Omeopatia per Animali

Il legame tra il cane e il suo padrone: un caso clinico omeopatico

Fonte: Il Medico Omeopata



cane

Sempre più frequentemente quando un animale è portato ad una visita clinica, emerge una forte emozionalità ed eccessiva preoccupazione da parte dei proprietari che, a causa dell’incapacità nel sostenere emotivamente il disagio della propria bestia, esigono una guarigione rapida, rassicurazioni e certezze sulla prognosi.

 

INTRODUZIONE

Quando affiorano problemi comportamentali dovuti spesso a un’umanizzazione dell’animale, antropomorfismo, e a una mancanza di informazione di tipo etologico, trasmettere ai proprietari l’importanza di modificare il proprio atteggiamento è difficile proprio perché spesso ci si trova di fronte a meccanismi di proiezione di qualche figura della propria vita. In questi casi la relazione proprietario-animale-veterinario e l’approccio che ne consegue, possono frapporsi al buon esito di una cura omeopatica e condurre, in alcuni casi, alla perdita del cliente, alla frustrazione di non essere stati compresi o alla mancanza di coraggio nel prendere una posizione.

 

MATERIALI E METODI

La presentazione di questo caso clinico vuole essere il primo di una serie di approcci alla omeopatia veterinaria che esce dalle righe della classica visita finalizzata a guarire il paziente animale, dove la malattia dell’animale stesso e dunque la richiesta del proprietario di guarirlo, mette in evidenza una serie di problematiche “umane” di cui gli animali sono solo un riflesso. Ho la fortuna di avere alle spalle dieci anni di formazione in un percorso di consapevolezza e coscienza che mi ha fornito delle chiavi di lettura sui meccanismi inconsci che guidano gli esseri umani nelle loro relazioni e che mi permettono di dialogare con l’altro per comprendere profondamente l’approccio che si crea tra loro e di conseguenza con l’animale che andrò a curare.

 

Vedo sempre di più e in modo preoccupante una partecipazione emotiva esagerata da parte di alcuni proprietari che non sanno affrontare la malattia di un animale in nessun altro modo se non manifestando un eccessivo stato ansioso, che priva della serenità necessaria alla presa del caso. Ciò che osservo nella realtà è che molte donne e uomini vivono l’approccio con l’altro essere umano in modo problematico e conflittuale.

 

La compagnia di un animale che accoglie l’amore del padrone senza reazioni e incondizionatamente, crea una situazione affettiva più facile per l’umano, ma che può produrre stati di incontenibile emozionalità e conflittualità col veterinario nel momento in cui l’animale si ammala. Il percorso che sto seguendo mi sta insegnando a entrare nella difficoltà relazionale con le persone per risolverla e non a fuggire dalla stessa, cercando alternative più semplici come l’adozione di un animale e ciò mi permette di vivere accanto a cani, gatti e ad una cavalla in una dimensione serena in cui ognuno vive lo spazio che gli è proprio.

 

I bisogni degli esseri umani, trasferiti automaticamente su un paziente animale, sono non solo responsabili di comportamenti patologici di vario grado ed entità, ma anche ostacoli invisibili che impediscono la cura. La maggior parte delle persone non pensa di essere responsabile di atteggiamenti anomali o di malattie dei loro animali e delega il problema da risolvere al veterinario. È possibile che una persona, con un alto grado di coscienza di sé, possa andare oltre i suoi comportamenti automatici dopo averli visti e compresi e ristabilire un sano approccio uomo-animale.

