Attualità

Il clima rovente affamerà il mondo

Fonte: Valori (Rivista)


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riscaldamento globale
Entro il 2080, il surriscaldamento getterà nell’insicurezza alimentare 600 milioni di persone in più

Senza azioni rapide, l’impatto dei cambiamenti climatici sulla fame nel mondo sarà devastante: entro il 2080, infatti, centinaia di milioni di persone in più rispetto ad oggi potrebbero non essere in grado di procurarsi il cibo necessario per vivere. Si tratta di una cifra gigantesca, se si tiene conto che attualmente sono circa 795 milioni gli abitanti della Terra già considerati in condizione di “insicurezza alimentare”.

A lanciare l’allarme è uno studio effettuato dal Programma alimentare mondiale delle Nazioni
Unite e dal Centro Hadley per la Ricerca e le previsioni sul clima del Met Office britannico. L’analisi è stata presentata nel corso della Cop21, la Conferenza mondiale sul clima dell’Onu, che si è tenuta a Parigi nelle prime due settimane di dicembre.

Per consentire a tutti di comprendere facilmente il rischio che corre l’umanità, i due organismi hanno messo a punto un mappamondo interattivo, pubblicato online sul sito dell’ufficio meteorologico inglese, che offre una proiezione del grado di insicurezza alimentare a livello globale a due scadenze: nel 2050 e nel 2080. La stima è stata effettuata sulla base di due fattori principali, ovvero sul quantitativo di emissioni di gas a effetto serra che saranno disperse nell’atmosfera nei prossimi decenni e sugli effetti delle politiche di
adattamento ai cambiamenti climatici che potranno essere introdotte dai governi.

UNA PREVISIONE COMPLESSA
«Il lavoro di costruzione delle mappe – ha spiegato Richard Choularton, che dirige il Programma di riduzione dei rischi ambientali del Wfp – ha richiesto l’utilizzo di un’ampia serie di informazioni. Abbiamo tenuto conto delle condizioni in cui verseranno i sistemi agricoli, così come dei problemi che potranno manifestarsi nell’accesso all’acqua potabile, dell’impatto del clima sulle foreste e ancora delle difficoltà specifiche che si registreranno in alcune aree del Pianeta nel rifornirsi di beni alimentari secondo le analisi della Fao».

Nella pagina web è possibile scegliere tre livelli per entrambe le variabili, modificandole di volta in volta, e generare così delle mappe che mostrano in modo chiaro quale sarà la situazione in numerose nazioni del mondo a due scadenze: nel 2050 e nel 2080. Qualora il mondo non agirà in tempo sia attraverso politiche efficaci volte a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, sia diminuendo drasticamente le emissioni di gas a effetto serra, il risultato sarà catastrofico.

DUE RIMEDI INSCINDIBILI
Se infatti si modificano i parametri della mappa scegliendo un quantitativo alto di inquinamento nell’atmosfera e un basso grado di adattamento da parte dei governi, in particolare in alcune aree del mondo, i problemi peggioreranno in modo dirompente.
È il caso soprattutto della quasi totalità del continente africano. Ma anche in India, America Centrale e parte dell’America Latina, nonché del Sud-Est asiatico, l’insicurezza alimentare potrebbe diventare un problema insormontabile. «Quello che abbiamo ideato – ha dichiarato Ertharin Cousin, direttrice esecutiva del Programma alimentare mondiale – è uno strumento che consente di comprendere quali cambiamenti si registreranno nel pianeta in funzione delle risposte che l’uomo saprà dare alla questione climatica. In gioco c’è il futuro di centinaia di milioni di persone».

Ciò che risulta particolarmente interessante è il fatto che, modificando uno solo dei due fattori, la situazione migliora ma in modo largamente insufficiente. In altre parole, con alti livelli di emissioni di gas a effetto serra e importanti politiche di adattamento (o viceversa), la situazione appare di certo meno grave rispetto allo scenario peggiore, ma una parte importante dell’umanità si ritroverebbe in ogni caso condannata a patire la fame.

Il messaggio lanciato dalle Nazioni Unite è dunque che occorrerà agire obbligatoriamente su tutti i fronti se si vogliono contrastare seriamente il climate change e le sue conseguenze. In caso contrario, il rischio concreto è di rendere vane tutte le speranze riposte, ad esempio, nei nuovi “Obiettivi del Millennio” (adottati il 25 settembre scorso dalla comunità internazionale, tra i quali figura proprio l’eliminazione della fame nel mondo, in tutte le sue forme, entro il 2030. Un impegno ambizioso, tenuto conto del fatto che, secondo i dati del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, circa 600 milioni di persone in più rispetto ad oggi potrebbero soffrire la fame nel 2080.



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