Attualità

Beni culturali: la miopia del Belpaese

Fonte: Valori (Rivista)


CATEGORIE: Attualità

La produzione culturale vale più del 5 per cento del Pil e ha enormi margini di crescita. Bisogna smettere di considerarla come un peso.

Vendesi palazzi e castelli in Italia”: il titolo del Wall Street Journal dello scorso 8 agosto non lascia spazio a interpretazioni. 350 i gioielli artistici che il governo sarebbe pronto a mettere in vendita; 1,5 miliardi di euro il potenziale ricavo. Nulla è definitivo – specifica il quotidiano finanziario – e gli ostacoli, anche se venisse dato l’ok alla maxi-svendita, non mancherebbero. Primo fra tutti, la scarsa attrattività di un’Italia in piena crisi. Ma anche il peso della burocrazia e la difficoltà a trovare soggetti che si sobbarchino spese milionarie.


Sicilia in vendita
L’elenco di svendite disposte dalle amministrazioni siciliane è impressionante. Mentre scriviamo questo numero di Valori mancano poche settimane all’asta, fra gli altri, di Palazzo Floridia a Modica (prezzo base di 540 mila euro) e Palazzo Pandolfi a Pozzallo (prezzo base di 1.600.000 euro). A Caltanissetta la Regione ha emanato un bando per l’assegnazione e la gestione per sei anni del Museo antropologico di Sommatino – chiuso da tempo per mancanza di risorse – che si trova all’interno di Palazzo Costantino Cigno, che era stato acquistato solo nel 2006.

Per trovare una spiegazione, riporta il quotidiano La Sicilia del 21 agosto, basta sfogliare il bilancio regionale: il capitolo di spesa per la manutenzione dei beni culturali è pari a zero. Impossibile portare avanti anche gli interventi minimi di tutela. Così succede che, per non spendere poche migliaia di euro per mettere in sicurezza l’architrave all’ingresso, l’anfiteatro romano di Catania resti chiuso per mesi, rinunciando agli introiti delle visite.

Una sorte simile a quella di alcuni gioielli artistici di Palermo, rimasti chiusi nel pomeriggio di Ferragosto.

 

Guardare lontano
Non è un fenomeno solo siciliano: è lo scenario del Belpaese ad apparire desolante. Monumenti, musei e palazzi chiusi, sotto-utilizzati, da restaurare: e, quando le amministrazioni non sono al passo con i costi, da vendere per fare cassa. A finire all’asta è stato anche il Palazzo dei Trovatelli a Pisa, mentre a Milano infuriano le polemiche sulla Pinacoteca di Brera che potrebbe finire in mani private. Poco importa il fatto che così ci si privi di un valore non solo economico.

«Il vero problema – spiega il professor Pier Luigi Sacco, preside della facoltà di Arti, mercati e patrimoni della cultura all’Università Iulm di Milano – è che questo processo di dismissione si svolge senza la minima traccia di una chiara visione di quale debba essere il ruolo del patrimonio culturale in un modello di sviluppo. Cederli senza alcuna strategia è segno di grande debolezza». Stefano Monti, docente di Management delle organizzazioni culturali allo Iulm, non usa mezzi termini: il problema è politico.

«Serve una volontà politica forte, serve la capacità di intuire cosa succederà fra 5-10 anni, di capire che la cultura non è solo un museo o una chiesa. Ma il governo sembra capace solo di svendere, parcellizzare o tagliare. Sono valutazioni sbagliate ma non è un problema di strumenti. Gli strumenti sono alla nostra portata e li discutiamo continuamente ma la politica risponde in un altro modo».

Quello che serve all’Italia ha un nome: strategia. La produzione culturale – ricorda Sacco – vale più del 5% del Pil e ha margini enormi di crescita: bisogna smettere di considerarla come un peso. «Serve un ragionamento diverso sul patrimonio culturale – afferma – che non è quello di fondare in continuazione nuovi musei ma quello di aprire gli spazi a un uso attivo».