 

Nella mia esperienza di medico veterinario ho constatato che più le persone, proprietarie di animali, sono acculturate, più hanno difficoltà a smantellare le certezze o i confini del sapere su cui hanno costruito il proprio vivere: ciò che conosco mi dà sicurezza perché lo controllo, ciò che non so, lo rifiuto a priori perché mi destabilizza. Lo scetticismo sia sul trattamento omeopatico che sulla visita comportamentale, da parte dei proprietari, riesco sempre più a superarlo attraverso l’ascolto dell’umano che ho di fronte, per accompagnarlo nel rispetto delle sue opinioni, in spazi di conoscenza nuovi. La relazione di fiducia che il Veterinario riesce ad instaurare con il proprietario è legata a un sottile filo, per cui dobbiamo dirgli che stanno agendo in modo sbagliato, senza farli sentire sbagliati, oppure responsabilizzarli sulle loro scelte terapeutiche, in modo da avere una collaborazione attiva. L’incoraggiamento ad affrontare situazioni serie e complicate passa naturalmente attraverso una diagnosi e una prognosi accurate, per non ingenerare false speranze con tutto ciò che ne consegue.

 

IL CASO CLINICO

Questa è la storia di Patrizia e di Giovedì e del loro incontro in un giorno di pioggia. La cagnetta era in fin di vita, per terra, fu raccolta: era cieca e sorda. Patrizia si è subito chiesta il perché avesse incontrato questo cane, cosa rappresentava, che insegnamento ne doveva trarre. Gli eventi della vita se sappiamo osservarli e leggerli escono dalla casualità e ci servono come specchio del nostro vissuto. Questo modo di pensare analogico mette in relazione eventi che visti da un punto di vista casuale non hanno niente in comune tra loro.

 

Le domando: A che conclusione sei arrivata, cosa c’era dietro? Io considero mia madre una vecchia cieca e sorda nel senso che non mi vede e non mi ascolta e il nostro rapporto è conflittuale. Lei mi fa continue richieste ma ogni cosa che faccio non va bene, lei respinge il mio amore di figlia come se fossi incapace a darglielo, come se io dentro avessi solo cattiveria… Non so se ce la farò a prendermi cura di questo cane, non mi sento capace… Patrizia, che si prodiga molto per la madre, riceve in cambio solo critiche che alimentano in lei il sentimento di essere sbagliata, attraverso la cagnetta può dimostrare a sé stessa che in lei ci sono sentimenti buoni. Il dubbio che un cane in quelle condizioni possa accogliere le sue cure è grosso, teme di essere rifiutata anche da un…. cane! Il che per lei sarebbe troppo! Però ci prova, ci va dentro e ne esce vincente. Patrizia ha trasferito sul cane sia sua madre, che lei vede cieca e sorda, perché non si è mai sentita amata e ascoltata, sia una parte di sé stessa creatura abbandonata, bisognosa di affetto e di cure. Questo spiega il perché tra tante persone che passavano davanti alla cagnetta solo lei si è fermata a soccorrerla.

 

Da dove nasce questo movimento interiore che ha spinto Patrizia a prendersi cura del cane? La spiegazione che lei stessa ha dato, vivendosi gli eventi, è che il cane le ha permesso di vedere i suoi bisogni: bisogno di amore, di salvare l’altro, di sentirsi utile, di essere riconosciuta, ma di vedere più chiaramente quali sono gli spazi della sua relazione con sua madre da guarire.

 

VISITA OMEOPATICA

Trovata giovedì 11 maggio abbandonata sul ciglio della strada, la cagnetta non vede, non sente, è in stato stuporoso e di denutrizione. È molto vecchia, docilissima, fa i bisogni dentro la cuccia, le feci sono secche e dure. Ogni piccolo stimolo la manda sotto stress e inizia a girare su se stessa, perde l’orientamento. Cammina e sbatte. Mangia poco, le piace il latte. Non fa le feste, non interagisce, non le interessa niente. Non sente, non va verso il cibo, la deve guidare e porgerglielo con la mano. Beve. Patrizia le ha somministrato i fiori di Bach, il Rescue Remedy. Io la vedo dopo 15 giorni dal ritrovamento. In studio da me è la prima volta che emette un suono dopo giorni di silenzio. La mia impressione è che è completamente annichilita dal trauma dell’abbandono, in una condizione di estrema vulnerabilità data anche dalla vecchiaia, senza difese, come se aspettasse la morte da un momento all’altro, anestetizzata da un handicap fisico e sotto shock psichico. Provo una pena estrema, mi viene il magone.

