Vaccinazioni

Criminali, caccia agli untori e reato di "leso vaccinismo"

Fonte: Repubblica.it


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I termini usati sul tema vaccini bastano a descrivere il clima del Paese, quelle che è avvenuto e ancora accade in Italia

Quando si racconta una storia - anche di un periodo breve e recente - si ritrovano parole che sono state dominanti e hanno avuto un ruolo non indifferente nel momento delle decisioni e nell'orientamento della pubblica opinione. Sui vaccini i termini tra i più usati sono allarmismo, prevenzione, emergenza, paura, bufale, complotto, immunità di gregge, criminali, assassini, caccia alle streghe, untori, ignoranti... Declinarle una per una, rispetto all'utilizzo che ne è stato fatto, richiederebbe molto tempo e troppo spazio. Anche perché ne bastano davvero poche - spesso intrecciate tra di loro - per descrivere il "clima" del Paese, quello che è avvenuto e ancora accade in Italia.

Prendiamo "allarmismo": è forse la più utilizzata, e al tempo stesso, la più forzata rispetto al suo vero significato. Tralasciando i vari allarmismi sulle inesistenti e fantomatiche pandemie di anni fa - che care ci sono costate, economicamente - nel periodo recente la parola si è associata alla meningite, che per parecchi mesi è stata dominante sulle prime pagine dei giornali e nei titoli di testa dei telegiornali. Non v'è dubbio alcuno che questa malattia sia pericolosa e terrorizzante, a causa dell'alta incidenza di mortalità. E sappiamo anche che a volte i mass media inzuppano il pane nel dolore e nella paura, perché scatenano interesse, coinvolgimento, lettura. Ma la realtà ci dice che troppo spesso sono proprio le fonti dei giornalisti a dare informazioni "sballate" e fuorvianti.

Fonti autorevoli per lo più, e verso le quali siamo predisposti a fidarci. Prendiamo un esempio a caso sulla meningite. Alberto Villani, responsabile di Pediatria generale e Malattie infettive del Bambino Gesù di Roma, ad aprile del 2015 fece diffondere un comunicato molto diretto: "1000 nuovi casi ogni anno in Italia e 1 (meglio una, ndr.) persona su 10, tra chi si ammala, muore". Villani disse due cose errate in una sola frase: il numero dei casi registrati e di conseguenza sbagliò sul numero dei morti. Eppure le sue affermazioni furono prese per oro colato e riportate dai media, alimentando così spavento e timori tra i cittadini. D'altronde come si fa a non credere ad un pediatra importante, e una "testa d'ariete" delle politiche vaccinali?

In seguito i numeri del professore furono ampiamente smentiti. Intanto da Massimo Galli, vicepresidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), che disse: "Tra il 2012 e il 2015 sono stati registrati annualmente in Italia meno di tre casi per milione di abitanti. Una modesta tendenza all’incremento (da 2,3 per milione nel 2012 a 2,8 nel 2015) è da attribuire principalmente all’incremento di casi osservato in Toscana (dati Epicentro, ISS)". E se la matematica non è un'opinione tre per milione ci porta a 180 casi di meningite. Non di certo mille, perché altrimenti avremmo registrato un centinaio di eventi drammatici e dolorosi per i parenti delle vittime.

E poi il ministero, l'Istituto Superiore di Sanità, sempre la SIMIT, tra la fine dell'anno scorso e l'inizio del 2017 chiarirono che non c'era nessuna epidemia di meningite. E l'allarme rientrò. Per riaffacciarsi subito dopo con una martellante campagna mediatica, orchestrata sapientemente da chi gestisce le fonti dell'informazione. Ma su un'altra patologia: il morbillo. Al punto da trasformare i malati come cavallo di Troia per la legge che, da luglio, ha esteso l'obbligo a dieci vaccini, con tutto il resto che sappiamo. Quanto abbiano influito gli allarmismi sul morbillo - e quei rari casi di morte (3/4 seppure controversi) - sull'opinione pubblica è difficile dirlo. Però non c'è dubbio che in pochissimo tempo un'urgenza è stata trasformata in un'emergenza per imporre una linea sanitaria favorevole alle posizioni del governo.

