Omeopatia

Conoscere Jeremy Sherr


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Jeremy Sherr è nato in Sud Africa nel 1955 ed è cresciuto in Israele. Ha iniziato i suoi studi al College of Homeopathy di Londra nel 1980 e contemporaneamente ha ottenuto il diploma in Medicina Tradizionale Cinese. Sebbene pratichi esclusivamente l’omeopatia classica, le conoscenze di Medicina Cinese si riflettono nel suo approccio omeopatico.


Nel 1982 conduce la sua prima sperimentazione patogenetica (proving) sullo scorpione; sino ad oggi ha all’attivo più di venti sperimentazioni patogenetiche, tra cui l’idrogeno, la cioccolata, il diamante, il salmone, il germanio, l’aquila e più recentemente il criptococco, che tradisce il suo interesse e lodevole impegno nella cura dei malati di AIDS in Africa. È importante sottolineare il particolare sforzo che ha dedicato allo sviluppo di un approccio sperimentale patogenetico che superasse le incertezze ed approssimazioni metodologiche di cui spesso in passato erano gravati i proving; il libro “Le Dinamiche e la Metodologia del la Sperimentazione Omeopatica”, nell’edizione italiana della Salus Infirmorum, è un importante testo di riferimento per l’omeopata che vuole avvicinarsi all’esperienza sperimentale.


La sua carriera di insegnante inizia precocemente e nel 1985 fonda la Dynamis School, in cui programmi sono attualmente attivi in quattro sedi diverse: Inghilterra, Irlanda, Israele, Stati Uniti.
Il suo curriculum è ricco di attività di insegnamento seminariale in tutti i cinque continenti.
Quando lo incontrai durante un convegno, ricordo il rispetto e la devozione che i suoi allievi mostravano verso di lui. Pur non essendo medico, ha sempre goduto della stima e considerazione dei molti medici omeopati che hanno frequentato i suoi seminari. I diversi riconoscimenti ricevuti da alcune Società Omeopatiche e Università sottolineano l’importanza della sua attività nel panorama omeopatico contemporaneo. Tra le numerose interviste che ha concesso, mi vorrei soffermare su una in particolare, ad un periodico omeopatico online, che stupisce piacevolmente per la chiarezza dei concetti esposti e il valore rassicurante che le sue affermazioni possono avere per molti terapeuti che vivono ogni giorno le difficoltà, e le gratificazioni, dell’omeopatia hahnemanniana.

Proviamo a riassumere i contenuti delle risposte di Jeremy Sherr alle cortesi sollecitazioni del suo intervistatore:

– “… se l’omeopatia funzionasse con un solo simillimum, l’omeopatia stessa non esisterebbe più … Penso che esista una gamma abbastanza ampia di rimedi che può funzionare in un singolo paziente. … Se uno studente, per un certo caso, ha pensato ad un rimedio diverso da quello che l’insegnante ha scelto, non dovrebbe comunque perdersi d’animo pensando che lui ha torto e il docente ha ragione; anche la sua idea potrebbe essere giusta.”
– Da ciò deriva che la costruzione delle materie mediche sulla base dei sintomi clinici curati rimane secondaria, sono informazioni molto meno importanti rispetto ai sintomi osservati nelle sperimentazioni patogenetiche. Nei casi clinici curati, il rimedio potrebbe essere solo un simile o parzialmente simile.
– Nel paragrafo 156 dell’Organon Hahnemann afferma che è impossibile far combaciare un caso clinico con un rimedio come se fossero due triangoli identici, come a dire che non può esistere “il” simillimum in campo clinico. Da ciò deriva il forte richiamo ad affidarsi alla sperimentazione patogenetica dei rimedi per ricavare una corretta ed affidabile conoscenza delle loro proprietà curative.
– La scienza dell’omeopatia consiste nella capacità di gestire correttamente la prima prescrizione come anche le visite successive e le prescrizioni che seguiranno, sino a concludere il percorso di cura integrale dell’individuo.
– La consuetudine di mostrare i migliori successi clinici durante i seminari può dare all’omeopata un’impressione distorta di come sia in realtà la pratica clinica: è piccolo il numero di casi che anche un omeopata esperto riesce ad accompagnare con lo stesso rimedio per anni.


L’intervista prosegue toccando altri temi “caldi” della pratica omeopatica, a cui Jeremy risponde con chiarezza, indipendenza e coraggio di pensiero. Tra gli argomenti esposti nel corso dell’intervista vi è una lunga trattazione dello scottante ed attuale problema degli stati epidemici e pandemici, di cui non vi do anticipazione invitandovi invece a cogliere la preziosa occasione, che la nostra comunità omeopatica avrà in Ottobre a Cortona, di conoscere direttamente l’evoluzione del suo pensiero nell’applicazione clinica e sperimentale del metodo hahnemanniano.



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