Vaccinazioni

Cieco per il vaccino, risarcito dopo 42 anni

Fonte: iltirreno.gelocal.it


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L'uomo ora vive alla Stella Maris di Fauglia.
Le prime crisi le ebbe subito dopo la vaccinazione, quando aveva appena otto mesi

L'indennizzo è arrivato 42 anni dopo il terribile episodio che ha sconvolto la vita a una famiglia livornese. Ma quei 179mila euro giunti dal Ministero della salute, insieme a un vitalizio mensile di 1150 euro, non potranno mai ripagare gli sforzi compiuti e il dolore vissuto dal padre, dalla madre e dal fratello di un uomo che adesso ha 44 anni e che si è visto la vita rovinata dal vaccino: l'infanzia attraversata da una serie di crisi convulsive, uno stato psichico costantemente difficile, la cecità totale giunta all'età di vent'anni.


La madre del 44enne ricorda tutto come fosse ora. Ricorda la giornata di aprile del 1967 quando il suo secondo figlio («Un bimbo sereno e tranquillo di otto mesi, che cresceva sano») ricevette la terza vaccinazione antipoliomelitica. A quell'epoca, erano alcune gocce del farmaco messo in una zolletta di zucchero. «Poche ore dopo il bambino ebbe le prime crisi, che si sono ripetute sottoforma di vere e proprie convulsioni nelle settimane succDessive». A quel punto entrò in campo il professor Luciano Vizzoni: fu lui il pediatra al quale la famiglia si affidò per effettuare tutti i controlli quando la madre si accorse che fra i tre e i quattro anni il piccolo presentava alcuni disturbi del comportamento. Alla Stella Maris, dopo numerosi accertamenti, giunse il verdetto tanto temuto: il bambino venne definito "immaturo".


Malgrado questa situazione, il ragazzino studia e arriva fino alla terza media. Ma in breve si accorge che per lui è proibito il sogno di continuare a studiare, di andare al liceo come il fratello maggiore. Ed è qui che comincia la fase peggiore, un'adolescenza nella quale il giovane rifiuta tutto e tutti, rompendo con le sue passioni - la musica e il basket - chiudendosi in se stesso e divenendo, a tratti, anche violento con le persone che lo circondano. La perdita della vista, intorno ai vent'anni, contribuisce a rendere il quadro ancora più problematico. Il ragazzo entra così all'Istituto Stella Maris di Fauglia, dove vive tuttora, mentre i controlli a cui viene sottoposto negli anni dalle varie Commissioni mediche arrivano ad accertare il legame fra i disturbi che sono sorti e la vaccinazione.


La famiglia decide di fare azione legale dopo l'approvazione della legge 210 del 1992, che prevede un indennizzo per i soggetti danneggiati in modo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie. E anche questa è una battaglia lunga e dolorosa. «Credo che il comportamento di questa famiglia sia stato encomiabile - dice l'avvocato Andrea Morini, che ha assistito i familiari dell'uomo di 44 anni - proprio per la forza di volontà che ha mostrato. C'era la consapevolezza che affrontare un percorso di questo tipo fosse giusto. E la passione civile che ha mosso i familiari è un punto essenziale, senza il quale non saremmo arrivati a questo risultato, reso possibile anche grazie all'evoluzione normativa, che ha introdotto elementi di civiltà molto importanti nel nostro paese».


Il Ministero della salute, però, almeno all'inizio non vuol saperne di indennizzare la famiglia livornese. Alla prima lettera di richiesta risponde che ormai i tempi sono passati e che non può esservi nessun indennizzo. Allora la famiglia va al Tar, che le dà ragione: è il 2003 quando i giudici amministrativi della Toscana ordinano al Ministero di provvedere all'indennizzo. La storia, però, non finisce qui: il Ministero ricorre al Consiglio di Stato, dove i tempi si allungano all'inverosimile perché la sentenza viene addirittura smarrita. Ed è una sentenza che rimette la patata bollente alla magistratura ordinaria, pronunciandosi per un difetto di giurisdizione.


All'inizio del 2009, il giudice del lavoro di Livorno, Domenico Provenzano, accoglie il ricorso presentato dall'avvocato Morini. A questo punto, il Ministero evita un ulteriore ricorso e paga: 179mila euro di arretrati e 1150 euro al mese di vitalizio.

«Con questi soldi - dice la madre dell'uomo - adesso possiamo tentare di realizzare l'ultimo sogno: ridare la vista a nostro figlio. Se la situazione della retina si stabilizzerà, un intervento potrebbe essere possibile, forse negli Stati Uniti. Il denaro che ci è arrivato vorremmo impiegarlo così, per non lasciare cadere neanche l'ultima speranza».



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