 

Per la legge della risonanza, rivedo in quella cagnetta me stessa e una parte della mia storia, i momenti peggiori dell’abbandono, la solitudine. Sono molto turbata, respiro profondamente e inizio a repertorizzare.

 

PRIMA REPERTORIZZAZIONE

(Synthesis 8.1 – Tab. 1)

 

SCELTA DEL RIMEDIO

Per questo senso di anestesia e mancanza di reazioni nei confronti dell’ambiente esterno, il trauma emotivo e lo shock di essere stata abbandonata e l’estrema confusione mentale, le feci dure e secche Opium mi sembra proprio indicato. Anche Pulsatilla ha il sentimento di essere abbandonato, ma non contempla situazioni di shock mentale. Veratrum non è così inebetito e poi la sua caratteristica è la diarrea. OPIUM 30 CH - 12 granuli sciolti in un bicchiere di acqua, 5 cc due volte al giorno per una settimana.

 

Le prescrivo il rimedio, spiego a Patrizia come darglielo. Le chiedo di notare se ci sono reazioni, se il suo stato mentale migliora. Lei è scoraggiata, le persone che ha intorno le dicono che non ce la farà, (come la madre che fin da piccola le ha distrutto la fiducia in sé stessa), che non è giusto tenere in vita un cane in quelle condizioni, rimuovendo attraverso l’uso dell’eutanasia il concetto di vecchiaia e di malattia. La rassicuro e le chiedo di darsi del tempo e di rivalutare la situazione dopo la cura. Le dico che la cagna ha trovato una casa e una padrona amorevole, e che attraverso la somministrazione del rimedio omeopatico testeremo anche la sua capacità di reazione, poi si rivaluterà la situazione.

 

FOLLOW UP

È tornata alla visita e sta meglio: è più reattiva ha preso a mangiare e a riconoscere il posto in cui sta. Mi aspettavo un risultato migliore, penso che la 30 CH non ha avuto un totale successo. Prescrivo: OPIUM 200 K - Un tappino sciolto in 20 cc di acqua, 3 cc mattino e sera per 3 giorni. Penso che la 30 CH non abbia avuto energia sufficiente per dare uno scossone al trauma emotivo. Non sappiamo inoltre da quanto tempo la cagnetta sta in queste condizioni. Patrizia comincia a intravedere una speranza di entrare in relazione con questo cane, ha più fiducia in ciò che le dico, anche se sente sempre il peso di questo saccottino cieco e sordo. Entra in ansia, pensa che il cane in compagnia stia meglio, ma lei non può tenere un altro cane, non può vederla lì da sola…. La rassicuro di nuovo, la cagnetta ha trovato una casa e l’affetto, al resto pensiamo dopo. È precisa nel somministrareare le cure, ma non ha compreso l’importanza del riferirmi periodicamente le condizioni del cane.

 

Alla visita di controllo noto che reagisce, è più sveglia, mangia, si comincia a muovere dalla cuccia, ma non sbatte la coda, non la riconosce ancora. Rivedo il caso e prendo i sintomi relativi alla vecchiaia, che alla prima visita avevo lasciato stare. La cagna è anziana, ora che ha superato lo shock da abbandono, posso cercare un rimedio che la aiuti a vivere meglio la sua condizione.

 

SECONDA REPERTORIZZAZIONE

(Tab. 2)

Scelgo Baryta carbonica perché nella mia esperienza è stata preziosa nei disturbi dovuti all’invecchiamento e nella senilità precoce; l’ho trovata utile in tutti quei casi in cui vi è un rallentamento delle funzioni psichiche, fisiche e di reattività. Ho escluso Conium per mancanza di tremori. Posso scegliere una potenza elevata perché lo stato energetico della cagnetta è migliorato.