In ogni caso proprio il morbillo è servito per portare alla ribalta altre parole più incisive. Come caccia alle streghe, untori, criminali. Che hanno riguardato figure molto diverse, dai bambini non vaccinati ai medici che nutrono forti dubbi sulla profilassi, oppure all'opposto i fautori e sostenitori della legge. Nei confronti dei primi è stata messa in atto una evidente discriminazione sociale. Oltre un anno fa, alcune voci critiche sulle politiche sanitarie (tra le quali inserisco, senza vanto, anche la mia), fecero presente che una scelta punitiva sulle vaccinazioni avrebbe avuto conseguenze su persone innocenti: i bambini. Richiami inutili.

A fare da battistrada, nel maggio del 2016, fu la giunta dell'Emilia-Romagna che decise di chiudere le porte degli asili ai piccoli non vaccinati. Osservai, allora, che si sarebbe innescata una "caccia" che si sarebbe potuta estendere anche ad altre strutture, come ad esempio le piscine frequentate dai bambini. La decisione regionale (presa a gennaio scorso anche in Toscana), rimase lì per lì lettera morta, perché senza una normativa nazionale sarebbe stata facilmente impugnabile. La svolta decisiva avviene a fine luglio, con la trasformazione in legge (numero 119) del decreto Lorenzin approvato dal Consiglio dei ministri il 7 giugno.

Da quel momento le ipotesi più pessimistiche diventano fatti concreti. Dapprima con l'esclusione dei bimbi "untori" dalle situazioni collettive (le feste di compleanno), mentre adesso prende piede l'emarginazione. Come riportato nei giorni passati dal Gazzettino.it secondo un gruppo di genitori di Camponogara - in provincia di Venezia - i loro figli vengono discriminati perché non vaccinati. E frasi come "tu non giochi perché non sei vaccinato" si sentirebbero sempre più spesso nelle scuole e fuori dalle scuole. Cronache locali segnalano anche casi di appelli in classe da parte degli insegnanti che invitano ad alzare la mano ai bambini non vaccinati. Con buona pace per privacy e rispetto della persona.

Vicende quotidiane testimoniano che l'emarginazione - che si trasforma in violenza verso dei piccoli innocenti - viene invocata e richiesta dai genitori dei bimbi vaccinati. Che hanno paura. Ma di cosa non è chiaro, perché se i loro figli hanno seguito la giusta profilassi, cosa temono? Gli unici che avrebbero il diritto di preoccuparsi sono le madri e i padri dei bimbi immunodepressi, quelli che rischiano davvero la vita se contagiati da una malattia pericolosa come il morbillo.

Però: non si è sempre detto che "le colpe dei padri non devono ricadere sui figli"? Già. Tuttavia un principio tanto elementare di giustizia - e di civiltà - ora colpisce vittime innocenti. Conosco l'obiezione: se questi bambini hanno genitori irresponsabili la colpa è soltanto loro. No, non è così: la responsabilità è anche di un clima che si è voluto creare nel Paese e di chi fomenta queste emarginazioni inutilmente punitive nei confronti di bambini che neanche ne capiscono le ragioni. E poi qualcuno dovrebbe spiegare perché nelle classi dell'obbligo i ragazzini non vaccinati vengono accettati se pagano una multa che arriva al massimo a 500 euro. Questi sono meno "untori" dei più piccoli? Non studiano a contatto con compagni di classe immunodepressi? Definirla una "contraddizione" della legge forse non basta. Perché la teoria - in linea di massima giusta - della immunità di gregge diventa un optional: vale solo relativamente. Ma sappiamo che il "doppio binario" risponde ad una logica machiavellica, perché se avessero chiuso la scola dell'obbligo ai non vaccinati, si sarebbe creato un conflitto costituzionale profondo, tra diritto alla salute e diritto all'istruzione.

Qualcuno dovrebbe spiegare anche il significato delle dure decisioni assunte nei confronti dei medici in disaccordo sull'importanza dei vaccini. Durante la "caccia" sono state "catturate" due prede importanti per il movimento dei vaccini. La prima è Roberto Gava, medico veneto noto per le sue tesi sui rischi delle vaccinazioni, radiato ad aprile a Treviso. Lui è cardiologo, farmacologo, omeopata. Ed è molto stimato. È critico nei confronti delle vaccinazioni, che vorrebbe personalizzate. Questa sua opinione diventa però sufficiente per essere allontanato dalla professione, con grande giubilo del presidente dell'Iss, Walter Ricciardi (successivamente oggetto di una interrogazione parlamentare della senatrice Dirindin, per presunto conflitto di interessi).

