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In Bretagna l’eolico è cittadino e cooperativo

Fonte: Valori (Rivista)


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In Bretagna l’eolico è cittadino e cooperativo

La transizione energetica può partire dal basso: mille persone hanno deciso di dare vita, insieme, al Parco di Béganne, in Bretagna. Il primo costruito in modo cooperativo e partecipativo.

Era il 2002 quando a Sainte Anne-sur-Vilaine, villaggio francese nell’entroterra della Bretagna, una coppia di agricoltori si rendeva conto che un impianto eolico avrebbe fatto al loro caso. La regione è una delle più ventose d’Europa e l’approvvigionamento sarebbe dunque garantito. I passaggi burocratici, tuttavia, non sono semplici. Eppure i due, anziché arrendersi, hanno rilanciato: perché non immaginare un progetto collettivo e cooperativo, capace di coinvolgere la popolazione locale, e che possa costituire un esempio di collaborazione per il Paese intero (e non solo)?

Nasceva così l’idea che ha portato alla costruzione del primo parco eolico costruito in Francia con capitali messi a disposizione dai cittadini. Un
progetto che è costato dieci anni di fatica, ma che è arrivato di recente a compimento. Il là fu dato con la costituzione dell’associazione Éoliennes en Pays de Vilaine, che sin dall’inizio vide la mobilitazione di 100 persone. Grazie al sostegno di numerosi cittadini, nonché delle istituzioni locali e di alcuni soggetti privati, furono lanciati i primi studi finalizzati a scegliere il luogo dove edificare il parco. Tra i candidati c’era il territorio del comune di Béganne, nel dipartimento del Morbihan, che successivamente sarà identificato come l’area più appropriata.

Viene creata una società a responsabilità limitata, alla quale aderiscono anche altri abitanti, raggruppati in “Cigales” (Club di Investitori per una Gestione Alternativa Locale dell’Economia Solidale. “Cicale”, tradotto in italiano), nonché il Consiglio Generale della Loira Atlantica. È l’impulso definitivo al progetto: nel 2008 vengono depositate le richieste di autorizzazione alla costruzione, che vengono poi concesse nel luglio dell’anno successivo. Nel 2010 nasce una società ad hoc, la Bégawatts, che deve raccogliere i capitali necessari. Un lavoro lungo, ma che ha trovato numerosi abitanti entusiasti. Nascono infatti decine di Club di Investitori, e in breve circa mille persone decidono di compartecipare al progetto,
riuscendo a garantire 2,7 milioni di euro grazie ai fondi propri (su un budget totale di 12 milioni di euro, la cui restante parte è stata garantita da alcuni partner finanziari: Triodos, Crédit Coopératif, Oséo e La Nef ).

Cominciano così i lavori, che si concludono proprio in queste settimane: l’inaugurazione dell’impianto è imminente, e già da questa estate il
parco eolico produrrà l’energia necessaria ad alimentare le abitazioni di circa 8mila famiglie. A queste ultime, sarà inoltre garantito un contratto
a un prezzo invariato per i prossimi 15 anni, pari a circa 8 centesimi di euro per kWh. Inoltre, una parte dei ricavi della collettività proprietaria dell’impianto verrà destinata a progetti volti alla sensibilizzazione verso il risparmio energetico, nonché al sostegno di progetti ad esso legati. Il resto verrà distribuito tra gli azionisti (ma non nei primi anni, quando si preferirà costituire un fondo di sicurezza).

Nel frattempo, la gestione di Bégawatts si baserà su un approccio aperto (multi-stakeholder), che consentirà di garantire un peso ai soggetti fondatori, ai cittadini, agli enti locali e agli attori dell’economia sociale e solidale. Il tutto sulla base della regola “una testa un voto” (senza cioè valutare l’entità dell’investimento di ciascuno). 53 “collegi”, ciascuno composto da 5-20 membri, rappresenteranno in particolare oltre 700 abitanti, mentre altri 250 saranno presenti attraverso l’Energie Partagée Investissement (letteralmente, “investimenti in energia condivisa”), un fondo nazionale specializzato nelle rinnovabili.

Un’esperienza, quella bretone, che potrebbe costituire un nuovo modo di intendere l’approvvigionamento energetico, nonché un volano verso
la transizione. Secondo gli obiettivi fissati dal governo francese, infatti, entro il 2020 la quota di produzione garantita dalle fonti rinnovabili dovrebbe raggiungere il 23% (contro l’8% attuale). E, in particolare, l’eolico dovrebbe arrivare a rappresentare circa un quarto del mix energetico transalpino: 25mila MW saranno prodotti dagli impianti a terra, mentre altri 6mila arriveranno dai parchi in mare.



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