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Niente soldi, niente farmaco: farmacia ospedale Calabria nega terapia a malato di cancro


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Niente soldi, niente farmaco: farmacia ospedale Calabria nega terapia a malato di cancro

“Mi spiace signora, non abbiamo soldi e non possiamo ordinare il farmaco per suo marito”. Questo il secco 'no' della farmacia ospedaliera ad un paziente malato di cancro in Calabria. L'Adnkronos Salute ha raccolto la sua storia.

Residente a Reggio e in cura all'ospedale Annunziata di Cosenza per un tumore in stadio avanzato, il paziente ha ricevuto la prescrizione per un antiangiogenetico (sorafenib). L'oncologo raccomanda di iniziare il prima possibile la terapia che dovrebbe rallentare la progressione del cancro.

La moglie, Maria S., si presenta dunque seguendo le indicazioni dello specialista alla farmacia ospedaliera del presidio 'Riuniti' di Reggio Calabria, la più grande struttura della città dello Stretto, con in mano la ricetta e il documento in cui l'oncologo descrive la diagnosi e motiva dettagliatamente la scelta di prescrivere l'antineoplastico in questione. Tutto in regola. In farmacia però si rifiutano di ordinare il medicinale. Una confezione da 112 compresse, per coprire un ciclo di terapia di 28 giorni (4 compresse giornaliere), ha un prezzo di vendita al pubblico che supera i 5 mila euro.

“Il farmaco non è in magazzino e noi non abbiamo i soldi per ordinarlo”, ha spiegato l'addetta e 'rispedisce' la richiesta all'ospedale di Cosenza. “Perché non le hanno dato un campione per cominciare la terapia? Provi a chiederlo. Poi domani ci ritelefoni, così vediamo se intanto qui la situazione è cambiata”. Scettica, Maria S. comincia un giro di telefonate. Ritenta anche con la farmacia ospedaliera dei Riuniti e un'altra addetta le consiglia di chiamare le farmacie del presidio di Scilla e dell'ospedale di Melito Porto Salvo (i cui riferimenti telefonici, nell'elenco, sono errati). Maria S., armata di pazienza, esegue. La risposta che le viene data è sempre la stessa: “Se lo avessimo avuto in magazzino glielo avremmo dato, ma non possiamo ordinarlo”.

Niente soldi, niente farmaco, insomma. Scatta quindi il rimpallo delle responsabilità. “Spetta all'ospedale di Reggio Calabria trovare un modo per far avere a suo marito la terapia, non deve essere lei a chiamare tutti i presidi della provincia. Insista”, le suggeriscono.

In Calabria la Giunta regionale è stata costretta a deliberare, nella prima metà di agosto, una variazione di bilancio di 428 milioni di euro per colmare i debiti delle aziende sanitarie e delle aziende ospedaliere e chiudere la partita con i creditori in attesa da anni. I fondi in questione sono stati anticipati dal ministero dell'Economia e delle finanze, per mettere insieme la liquidità necessaria a ridurre l'impatto del debito sanitario accumulato negli anni e cresciuto esponenzialmente in virtù degli interessi maturati.

Intanto Maria S. continua a telefonare. Da Cosenza le promettono che faranno il possibile, anche contattare un rappresentante per avere il farmaco. Da Reggio Calabria le aprono uno spiraglio di speranza. Dopo aver chiesto anche all'ospedale di Siderno, l'addetta della farmacia ospedaliera dei Riuniti scopre che il farmaco potrebbe essere disponibile a Taurianova e, soltanto a patto di organizzare uno scambio di farmaci, sarebbero disposti a inviarlo.

“Ma per oggi non se ne fa niente - spiega alla moglie del paziente - Devo avere il via libera della dirigente per dare un medicinale in cambio di quello che serve a lei. E in questo momento non riesco a contattarla. Torni domani”. Per il marito di Maria S., quindi, un altro giorno senza terapia.



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