 

Prescrizione: BARYTA CARBONICA 200 K - Un tappino in 20 cc di acqua, 3 cc mattino e sera per 3 giorni.

 

Patrizia mi chiama dopo un mese e mezzo per dirmi che va benissimo, la cagnetta riconosce ma non ancora sbatte la coda. È euforica, il marito che si era sempre disinteressato (apparentemente) di questa situazione, le procura una cuccia con veranda e rampa per salire, una vera reggia, in cui la cagna si sente bene, protetta e pur non vedendo fissa già i suoi punti di riferimento: ciotola acqua e cibo, uscita, luogo per bisogni. Sono curiosa e mi reco a casa di Patrizia anche per vedere come si muove nel suo ambiente. La cagna è serena, cammina molto, a testa alta, mangia regolarmente. Cammina però ancora sulle feci e sull’orina per cui penso che non ne senta l’odore, infatti Patrizia mi conferma che non sente molto l’odore del cibo nella ciotola, gliela deve ancora mettere sotto al naso.

Aspetto nel fare una nuova prescrizione, il risultato mi sembra già oltre le aspettative, e finalmente tiro un sospiro di sollievo.

 

CONCLUSIONI

Secondo la mia esperienza per risolvere il caso clinico è determinante il rapporto che si instaura con il proprietario. Un atteggiamento di ascolto attivo, rassicurante, senza creare aspettative, ma cercando di insegnare ad osservare i cambiamenti, apre la strada a un atteggiamento di fiducia nel terapeuta che può influenzare i risultati di una terapia. La conoscenza di sé, della propria storia personale, la presa di coscienza dei meccanismi interiori e delle proiezioni sugli altri, mi è di grande supporto nel lavoro quotidiano, dove mi misuro con la mia capacità di accogliere “il diverso da me” senza giudizio ed entrare in sintonia anche con il cliente più difficile.

 

Questo lavoro di anni non è stato indolore, dal punto di vista professionale il sentiero è pieno di “cadaveri” di clienti insoddisfatti, arrabbiati, ai quali ho proiettato parti di me, ai quali ho acceso aspettative e false speranze, dai quali mi sono fatta nutrire per un mio bisogno di riconoscimento e approvazione. La pulizia di tutti questi spazi mi permette di relazionarmi senza giudizio, di ammorbidire il mio approccio, considerando che gli adulti che ho di fronte sono spesso ex-bambini abbandonati, soli, con genitori ciechi e sordi. La presa di coscienza del proprietario e la giusta distanza che Patrizia ha preso successivamente nei confronti di Giovedì, intuendo in cure eccessive un suo bisogno l’ha portata a dire: Alla fine questa storia è servita più a me che al cane! Non solo, ha permesso anche al marito di prendersi cura del cane, che non diventa un oggetto di competizione e di rivalsa sull’affetto e sui bisogni inespressi, ma un essere indifeso che può essere curato e amato mantenendo la sua posizione di animale.

 

L’Omeopatia ha sbloccato lo stato stuporoso e ha permesso a Giovedì di trovare una luce nel buio dei suoi occhi e un suono d’amore che ha attraversato il muro di sordità.

 

BIBLIOGRAFIA

1. Dahlke R. – Malattia e linguaggio dell’anima - Edizioni Mediterranee1996 – Roma

2. Dahlke R. – Crisi personale e crescita interiore - Edizioni Mediterranee1997 – Roma

3. Dethlefsen T. – Dahlke R. – Malattia e destino - Edizioni Mediterranee1995 – Roma

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10. Radar 8.1.40 per Windows - Archibel S.A. Belgium

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12.Vithoulkas G. – Essenze psicopatologiche del rimedio omeopatico – Ed Proposte Nuove – Mirdad – Torino, 1997



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