Un modello simile a quello che ha trasformato la Ruhr da bacino di archeologia industriale a capitale europea della cultura. O a quello per cui, mentre in Italia si alza il prezzo del biglietto per fare cassa, nel mondo anglosassone i musei guadagnano di più con l’ingresso gratuito, grazie al merchandising e alla didattica.

In un panorama rivoluzionato come quello prospettato dai due studiosi, gli investimenti privati non sono necessariamente un male. Anzi, in una certa misura sono la strada obbligata. Ma ancora una volta la discriminante è “come”. Stando a Stefano Monti, in questo momento «gli stranieri rimangono interdetti dalla nostra carenza di scelte strategiche».

Prima di cercare capitali esteri, insomma, bisognerebbe ad esempio fare in modo che un museo possa verificare direttamente quanto è “forte” la sua struttura; ora è impossibile, visto che i fondi sono incamerati e redistribuiti dal ministero per i Beni e le attività culturali. Oppure bisognerebbe facilitare il dialogo con le sovrintendenze, che «hanno fatto grande questo Paese – specifica – perché più volte hanno scongiurato la mercificazione, ma ora a volte confondono mercificazione e valorizzazione». In sintesi, è prioritaria una divisione dei compiti: conservazione e restauro a ministero e sovrintendenze, valorizzazione ai privati.

È una strada ben diversa dalla svendita, che peraltro potrebbe rivelarsi un flop. Almeno è questa l’opinione del professor Sacco: «Si immagina il capitale privato come un sostituto dello Stato che non ha le risorse per coprire determinati costi. Ma quale privato sano di mente vorrà fare una cosa del genere? Diverso sarebbe se si ragionasse in un’ottica non mecenatistica ma imprenditoriale, perché qualsiasi settore produttivo capisce quanto sia importante allacciarsi a una produzione culturale e creativa».



Hai un account google? clicca su:





Commenta l'articolo Commenta l'articolo Commenti (0)  |  Condividi su Twitter Condividi su Facebook Stampa  Vota l'articolo
  x x x x x  | Votazioni (0)

Articoli di Valentina Neri

No agli allevamenti intensivi: benessere animale e non solo 23 NOV 2015 DENUNCIA SANITARIA
Per salvare la campagna riscopriamo la città 3 APR 2015 ATTUALITà
Malati di gioco 2 MAG 2013 ATTUALITà
Sulla strada di un tessile green 28 MAR 2013 ATTUALITà
Incentivi all’energia, carbone e petrolio battono le rinnovabili 19 MAR 2013 ATTUALITà
Ghiacciai in ritirata 25 GEN 2013 ATTUALITà
Quando sole e vento possono bastare 20 DIC 2012 ATTUALITà
L’altra economia trova casa a Mestre 26 LUG 2012 ATTUALITà
Numeri Expo-nenziali e terreni che valgono oro 30 MAR 2012 ATTUALITà
Expo al bivio, tra verde e cemento 30 MAR 2012 ATTUALITà






Disclaimer

Le informazioni contenute in questo articolo sono puramente divulgative. Tutte le eventuali terapie, trattamenti o interventi energetici di qualsiasi natura che qui dovessero essere citati devono essere sottoposti al diretto giudizio di un medico. Niente di ciò che viene descritto in questo articolo deve essere utilizzato dal lettore o da chiunque altro a scopo diagnostico o terapeutico per qualsiasi malattia o condizione fisica. L'Autore e l'Editore non si assumono la responsabilità per eventuali effetti negativi causati dall'uso o dal cattivo uso delle informazioni qui contenute. Nel caso questo articolo fosse, a nostra insaputa, protetto da copyright, su segnalazione, provvederemo subito a rimuoverlo. Questo sito non è da considerarsi una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato con una frequenza costante e prestabilita. Gli articoli prodotti da noi sono coperti da copyright e non possono essere copiati senza nostra autorizzazione