Denuncia sanitaria

Ci sono anche i morti da paracetamolo

Fonte: Il Giornale.it


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paracetamolo

Alla fine può succedere che il farmaco più usato – quello che si somministra anche ai lattanti e l’unico concesso in gravidanza – possa essere responsabile di molte intossicazioni. Sì, se il paracetamolo è assunto alla dose sbagliata, si può stare malissimo, addirittura correre il rischio di morire.

 

Il Centro Antiveleni dell’ospedale Niguarda di Milano (uno dei tre presenti in Lombardia insieme a Pavia e Bergamo) registra ogni anno, in media, circa 8mila sovradosaggi da farmaci e il paracetamolo è il primo nella lista dei medicinali coinvolti negli errori di somministrazione sui bambini sotto i 6 anni. Sono numeri importanti. Si consideri che in tutta Italia le intossicazioni – provocate da farmaci e da non farmaci – superano le 44mila all’anno e che il 45% di queste interessa bambini sotto i 6 anni. Cliccate qui per consultare l’ultimo rapporto Istisan (per il paracetamolo pagine 45,46,53,55).

 

Attenzione: non parliamo di intolleranze individuali, allergie o ipersensibilità. La “cosiddetta reazione avversa con la giusta dose di farmaco, purtroppo, non si può prevedere fino al momento della prima assunzione” ci spiega Franca Davanzo, anestesista, rianimatore, tossicologa e responsabile del Centro Antiveleni del Niguarda.

 

Stiamo parlando di sovradosaggi.

 

Come mai si eccede con più facilità con il paracetamolo?

“Per svariati motivi.  È un prodotto utilizzato come anti febbrile ma anche come antidolorifico generico, (dolori mestruali, delle ossa, da influenza, da otiti) e in commercio esistono decine di formulazioni diverse che contengono paracetamolo (da solo o associato all’acido acetilsalicilico, alla caffeina, alla codeina, all’ibuprofene, all’acido ascorbico, alla fenilefrina cloridato, alla clorfenamina maleato, all’isopropamide ioduro). C’è chi, in preda al dolore, assume tre o quattro farmaci con nomi diversi ma tutti contengono paracetamolo”.

 

Fra i soggetti a rischio di intossicazione ci sono anche bambini…

“Sì, la maggioranza. Può dipendere da una disattenzione dei genitori che nell’armadietto delle medicine dispongono di diverse confezioni di prodotto in cui la dose di paracetamolo contenuta è differente e, invece di somministrare al piccolo i 125 mg, utilizzano i 1000 mg (per adulti). Altri confondono le gocce (che sono più concentrate) con lo sciroppo (che si ingerisce a cucchiai). Le supposte, poi, sembrano tutte uguali, ma le dosi di principio attivo sono differenti.

 

Riconosco che i foglietti illustrativi sono complicati e le scatole riportano talvolta disegni imprecisi. Per non sbagliare consiglio sempre di non considerare l’età del bambino ma il suo peso. Se si somministra il farmaco più volte al nella giornata non bisogna superare i 90mg per chilo di peso”.

 

Ci sono anche le ingestioni accidentali?

“Purtroppo. Mai lasciare le confezioni dei medicinali a portata del bambino. Ma devo dire che ci sono anche persone che assumono il farmaco a scopo autolesivo. È un prodotto che si ha spesso in casa. In America si vendono flaconi che contengono anche 100 pastiglie, da noi fortunatamente le compresse sono contenute in blister, ma, purtroppo, non sono sufficienti a contrastare questi comportamenti”.

 

Quali sono i sintomi dell’intossicazione?

“Nausea, vomito, malessere generale. Il paracetamolo in eccesso inibisce l’effetto antiossidante della proteina glutatione, le cellule del fegato vanno in necrosi e si corre anche il rischio di morire. E pensare che il fegato è un organo capace di autorigenerarsi e il glutatione è in grado di contrastare la tossicità dei farmaci, fino a un certo punto, però…”.

 

Ogni anno vedete morti da paracetamolo? Quanti?

“Purtroppo sì, alcuni soggetti arrivano troppo tardi alle cure e nonostante la disponibilità di un antidoto molto efficace, il danno epatico è così grave che è necessario il trapianto di fegato che a volte non salva la vita. La mortalità è fortunatamente molto bassa,forse 1 o 2 casi all’anno”.

 

Come comportarsi in caso di sospetta intossicazione?

“In tutti i casi di avvelenamento la tempestività è fondamentale.  La prima cosa da fare è telefonare al Centro Antiveleni più vicino che fornirà le indicazioni più opportune. Poi verrà valutata l’eventualità di recarsi al pronto soccorso. Una volta in ospedale, si potrà controllare il livello di paracetamolo nel sangue e poi si deciderà la terapia disintossicante più appropriata”.





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