Denuncia sanitaria

21/12/2015

Troppe bufale tra le pubblicazioni scientifiche: ritirati oltre 250 articoli

di Redazione InformaSalus.it


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studi scientifici bufale
Troppe bufale tra le pubblicazioni scientifiche: ritirati oltre 250 articoli

Oltre 250 articoli pubblicati in varie riviste scientifiche e poi ritirati dopo aver scoperto che le revisioni da parte dei peer review erano taroccate. Il fenomeno è nato in Cina ma sembra non essere confinato ai Paesi asiatici.

Lo scorso agosto l’editore Springer ha ritirato circa 64 articoli da 10 diverse sue pubblicazioni dopo che ‘alcuni controlli editoriali hanno rilevato una serie di falsi indirizzi email e che successive indagini interne hanno scoperto dei rapporti di peer review fabbricati ad arte’.

Qualche mese prima BioMed Central (anche questo di proprietà Springer) aveva ritirato altri 43 studi per lo stesso motivo: giudizi dei revisori costruiti a tavolino dalla stessa persona.

Secondo quanto scrive Charlotte Haug in un articolo pubblicato sull’ultimo numero di New England Journal of Medicine (vedi allegato)tutto sarebbe nato circa tre anni fa quando dal sud-coreano Hyung-in Moon ammise di essersi inventato un numero imprecisato di indirizzi di posta elettronica, per potersi scrivere da solo i giudizi sui lavori che aveva sottomesso alle riviste scientifiche.

Moon, studioso di piante medicinali, suggeriva ai giornali nomi di studiosi da coinvolgere per fare la revisione delle sue pubblicazioni, fornendo i loro indirizzi email. Gli editori si trovavano così tantissimi ricercatori fantasma disponibili a rivedere i paper di Moon, senza dover essere sollecitati in alcun modo e addirittura inviando il loro giudizio (sempre favorevole) spesso nell’arco di ore rispetto a quando era arrivata loro la richiesta.  La confessione di Moon ha poi portato al ritiro di 28 delle sue ricerche nonché alle dimissioni del direttore del giornale.

Sempre in estremo Oriente, un ricercatore di Taiwan si era creato un cerchio di peer review e citazioni, fatto di ben 130 falsi indirizzi email e altrettante false identità, per ottenere ‘recensioni’ favorevoli.

Secondo Charlotte Haug questo sistema continuerà a funzionare finché giornali continueranno a chiedere agli autori di fornire i nomi di possibili revisori per le loro pubblicazioni.



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