Etica

twitter   facebook   print

31/05/2011

La strana battaglia tra i paladini dei boschi

di Emanuele Isonio

Fonte: Valori (Rivista)


CATEGORIE: Etica , Salute

aziende cartarie
"C'è una strana guerra in corso nel mondo dei difensori delle foreste"

Nelle sue classifiche delle aziende cartarie, Greenpeace premia solo chi è certificato Fsc. I “rivali” del Pefc accusano: «È puro marketing. Le due certificazioni si equivalgono». E intanto il 90% delle foreste non è ancora certificato.


C'è una strana guerra in corso nel mondo dei difensori delle foreste. Il conflitto vede contrapposti Greenpeace e il Pefc, lo schema di certificazione forestale più diffuso al mondo. E, attorno a questo conflitto, aleggia più di un paradosso: i “buoni” discutono per chiarire chi tra loro sia più buono, l’ambiente non trae giovamento da questa battaglia, i consumatori responsabili sono disorientati e intanto gli sfruttatori del patrimonio boschivo mondiale continuano i loro affari.


Le classifiche dello scandalo
A metà novembre Greenpeace ha presentato il rapporto “Foreste a rotoli”, la sua consueta classifica dedicata alle aziende produttrici di carta igienica e da cucina. Ai primi posti figurano i (pochi) marchi che usano carta riciclata o fibre vergini certificate secondo lo schema Fsc (Forest Stewardship Council), nato nel 1993 in Canada. Voti insufficienti a tutti gli altri (l’80% del totale), senza distinguere tra i produttori che utilizzano anch’essi fibre certificate (ma secondo lo schema Pefc, Programme for Endorsement of Forest Certification schemes, concorrente dell’Fsc) da quelli che invece si disinteressano dei temi ambientali.

Discorso analogo (voti alti a chi usa la certificazione Fsc, stroncature a chi sceglie Pefc) avviene con le altre due guide di Greenpeace: la classifica “Salvaforeste” rivolta alle case editrici e quella per le aziende di parquet.

La cosa, ovviamente, non ha fatto piacere ai vertici del Pefc Italia, secondo i quali le ecoguide sarebbero «sordide operazioni di marketing: sono enormi spot pubblicitari in favore dello schema Fsc, nel quale l’associazione ambientalista è direttamente coinvolta, e delle aziende che lo scelgono», accusa il segretario generale Antonio Brunori.

«Un mezzo per drogare il mercato e ricattare le imprese del settore, perché si fa credere che i prodotti a marchio Fsc siano più ecologici, non assegnando la sufficienza a nessuna azienda che, pur usando fibra sostenibile e certificata, non ha il marchio da loro promosso».
«È vero: noi sosteniamo la certificazione Fsc», ammette Chiara Campione, dal 2007 responsabile della campagna Foreste di Greenpeace. «Ma non lo facciamo per interessi economici. Siamo suoi soci, come altre associazioni ambientaliste e prendiamo parte ai suoi tavoli di consultazione. Greenpeace non ha, però, mai avuto ruoli direttivi in Fsc».

A onor del vero nel 2001 l’allora responsabile foreste di Greenpeace, Sergio Baffoni, era membro del comitato esecutivo all’atto della costituzione di Fsc Italia ed è stato per vari anni vicepresidente dell’organismo (la sua firma è in calce allo statuto).
La discussione tuttavia rischia di far perdere di vista la questione più rilevante: “spingere” un marchio di certificazione piuttosto che un altro è nell’interesse dell’ambiente? E aiuta davvero il mercato a scegliere politiche virtuose?


Fra i due litiganti... all’ambiente chi pensa?
«Ben vengano le discussioni tra soggetti già attivi nel mondo della certificazione, se ciò può aiutare ad avere standard più rigorosi», osserva Antonio Nicoletti, responsabile Aree protette di Legambiente. «Ma il vero tema su cui dibattere è come fare per aumentare il numero di realtà che scelgono la via della sostenibilità». Ad oggi, solo il 10% delle foreste mondiali è certificato (2/3 seguendo lo schema Pefc e 1/3 quello Fsc).