A seguire, a maggio, a Milano viene radiato Dario Miedico, molto noto, fondatore di una associazione storica - per la sinistra - come Medicina Democratica. Secondo lui i vaccini, anche se rappresentano una profilassi sanitaria importante, devono essere utilizzati solo per casi individuali oppure per gli operatori sanitari in zone a rischio, o quando esistono veri pericoli di epidemie. Miedico si è difeso sostenendo che le radiazioni "non sono previste nel caso di comportamenti che, pur non coincidenti con le prese di posizione dell'Ordine, rientrano nella libertà individuale, nell'esercizio libero della professione e nei principi di libera scelta della proposta terapeutica".

In effetti è curioso che un medico venga punito dopo che per tutta la sua vita professionale, ha esercitato mantenendo sempre la stessa posizione. D'altronde la radiazione è sempre un terreno scivoloso. Vale la pena ricordare che su questo argomento il ministero della Salute è sempre stato molto cauto. Nel 2015 diramò un comunicato per dire che "non erano allo studio sanzioni nei confronti dei medici che non favoriscono le vaccinazioni". Al momento poi le radiazioni sono in stand-by, perché la Commissiine centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (Cceps), deve ancora esaminare i ricorsi presentati da Gava e Miedico.

Ma va detto che le posizioni dubbiose sui vaccini, anche se confortate da ricerche, sono facilmente criticabili, contestabili, e considerate sbagliate, se non pericolose, dalla stragrande maggioranza dei camici bianchi. Compresi quelli citati nella precedente puntata: quei ricercatori e medici pro/vaccini eppure critici sull'obbligo massificato, e per questo tenuti ai margini dai mezzi di comunicazione di massa. In realtà i Gava e i Miedico fanno molto comodo, perché sono un bersaglio facile a causa del loro "estremismo". Ma possono essere comunque contagiosi. Percio l'Ordine li teme. E li punisce nel peggiore dei modi, come monito per tutti: la radiazione.

Non basta il richiamo, non basta l'ammonizione: questi due medici, tra i più seguiti dai free e dai no vaxx, devono essere colpiti duramente affinché siano un esempio erga omnes. In pratica sono stati trattati come Andrew Wakefield, il sostenitore del rapporto tra vaccino trivalente e autismo. Una tesi truccata dal medico, che falsificò documenti per suffragarla, commettendo così un reato: quindi un truffatore. Ma Gava e Miedico non hanno commesso alcun reato nell'esercizio della professione. Tranne quello di "leso vaccininismo".

Altre parole chiave si sono sentite, lette, nelle piazze frequentate per mesi dalle decine e decine di migliaia di persone che hanno dato vita al variegato "Movimento vaccini". Criminali, assassini, nazismo sanitario, complotto, sono state - e sono - quelle che vanno per la maggiore. Facendo prevalere la rabbia sulla protesta. Soprattutto se si è convinti di essere vittime di una ingiustizia. Non c'è dubbio che la legge sia stata vissuta come una imposizione, in assenza di una situazione di vero e diffuso pericolo. Però considerare assassini (e corrotti), tutti i fautori della legge, va oltre la polemica. Perché alimenta rancore, sentimenti violenti, aggressioni verbali. Ma è proprio arduo pensare che milioni e milioni di famiglie italiane e centinaia di migliaia di medici e ricercatori siano compartecipi di un crimine. Perché si dimentica che le vaccinazioni sono radicate profondamente nella nostra storia e cultura della salute.

Non solo: ricondurre il tutto a un ipotetico complottismo che mette insieme le multinazionali sanguisughe, le istituzioni sanitarie asservite, i governi subalterni, i medici e i ricercatori corrotti, come facenti parte di un unico disegno che ha come obiettivo solo il profitto, è quanto meno riduttivo. Sicuramente gli interessi economici dell'industria della salute sono enormi: nel 2016 la spesa farmaceutica ha superato i 1100 miliardi di dollari. E Big Pharma non fa beneficenza. Ma non si può ricondurre tutto ad una "cospirazione" misteriosa, ad un complotto, perché la realtà è sempre più complessa. È curioso però constatare che adesso i "complottisti no-vaxx" vengono a loro volta definiti "congiurati" da un medico, star dei vaccinisti. Al dunque avremo presto in uso un'altra parola: congiura. E così dal "covo" degli industriali farmaceutici che si riuniscono in segreto con la ministra Lorenzin, passiamo a quello degli anti-vaxx che "tramano" con Gava e Miedico. La fantasia non ha limiti...



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