Alimentazione

Cibi clonati: nessun accordo tra i vertici Ue


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mucche clonate
Il 77 per cento dei cittadini europei è contrario alla clonazione animale per fini alimentari

Carne, latte e formaggio provenienti da animali clonati potrebbero finire nei nostri piatti. Questo è infatti il rischio che si corre dal momento che non è stato raggiunto un accordo tra il Parlamento ed il Consiglio europeo per nuove norme europee sui cibi derivati da animali clonati o da loro discendenti: questi non saranno considerati 'nuovi alimenti', come richiesto dalla Commissione e dal Consiglio europei, né avranno una regolamentazione specifica, come richiesto dal Parlamento Europeo.

Si conclude così un dibattito tra i vertici Ue che andava avanti da mesi e che vedeva schierati da una parte il Consiglio europeo, favorevole all'importazione e al consumo di prodotti alimentari ottenuti da animali clonati e dalla loro progenie, e dall'altra gli europarlamentari, fermamente contrari all'ipotesi che i discendenti della pecora Dolly finiscano sulle tavole dei cittadini europei.

In base alla procedura di conciliazione legislativa, dal momento che entro il termine stabilito del 29 marzo il Parlamento e il Consiglio non hanno trovato un accordo, si dovrà ripartire da capo per la definizione di un nuovo regolamento in materia.

Gianni Pittella, capodelegazione dell'Europarlamento nella procedura di conciliazione Ue, ha spiegayo che “il Parlamento ha chiesto a maggioranza il divieto degli alimenti derivanti da animali clonati e dai loro discendenti o almeno la loro etichettatura per permettere ai consumatori una scelta responsabile”. “Eravamo anche disponibili – continua Pittella - a fare una cosa graduale, iniziando da un alimento e introducendo man mano tutti gli altri, ma nel Consiglio abbiamo trovato un muro”.

Il Consiglio infatti, prosegue Pittella, “era a favore dell'etichettatura di un solo tipo di prodotto, la carne bovina, e a fare uno studio nei prossimi anni, ma la carne bovina è una percentuale minima, il problema sono anche i formaggi, lo yogurt”. I membri del Consiglio, insomma, “erano disponibili solo a mettere a bando l'ingresso di animali clonati nella Ue, ma gli animali clonati non arrivano: arriva invece il cibo derivato da animali clonati e i loro discendenti”.

Tra i Paesi europei favorevoli all'importazione e al consumo di prodotti alimentari ottenuti da animali clonati e dalla loro progenie, vi è la Gran Bretagna, confortata dal parere della Food Standards Agency (Fsa) - ente che controlla gli standard degli alimenti in circolazione sul mercato britannico – che ha recentemente dichiarato che non esiste nessuna differenza tra il cibo derivante dal bestiame tradizionale e quello che proviene da bovini manipolati geneticamente.

Non la pensa così però il 77 per cento dei cittadini europei che ritiene che la clonazione animale per fini alimentari sia innaturale. A sottolinearlo è la Coldiretti, sulla base dei dati Eurobarometro.

“L'opposizione alla clonazione a fini alimentari è alta in Italia con  il 61 per cento che non la ritiene sicura per le future generazioni, il 62 per cento che pensa non faccia bene alla salute e il 68 per cento che sia innaturale. È quindi importante – afferma la Coldiretti - la decisione del Parlamento Europeo, con a capo delegazione l'italiano Gianni Pittella, di non accogliere la proposta del Consiglio che prevedeva di fatto il via libera ai prodotti ottenuti dalla progenie e discendenza degli animali clonati senza peraltro alcuna etichettatura”.

“Spetta adesso alla Commissione – ha continuato la Coldiretti - prevedere regole chiare che vietino tali prodotti nell'Unione Europea e stabiliscano norme chiare e trasparenti di etichettatura. Allo stato attuale non esistono norme sulle importazioni che impongano di etichettare un alimento come derivato da progenie di animali clonati”.

“A poco più di 14 anni dall'annuncio pubblicato sulla rivista Nature del febbraio 1997 dell'avvenuta clonazione del primo mammifero, con la nascita della pecora Dolly, rimane elevata - sottolinea la Coldiretti - l'opposizione all'uso della clonazione a fini alimentari nonostante abbia ormai interessato praticamente ogni tipo di animale maiali, cavalli, bovini, capre, cammelli e mufloni. La commercializzazione di carne, latte e formaggi proveniente da animali clonati oltre ad un problema di scelta consapevole da parte dei consumatori e di rispetto della biodiversità pone infatti evidenti perplessità di natura etica”.

In merito al fallimento del negoziato tra Consiglio e Parlamento europeo per lo stop agli animali clonati si è espresso anche il presidente della Cia (Confederazione italiana agricoltori) Giuseppe Politi il quale si è detto “rammaricato” per la conclusione negativa della trattativa.

''Ora – ha affermato Politi - si dovrà ricominciare tutto daccapo, con una nuova proposta legislativa; ma nel frattempo la commercializzazione dei prodotti alimentari da animali clonati o dalla loro discendenza non e' sottoposta ad alcuna regolamentazione. Siamo, quindi, d'accordo su quanto affermato dal vicepresidente dell'Europarlamento e presidente del Comitato di conciliazione Gianni Pittella per il quale è irrinunciabile garantire la libertà di scegliere per i consumatori e un approccio precauzionale per la tutela della salute, visto che restano ancora molte incertezze scientifiche sulle conseguenze della clonazione negli organismi. Non solo. I produttori agricoli si troveranno ad operare in un contesto privo delle necessarie certezze”.

''Da parte nostra – ha aggiunto il presidente della Cia - ribadiamo il nostro netto dissenso alla clonazione sia sotto il profilo della sicurezza alimentare che sotto l'aspetto etico”.

Secondo Politi bisognerebbe piuttosto “procedere nella difesa e valorizzazione dell'agroalimentare tipico e di qualità che ha la sua base  in un'agricoltura diversificata che produce alimenti salubri e fortemente legati al territorio”.










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