In effetti sono gli stessi ambientalisti a spiegare che non necessariamente una carta prodotta da fibre Fsc è più sostenibile di una con materie prime Pefc e che ridurre il discorso a una lotta tra i due schemi sarebbe sbagliato. «Conosco Greenpeace e sono certo che non agisca per fini economici – commenta Massimiliano Rocco del Wwf Italia – ma i criteri usati per stilare quelle classifiche sono opinabili. Anch’io ho un giudizio molto positivo dello schema Fsc, ma non mi sento di criticare a priori il Pefc, che, soprattutto per il legname e le fibre prodotte nei Paesi occidentali, dove gli standard sociali sono tutelati, offre adeguate garanzie».

D’altro canto, anche Chiara Campione di Greenpeace ammette passi avanti dello schema concorrente: «Pefc negli anni ha fatto senza dubbio un buon lavoro per migliorare i propri standard ambientali. Ma deve fare altrettanto per tutelare i diritti sociali e ritirare i certificati ai criminali forestali come la multinazionale App».


Aziende virtuose a disagio
Chi proprio non accetta il modo di “dare i voti” da parte di Greenpeace sono le aziende che hanno scelto la via della certificazione utilizzando lo schema “sgradito” all’associazione ambientalista. Alcune, chiedendo l’anonimato, rivelano di aver abbandonato lo schema Pefc in favore dell’Fsc per essere “messi tra i bravi” e per vendere di più grazie alla pubblicità di Greenpeace.

Altri fanno capire che nella scelta dello schema di certificazione ci sono molti fattori in gioco: «Per alcuni prodotti utilizziamo fibre di cellulosa provenienti da Svezia e Finlandia, dove la materia prima certificata Fsc praticamente non esiste», spiega Riccardo Balducci, coordinatore ambientale del secondo produttore europeo di carta igienica, la Sofidel, azienda certificata da entrambi gli organismi e proprietaria del marchio Regina.

«Che cosa dovremmo fare? Cambiare i nostri fornitori perché in Nord Europa sono certificati Pefc e importare la fibra dal lontano Sud America dove è prevalente lo schema Fsc? Queste campagne danno un’immagine sbagliata delle aziende. E sviano i pochi consumatori attenti, che sentono gli ambientalisti dire che uno schema di certificazione è meglio dell’altro, mentre le istituzioni pubbliche li ritengono ugualmente credibili».

Tutti gli Stati europei e gli organismi sovranazionali giudicano infatti entrambe le certificazioni in grado di assicurare la corretta gestione del patrimonio boschivo. Il Parlamento europeo, già nel 2006, aveva approvato una risoluzione che dichiarava Pefc ed Fsc “egualmente adatti a tale scopo” e ne caldeggiava il mutuo riconoscimento.
Non a caso, nei bandi di gara pubblici per la fornitura di prodotti cartari, non si danno punteggi diversi a seconda del tipo di certificazione scelta.

«Per le istituzioni possono pure essere equivalenti. Noi la pensiamo diversamente e offriamo il nostro punto di vista e le nostre classifiche», commenta Chiara Campione. «D’altra parte, se ci appiattissimo sulle posizioni dei governi, che motivo avrebbe Greenpeace di esistere?».
Ai consumatori (responsabili) l’ultima parola.


C'è un caso concreto in cui lo scontro tra Greenpeace e Pefc diventa frontale: i certificati concessi ad alcuni prodotti della multinazionale App (Asia Pulp and Paper), considerata da tutte le associazioni ambientaliste una delle peggiori minacce alle foreste torbiere indonesiane.

«Fsc si è dissociata da App già nel 2007. Quando Pefc farà lo stesso?» domanda Chiara Campione di Greenpeace.
Replica Antonio Brunori, del Pefc Italia: «È bene sapere che le piantagioni di App contestate dagli ambientalisti erano certificate secondo le regole Fsc e, solo dopo le proteste di Greenpeace e di altre Ong, il certificato fu revocato. Nel caso del Pefc, invece, sono stati concessi certificati per prodotti che contengono esclusivamente fibre provenienti da piantagioni certificate sostenibili in Cile e Canada, quindi senza alcun collegamento con le foreste indonesiane incriminate, nelle quali il Pefc non esiste. Se le piantagioni americane sono gestite secondo i criteri previsti dal nostro schema, perché dovremmo far ritirare il certificato?».

Ma Greenpeace teme che quei certificati siano usati da App come green washing, per ripulire la propria immagine. «Se le certificazioni devono servire a garantire la sostenibilità di un’azienda agli occhi dei consumatori, non si possono certificare i prodotti dei criminali forestali. In nessun caso».



