Alimentazione

Celiachia e patologie nell'età fertile della donna

Fonte: Natura&Benessere



donna
Le donne celiache a dieta libera vanno incontro, nell’età fertile, ad una serie di disturbi

La celiachia, l’intolleranza al glutine, ovvero alla gliadina, proteina contenuta nel frumento, segale ed orzo, è causa di una variabile sindrome che va da un quadro di chiaro malassorbimento a un deficit nutrizionale sub-clinico, con incidenza su svariate patologie cliniche, prevalentemente autoimmunitarie, a patogenesi tutt’ora sconosciute.

Diversi studi, pubblicati su illustri riviste scientifiche internazionali (Lancet, American Journal Gastroenterology, etc.), indicano che essa può certamente influenzare il decorso fisiologico dell’età fertile della donna come il ciclo mestruale, le gravidanze e altri aspetti ginecologici.

In particolare, sono riportati in alcuni casi clinici, disturbi della fertilità, frequenti aborti ed altre patologie secondarie, come feti piccoli a termine di gravidanza e parti pre-termine.

Le donne celiache, non ancora diagnosticate, presentano nella loro storia personale una costellazione di veri e propri drammi legati ad aborti o a parti prematuri che mettono in pericolo la vita del neonato.

Inoltre, ci si è chiesti se tutte le donne con intolleranza al glutine a dieta libera, anche quelle con pochi sintomi, avessero lo stesso rischio di portare avanti male la gravidanza o di avere ripercussioni su altre patologie ostetrico-ginecologiche.
Ebbene, tutti questi studi hanno evidenziato con chiarezza che le donne celiache a dieta libera hanno un rischio di abortire pari al 27% in più rispetto a donne senza intolleranza e che hanno il 20% in più di possibilità di partorire feti piccoli (< 2500 gr.) a termine di gravidanza.

Inoltre, si è constatato che il periodo di allattamento al seno materno nelle donne celiache non trattate con la dieta priva di glutine, diminuisce notevolmente (circa 2 mesi in media); viceversa, in un gruppo di donne a dieta senza glutine, il periodo di allattamento al seno è risultato essere in media circa di 7-8 mesi.
Di non poca importanza sono risultati anche tutti i casi di amenorrea (2-12 mesi) inspiegabili, i menarca notevolmente in ritardo (14-16 anni) e casi di vera e propria sterilità primaria.

L’assenza di segni clinici evidenti della celiachia, come la diarrea, o segni di laboratorio, come l’anemia sideropenica, non cambia i numeri sopra citati.
Il che sta a significare che in una donna, anche se la celiachia decorre in modo silente, ovvero senza sintomatologia evidente, il fatto di non seguire la dieta priva di glutine la espone praticamente a gravidanze difficili o impossibili, alla stregua di quelle con manifesta sintomatologia clinica.

E’ facile dedurre, quindi, che la causa di tutta questa gamma di patologie ostetriche, legate alla celiachia, non è da ascriversi ad una più o meno severa espressione clinica della celiachia stessa, bensì ad un meccanismo autoimmunitario da essa stessa indotto (come la produzione di autoanticorpi contro la gliadina, che si dirigono verso altre strutture dell’organismo, diverse dall’intestino).

Mi piace qui ricordare un caso clinico emblematico, di una donna dell’avellinese, che come unica espressione clinica della celiachia ha avuto 5 aborti, e che all’età di 50 anni, arrivata la menopausa, rassegnata di non poter portare alcuna gravidanza a termine, ha adottato 3 bambini. Dopo poco tempo, per caso, viene diagnosticata celiaca e scopre con rammarico che per una banale intolleranza alimentare le è stato impedito di vivere una felice maternità.

Tutto questo, ancora una volta, ci dimostra che prevenire è meglio che curare.



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