogeni, in quanto geneticamente determinati, ma sono modulati e modificati dagli eventi periodici ambientali. Nell’uomo, i principali sincronizzatori circadiani sono l’alternanza di luce-buio e l’alternanza di attività-riposo.

Il nucleo soprachiasmatico rappresenta il principale pacemaker dell’organismo umano. Le sue cellule presentano un’oscillazione endogena, geneticamente determinata e autosostenuta in assenza di segnali temporali esterni. Esse imprimono il ritmo periodico circadiano di base e ricevono informazioni dalle cellule retiniche contenenti il fotopigmento melanopsina.

I viventi rientrano nella categoria dei sistemi coerenti e si presentano come sistemi coerenti chimici dotati di programma. In questi sistemi le componenti elementari sono coinvolte in processi coerenti ed è l’estensione di questi processi nello spazio e nel tempo che caratterizza e delimita il sistema.

Studi su organismi unicellulari hanno dimostrato l’esistenza nelle singole cellule, come negli organismi multicellulari, di oscillatori intercomunicanti. Alcuni di essi sono sensibili alle informazioni fornite dall’ambiente e possono agire come pacemaker per molti ritmi endogeni. Inoltre, diversi esperimenti suggeriscono che i fattori e le circostanze che hanno come bersaglio le membrane possono influenzare i ritmi circadiani.


I ritmi circadiani e le membrane cellulari
La membrana cellulare, costituita da un doppio strato di fosfolipidi e proteine associate, consente alle cellule di comunicare con l’ambiente fisico-chimico esterno e agisce come sensore ed effettore. Il modello “a mosaico fluido” rappresenta la descrizione della struttura della membrana universalmente accettata. In questo modello, i lipidi rappresentano l’aspetto “fluido” del modello e le proteine quello a “mosaico”. In particolare, la fluidità delle membrane diminuisce quando la temperatura si abbassa e aumenta quando la temperatura si innalza.

I segnali extracellulari interagiscono con la cellula a livello delle membrane e sono costituiti in genere da una molecola, ma esistono anche segnali non molecolari, come la luce, i suoni, le onde elettromagnetiche di bassa frequenza o variazioni di potenziale elettrico di membrana.

La capacità degli organismi di coordinare al tempo dovuto l’attività dei geni, le vie metaboliche e gli altri importanti meccanismi di regolazione è essenziale al fine di consentire un efficiente adattamento alle varie condizioni ambientali. Ad ogni ciclo stagionale, caratterizzato da variazioni di durata del fotoperiodo, ma anche di temperatura e disponibilità di acqua, viene variata la strategia metabolica e quindi l’attività enzimatica. Tutto ciò al fine di avviare le sequenze dei processi metabolici in anticipo, rispetto ai mutamenti periodici esterni, e di mantenere l’organismo in una situazione metabolica sempre adatta alla stagione in corso.


I ritmi circadiani e il controllo ormonale
La melatonina, il cui ritmo di produzione è generato nel nucleo soprachiasmatico, viene secreta durante la notte, regola la produzione degli ormoni timici, sincronizza la ritmicità della risposta immunitaria lungo la scala temporale e incrementa la tossicità delle nostre cellule difensive NK.


Gli ormoni partecipano ai meccanismi di regolazione temporale e presentano una secrezione ritmica che segue dei programmi genetici. In particolare, il sistema ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) è organizzato secondo una sequenza ritmica e i glucocorticoidi sono i modulatori principali delle interazioni immunoendocrine.

In situazioni di stress cronico, oltre all’iperproduzione di glucocorticoidi, viene alterata la ritmicità dell’asse HPA e ne consegue un’alterazione dei ritmici segnali neuroendocrini e diminuzione dell’immunosorveglianza.


Ogni organismo ha i suoi controlli e i suoi ritmi biologici
Le conoscenze fornite dalla cronobiologia evidenziano che all’individualità del genoma si associa l’individualità del cronema, ossia l’individualità temporale delle funzioni biologiche.

La natura endogena e geneticamente determinata dei ritmi biologici conferisce ad ogni organismo ritmi caratteristici nelle sue funzioni biologiche, nella capacità di programmare strategie metaboliche e, in generale, un’individuale capacità di adattamento all’ambiente. Questa struttura temporale individuale degli organismi è il risultato della cooperazione dell’insieme oscillante di subsistemi, nell’ambito dei sistemi neurale, ormonale e cellulare che interagiscono tra loro.

Questo concetto di “individuale capacità di adattamento all’ambiente” sottolinea un’individuale capacità di attivare i programmi metabolici e comportamentali che consentono di eliminare o tollerare lo stress.
Tutto ciò si riaggancia al concetto di individualità morbosa sostenuta dall’Omeopatia, ma anche all’importanza che essa attribuisce alle modalità cronologiche che caratterizzano i sintomi e all’influenza dei fattori climatici.


I ritmi circadiani avvalorano l’approccio omeopatico
L’Omeopatia, nel ricercare i sintomi più salienti e non comuni, pone l’accento sulle modalità orarie sia di comparsa, sia di aggravamento che di miglioramento, e sull’influenza esercitata dai fattori climatici (come temperatura e umidità). I sintomi rilevati in questo modo vengono interpretati come il risultato di processi interattivi tra fattori genetici (che individualizzano il paziente, lo predispongono a determinati squilibri e quindi a contrarre specifiche malattie) e fattori ambientali che, per la loro intensità e le loro caratteristiche, superano le capacità individuali di adattamento spontaneo e non consentono meccanismi di difesa naturali.

Inoltre, secondo l’Omeopatia, esistono delle predisposizioni congenite o acquisite a contrarre malattie croniche (miasmi).
L’Omeopatia, infine, individua tre condizioni miasmatiche patologiche (che per tradizione vengono ancora oggi chiamate psora, sicosi e sifilis) che rappresentano tre stadi di progressivo graduale peggioramento delle condizioni biologiche dell’organismo.
Nella condizione psorica, in cui prevale il deficit e l’ipofunzione, vi è un minore adattamento a qualsiasi richiesta di modificazione. Nella condizione sicotica, in cui prevale l’ipertrofia, e nella condizione di sifilis, in cui prevale la distruttività, si assiste ad una progressiva disorganizzazione dei ritmi con perdita della capacità di sincronizzarsi con l’ambiente.


Samuel Hahnemann non conosceva la cronobiologia, ma aveva ugualmente ragione
Possiamo pertanto concludere che le attuali conoscenze scientifiche e in particolare quelle di cronobiologia permettono oggi, dopo 200 anni dalla scoperta delle leggi universali che sono a fondamento della Medicina Omeopatica, di confermare anche l’importanza dei sintomi e segni del malato, uomo o animale che sia, che sono espressione delle sue regolazioni cronobiologiche.
Anche su questo, quindi, possiamo dire che Samuel Hahnemann aveva ragione.



Bibliografia
- Gasparini L. Multidisciplinarietà in Medicina. Metodologia, Scienze biomediche, Posizione dell’omeopatia in ambito scientifico. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2011
- Gasparini L. Studio di Materia Medica omeopatica. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2000
- Hahnemann S. C. F. Organon dell’arte di guarire. Con integrazioni e commenti didattici utili per la comprensione e l’insegnamento della Medicina Omeopatica. Adattamenti di G. Fagone. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2011



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