Vaccinazioni

Tra contrari e favorevoli quante bufale sui vaccini

Fonte: Repubblica.it


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Vaccinazioni
Da tempo è in atto una guerra sui vaccini che vede schierati i crociati delle vaccinazioni, che dimostrano una notevole intolleranza e accusano tutti gli altri di essere anti-vax

Da tempo è in atto una guerra sui vaccini, come sanno pure gli italiani che seguono poco o nulla le vicende, le notizie, le polemiche su questo argomento.

Anche perché alla grande maggioranza dei cittadini forse interessa molto di più il funzionamento del Servizio sanitario del Paese, che - come abbiamo già visto e raccontato, trovando conferma nell'ultimo rapporto Osservasalute - in ampie zone del Sud è largamente carente. Se alcuni partiti di governo - in primo luogo il Pd - spendessero un po' più di energie per cercare di migliorare una situazione preoccupante, milioni di persone ne avrebbero giovamento. Invece contano innanzitutto i vaccini, e la questione viene gonfiata a dismisura, drammatizzata, intrisa di falsità e bufale sia da parte di chi è contro sia di chi è pro vaccini.

Non c'è dubbio che le vaccinazioni siano calate. E in alcuni casi al di sotto della soglia di sicurezza, quella che fa scattare la cosiddetta immunità di gregge. Però non è chiaro di quanto siano diminuite realmente le vaccinazioni e in quali fasce di età. Perché se c'è un rischio di contagio, questo vale anche per i giovani e per gli adulti. Tra i quali siamo al 60 per cento di copertura, mentre tra i bambini si viaggia mediamente intorno al 90 per cento.

Prendendo in esame soltanto questo aspetto, viene da pensare che l'obbligo di vaccinazione per andare all'asilo nido e alla scuola materna, dovrebbe riguardare anche il personale scolastico. E poi come la mettiamo con le strutture per l'infanzia inserite in edifici che contengono anche le elementari, la scuola media, le superiori? E i per i luoghi di incontro collettivo, tipo le piscine, i parchi giochi? Obbligo vaccinale per tutti?  E poi che facciamo con il personale sanitario che risulta tra i meno vaccinati? Non è a rischio di essere contagiato un medico, un infermiere, che a sua volta può essere portatore di infezione?

Da questo breve excursus si capisce che l'obbligo vaccinale propedeutico ad altre attività umane, è una questione complessa. Che meriterebbe discussione, confronto, ragionamento. Non anatemi, né rifiuti aprioristici. Ma il corridoio è molto stretto: da una parte ci sono i complottisti, che paventano quasi la presenza di una Spectre farmaceutica, sostenuti da genitori (molto più informati di quanto si creda), che temono i danni da vaccino più di ogni altra cosa. Va detto che gli effetti collaterali, talvolta seri e gravi, non mancano, però le incidenze negative sul complesso dei vaccinati, anche se possono preoccupare, non sono tragiche: non da destare panico nelle famiglie.

Dall'altra parte troviamo i crociati delle vaccinazioni, che dimostrano una notevole intolleranza e accusano tutti gli altri di essere anti-vaxx. Lo scontro è durissimo, con scambi di accuse molto pesanti. Una prova l'abbiamo avuta nelle ultime 24 ore con la conferenza stampa organizzata alla Camera dal deputato del Mdp, Adriano Zaccagnini, preso di mira con veemenza dal Pd che voleva bloccare l'incontro, ma essendo l'uso degli spazi un diritto dei parlamentari, la polemica ha virato più che altro sui "contenuti", al centro di quali c'era Zaccagnini, definito anti vaccinista senza se e ma.