Hai un account google? clicca su:





Commenta l'articolo comment  |  Commenti (0)  twitter   facebook   print  Vota l'articolo
  x x x x x  | Votazioni (0)

Articoli di Emanuele Isonio


Km zero vs Bio: il 'dilemma' della galassia gasista 24 APR 2012 ALIMENTAZIONE
Unità, biologico, filiera corta: ecco la ricetta anti-crisi 20 APR 2012 ALIMENTAZIONE
'Informateci sui conflitti d'interesse' - I futuri medici si ribellano alle lobby 30 MAR 2012 SALUTE
Quel 'fattore culturale' che affonda gli agrumi italiani 27 MAR 2012 ALIMENTAZIONE
L’approccio 'slow' fa breccia in medicina 6 MAR 2012 SALUTE
Medicinali: il consumo cresce ma non aiuta la salute 1 MAR 2012 DENUNCIA SANITARIA
La vita sana non abita più in Italia (ma nessuno ne parla) 23 FEB 2012 SALUTE
Gas contro biogas: uccidono l'agricoltura 13 GEN 2012 ALIMENTAZIONE
Nel Paese del vino, la birra scorre a fiumi 28 DIC 2011 SALUTE
Pasta. Una filiera in lotta contro la speculazione 21 OTT 2011 ALIMENTAZIONE
Davide batte Golia - La Fao cambierà volto? 28 SET 2011 ALIMENTAZIONE
Patrimonio da salvare 13 LUG 2011 SALUTE
Oltre il profitto. I molti modi per dare valore alla terra 7 LUG 2011 ETICA
Tumori e telefonini: il rischio raddoppia se le aziende non 'pagano' le ricerche 4 LUG 2011 DENUNCIA SANITARIA
Mucche italiane: uno sterminio miope 31 MAG 2011 ALIMENTAZIONE
I furbetti del latte - Società di comodo per aggirare le quote 26 MAG 2011 ALIMENTAZIONE
Vendita diretta, biologico ed eccellenza 25 MAG 2011 ALIMENTAZIONE
Latte e formaggio - La filiera delle sorprese 16 MAG 2011 ALIMENTAZIONE
L’ombra delle lobby sui test del farmaco 7 MAG 2011 DENUNCIA SANITARIA
Efficacia limitata, ma campione d'incassi. L'emblematica ascesa del tamiflu 28 APR 2011 DENUNCIA SANITARIA
«Ma non va dimenticata la prevenzione primaria» 23 APR 2011 DENUNCIA SANITARIA
I rischi della medicina preventiva: persone sane, pazienti cronici 19 APR 2011 DENUNCIA SANITARIA
Agricoltura. Il credito è una corsa a ostacoli 5 FEB 2011 ETICA
Presidi Slow Food. Tradizioni e sviluppo 27 DIC 2010 SALUTE
Last minute market: il circolo virtuoso dell’ultimo minuto 18 NOV 2010 ALIMENTAZIONE
Sprechi alimentari e consumo consapevole 25 OTT 2010 ALIMENTAZIONE
L'obiettivo di Bruxelles: sprechi alimentari dimezzati entro il 2025 20 OTT 2010 ALIMENTAZIONE
Sprechi alimentari: in fumo il cibo per un’intera nazione 18 OTT 2010 ALIMENTAZIONE
L’amara favola dei nuovi antitumorali 30 AGO 2010 DENUNCIA SANITARIA
Regali, viaggi e formazione made in lobby: in Italia (e nel mondo) c'è chi dice no 30 AGO 2010 DENUNCIA SANITARIA

Tutti gli articoli di Emanuele Isonio







Disclaimer

Le informazioni contenute in questo articolo sono puramente divulgative. Tutte le eventuali terapie, trattamenti o interventi energetici di qualsiasi natura che qui dovessero essere citati devono essere sottoposti al diretto giudizio di un medico. Niente di ciò che viene descritto in questo articolo deve essere utilizzato dal lettore o da chiunque altro a scopo diagnostico o terapeutico per qualsiasi malattia o condizione fisica. L'Autore e l'Editore non si assumono la responsabilità per eventuali effetti negativi causati dall'uso o dal cattivo uso delle informazioni qui contenute. Nel caso questo articolo fosse, a nostra insaputa, protetto da copyright, su segnalazione, provvederemo subito a rimuoverlo. Questo sito non è da considerarsi una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato con una frequenza costante e prestabilita