Omeopatia per Animali

Chi è il Veterinario Omeopata

Fonte: Il Medico Omeopata



Una scelta professionale apparentemente difficile e controcorrente ci regala, dopo calici colmi di aceto, soddisfazioni intense a piene mani. Sta a noi scegliere se spaventarci, ritirarci, accontentarci o diventare protagonisti del nostro Lavoro e della nostra Vita.


Spesso i proprietari dei miei pazienti mi chiedono quali sono le motivazioni che mi hanno portato a intraprendere questa strada. La risposta è immediata: questa terapia funziona molto più rapidamente e senza effetti collaterali. I più restano esterrefatti. Ma come? L'Omeopatia da risultati, ma in tempi lunghissimi!
Bisogna che i pazienti siano davvero molto pazienti!
La selezione di base nell'immaginario collettivo si basa su due dogmi:
• La fede nell'efficacia della terapia.
• La pazienza in una medicina che quando funziona necessita di tempi lunghissimi.

La mia espressione divertita genera, nella migliore delle occasioni, una reazione allibita.
Ma come può essere vero? Nelle migliore delle ipotesi la domanda più intelligente che mi sento rivolgere è: Come fate a diagnosticare un rimedio solo attraverso l'osservazione di un animale quando anche gli omeopati umani fanno una fatica tremenda? Sono i fatti che parlano non le polemiche cicliche che rimbombano con fragorosa risonanza sui mass media. La maggior parte dei clienti arriva su segnalazione o vera e propria spinta di un amico o di un conoscente che è rimasto soddisfatto dei risultati ottenuti. Qualcuno viene come ultima spiaggia Ho provato di tutto, provo anche questa strada…

Qualcun altro viene a malincuore su spinta di una donna di casa, ma lui non crede a queste cose… Altri hanno un atteggiamento di sano dubbio figlio dell'intelligenza: valuto gli effetti e traggo le conseguenze del caso.

Ma quali caratteristiche deve avere il Medico Veterinario Omeopata?
Deve avere fatto almeno un corso triennale di una Scuola che risponda a certe caratteristiche. Un Diploma può essere sufficiente per esercitare questa Professione? Sicuramente no.
E' necessario uno studio approfondito, la partecipazione a diversi Seminari di diverse Scuole per aiutare il neofita ad affrontare il caso clinico da angolazioni diverse. Ma non è ancora sufficiente. La dote fondamentale per diventare un buon Veterinario Omeopata è di essere UN BUON VETERINARIO. Bisogna essere in grado di fare una diagnosi senza accontentarsi della fase diagnostica, ma interpretarla. Se radiologicamente, attraverso la lettura della TAC o della Risonanza Magnetica esprimiamo una diagnosi, dobbiamo essere in grado di valutare quale terapia potremo prescrivere per salvaguardare al meglio l'integrità fisica e la salute del nostro paziente. Ma ancora non basta: dobbiamo sapere proporre ai proprietari degli animali le diverse soluzioni: chirurgiche, farmacologiche e sostenere la motivazione di una scelta non convenzionale. Accettare di essere definiti complementari significa accettare un ruolo subalterno e nella migliore delle ipotesi rientrare nella mediocrità.

E' sufficiente una diagnosi strumentale per far sottoporre al nostro paziente un intervento chirurgico? Noi diamo importanza alla Semeiotica, disciplina dimenticata, e visitiamo il paziente. Se il disturbo è soltanto funzionale la diagnosi di un rimedio omeopatico corretto lo aiuta a recuperare velocemente. Quando la diagnosi è di un problema lesionale questo non vuol dire che dobbiamo subire passivamente il protocollo terapeutico, ma salvaguardare con motivazioni cliniche e con vigore la difesa dell'integrità anatomo-funzionale del paziente e sostenere i proprietari in una scelta terapeutica che gli amici al Parco denigreranno per poi ricredersi quando i risultati ottenuti ci conforteranno.

Dobbiamo accettare che ci sono patologie curabili e altre incurabili con l'Omeopatia? Dobbiamo per forza essere considerati “gli psicologi degli animali” o dobbiamo per forza diventare tutti comportamentalisti?
Io non credo. Si rischia di dover per forza incasellare un disagio in una definizione che è troppo ristretta, oltre che figlia di una interpretazione personale, quando è molto più profonda la comprensione del Rimedio corrispondente.

I limiti della terapia allora si superano. L'aggressività di un Dulcamara o di uno Stramonium sono controllabili SOLTANTO con il Rimedio Omeopatico? La risposta è semplice: SI, altrimenti ho scelto quello sbagliato. Inoltre: una volta confermato, ovviamente dal paziente, che il Rimedio prescritto è corretto ne traiamo una conoscenza talmente profonda che ne anticipiamo gli scompensi consigliando ai Proprietari le situazioni da evitare o quando questo non fosse possibile come ovviare alle inevitabili conseguenze. Non è un modo di vivere la Professione difficile: è soltanto più completo.

L'arsenale terapeutico aumenta inesorabilmente con il trascorrere degli anni ed è direttamente proporzionale alla conoscenza che ne abbiamo tratto dall'osservazione dei nostri pazienti.

Siamo cresciuti professionalmente sul campo non diventando miopi topi di biblioteca, ma verificando tutti i giorni il miracolo della vita. Sono i nostri pazienti osservati nel comportamento, nelle reazioni agli agenti atmosferici tanto importanti quanto le difficoltà che anche la loro semplice ma poco naturale stile di vita gli impone.

Non siamo più dei Notabili degli effetti dei disagi, ma affiniamo la nostra osservazione sulla verifica delle cause.

La patologia non è più casuale, ma legata ad una predisposizione. Quanto più fragile sarà la struttura caratteriale del paziente tanto più importante diventerà la patologia.

Una scelta professionale apparentemente difficile e controcorrente ci regala, dopo calici colmi di aceto, soddisfazioni intense a piene mani. Sta a noi scegliere se spaventarci, ritirarci, accontentarci o diventare protagonisti del nostro Lavoro e della nostra Vita.



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