Alle 13 di oggi si è tenuta regolarmente la conferenza. Ero presente, come altri giornalisti, in particolare televisivi. E tutti hanno dovuto prendere atto che tra i presenti (il deputato, gli avvocati e i medici), di "no-vaxx" c'era neppure l'ombra. Il giovane parlamentare sembrava turbato dalle violente parole che hanno preceduto l'iniziativa (soprattutto perché il suo gruppo parlamentare ha preso le distanze), ma almeno ha chiarito che è per i vaccini, e anche se ha citato studi non sconvolgenti sui militari contaminati in Iraq, ha chiesto che le vaccinazioni avvengano in sicurezza, che l'Aifa fornisca i dati sulla farmaco-vigilanza e sugli effetti avversi (che sul sito dell'Agenzia sono fermi al 2013), e che ci sia la libertà di scelta. A tal proposito il deputato del Pd, Gelli, invece di attribuire a Zaccagnini "deliri e manie di protagonismo" avrebbe fatto bene a venire alla conferenza: avrebbe capito che alcuni suoi giudizi sono superficiali, o del tutto infondati. Comunque Gelli ha annunciato una legge che renda obbligatorie le vaccinazioni per le iscrizioni a scuola. Per cui lo scontro si trasferirà presto in Parlamento.

Dunque, se i "nemici" non sono i vaccini a prescindere, resta ingarbugliato un nodo probabilmente centrale: la libertà di scelta. E questo aspetto fa parecchio discutere il mondo degli studiosi che si interrogano a fondo sulla problematica (come dovrebbero fare tutti i ricercatori). È dei giorni scorsi un articolo - pubblicato su Sanità24 del Sole 24 ore, nel quale Antonio Clavenna e Maurizio Bonati, due studiosi del dipartimento del Mario Negri (un istituto di sicuro favorevole alle vaccinazioni), si domandano se sia più giusto obbligare o educare.

"Sebbene il provvedimento di obbligatorietà miri ad aumentare le coperture vaccinali, e quindi sia istintivamente da plaudire, la sua attivazione presenta rilevanti criticità", scrivono i due e proseguono chiedendosi se è giustificabile che la società punisca il bambino "con l'esclusione dalla comunità per una scelta non compiuta da lui, ma dai genitori?".  E ancora: "Le evidenze che derivano dalla letteratura scientifica sono controverse e non consentono di documentare la superiorità degli interventi coercitivi in ambito vaccinale...Nonostante la fiducia di molti politici e operatori sanitari, non è quindi scontato che l'obbligo vaccinale per l'iscrizione al nido produrrà un aumento delle coperture dell'intera popolazione e che queste si manterranno nel tempo".

L'analisi prosegue su vari aspetti, e un punto appare centrale: l'educazione. "Una quota dei tassi di non copertura sarebbe potenzialmente recuperabile, senza coercizione, ma con l'educazione e l'informazione. Non fornire adeguate risposte ai genitori che nutrono dubbi e timori sui vaccini potrebbe spingere verso il rifiuto anche chi avrebbe scelto diversamente se ascoltato e rassicurato".

I due toccano altri punti molto interessanti, e la conclusione è chiara: "Il rischio è di semplificare eccessivamente una realtà complessa, che necessita di un approccio multimodale di informazione, formazione e responsabilizzazione di tutti (anche degli operatori sanitari che nella maggioranza non si vaccina o non si è vaccinato a suo tempo, come i recenti casi di morbillo documentano), di attenzione, di tempi e di spazi di ascolto e di intervento".

La citazione è lunga, e non completa il pensiero (arricchito dai numeri) dei due autori dello scritto, però è abbastanza esaustiva e non di parte. A Gelli del Pd, che presto vedrà i responsabili di alcune società scientifiche, consiglio di ascoltare cosa hanno da dire i ricercatori del Negri. Lo stesso consiglio, non richiesto, offro al dottor Roberto Burioni, il più attivo del fronte pro vaccini, al quale non piace confrontarsi con chi "non è al suo livello". Ecco due persone di livello.

Ma questo articolo permette, a chi ne vuole far tesoro, di sgombrare il campo dalle polemiche violente, aggressive (e anche volgari) innescate da chi non considera la scienza democratica. Qualcuno dovrebbe organizzare una tavola rotonda con chi cerca di riflettere, con chi non si fa prendere da paure ingiustificate, con quelli che non lanciano allarmi sanitari inesistenti. Però temo, vista l'aria bufalara che tira in ogni direzione tra anti vaccinisti e vaccinisti, che il mio rimarrà solo un desiderio.



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