Denuncia sanitaria

Le clientele nella Sanità si fermano con il merito

Fonte: Repubblica.it


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Lo scandalo sanitario in Umbria, che ha portato all’arresto del segretario regionale del Pd e dell’assessore regionale alla Salute, e alle dimissioni della presidente della Regione, indagata anche lei dalla procura di Perugia, non è un fulmine a ciel sereno. Perché al di là degli aspetti specifici dell’inchiesta - non possiamo già condannare gli arrestati e gli indagati - quello che vediamo emergere è un “sistema”. Che fa parte della storia della Sanità in Italia. Ed è diventato organico con la crescita delle responsabilità politiche e amministrative da parte delle Regioni. E tutti quelli che sono dentro il sistema - dai politici, agli amministratori, ai medici - sanno che i posti di responsabilità, “apicali”, non rispondono soltanto a logiche ed esperienze professionali, ma anche - e soprattutto - spartitorie, clientelari. Che nel caso umbro, sono addirittura riferibili a correnti di partito.

 

Che i cittadini si indignino di fronte a queste vicende è più che normale. Perché ogni truffa, ladrocinio, malversazione, imbroglio, azione disonesta ha una conseguenza - diretta e/o indiretta - sulla salute delle persone. Ma ciò che più pesa nel giudizio negativo della comunità nazionale è la consapevolezza, anzi quasi la certezza, che la Sanità è sempre e comunque “terra di conquista”. Perché dentro questo mondo ci sono i soldi (tanti), c’è il potere (e il sottopotere diffuso), c’è il consenso. La Sanità è una immensa torta, e ogni partito che l’ha gestita nel corso del tempo, ne ha voluta una fetta grande o piccola per sé. Vedremo se si seguirà la “prassi” anche in questa fase politica.

 

Sembrano finiti i tempi della Sanitopoli (sottotitolo di Tangentopoli) degli anni 90 del secolo scorso, che videro protagonisti Poggiolini (allora direttore generale del servizio farmaceutico), De Lorenzo (ex ministro della Sanità), e il gotha dell’industria farmaceutica. Ma negli ultimi 25 anni gli scandali sono stati anche una costante della politica regionale, segnata da arresti clamorosi (Formigoni, il “celeste”, l’ex potentissimo presidente della Lombardia), o da commissariamenti (ad esempio in Calabria).

 

Però il caso Umbria, ci riporta ad una questione specifica: la selezione dei dirigenti. Negli ultimi due decenni tutti i partiti che hanno amministrato il settore hanno dichiarato solennemente che la Sanità deve essere separata dalla politica. Ma evidentemente nelle pieghe amministrative qualcosa ancora non funziona se, come nella vicenda umbra, “le procedure di selezione del personale dell'azienda ospedaliera” (...) “sono state condizionate e sostanzialmente falsate” dalla “prolungata ed abituale attività illecita posta in essere” dagli indagati. Dunque se prendiamo per buona l’indagine della Guardia di Finanza, i fatti ci dicono che la politica, attraverso i dirigenti, fa e disfa a suo piacimento le strutture delle Asl, ospedaliere, ambulatoriali.

 

Per porre un argine alla spartizione dei posti, non mancano le regole. Ma probabilmente sono insufficienti i controlli, che dovrebbero avvenire a monte e a valle, prevenendo le denunce anonime e l’intervento della magistratura. E forse non viene applicato con il massimo rigore il criterio principe che dovrebbe guidare le scelte: la meritocrazia. Che di per sé non è una “mano santa”, però è una garanzia. Perché clientele o no, il cittadino almeno sa che la sua salute è nelle mani di chi merita, non di un galoppino di partito.



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