Omeopatia - Casi Clinici

Baryta carbonica o Hypericum? Un caso clinico

Fonte: Il Medico Omeopata



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Il professor G. è un mio paziente un po' sui generis, che non ritiene di aver mai bisogno del medico, perché sostiene che il suo corpo lo asseconda in tutto ciò cui lui lo sottopone; e cioè, vista la sua attività di studioso, viaggi per conferenze o per ricerche in varie biblioteche di città europee.

Venne da me la prima volta semplicemente per fare il punto su una serie di situazioni insoddisfacenti ma non preoccupanti. Presentava una voce rauca e ogni tanto qualche colpo di tosse secca comparsa dopo aver preso freddo di sera e che di notte gli dava un po' di fastidio solo se si girava sul fianco sinistro, ma per lui non era un gran problema, perché era abituato a dormire sul fianco destro. Il suo problema non era la tosse, ma una certa svogliatezza che stava prendendo il posto della sua abituale curiosità.

 

Si accorgeva di indugiare più a lungo a letto e di non sentirsi molto motivato a fare le cose, anche se, nello stesso tempo dopo essersi alzato svolgeva tante piccole attività come leggere le lettere che riceveva, rispondere ad esse e preparare il suo pasto, visto che vive da solo da quando è rimasto vedovo. Ma fa tutto un po' a "rilento", dimenticandosi spesso che cosa era andato a fare in una stanza o di chi era il numero di telefono che aveva appena scritto su un foglio o fermandosi a sedere su una sedia, così, come per pensare. Temeva di essere in uno stato di debolezza fisica da cui voleva essere aiutato ad uscire "oltretutto mi dice la mattina non mi alzo volentieri perché mi sveglio con le dita chiuse e non riesco ad aprirle che in tarda mattinata e mai completamente".

 

Lo visito e visito a lungo anche le mani facendogli flettere ed estendere le dita. E' un uomo di quasi ottant'anni con una corporatura pletorica che per spogliarsi si muove lentamente le mani sono spontaneamente quasi aperte, con i mignoli leggermente flessi all'interno e così restano anche durante il mio tentativo di portarli in estensione. Delle sue abitudini alimentari e dei suoi gusti mi dice che una cosa molto piacevole è bere bevande fredde; e per quanto riguarda gli alimenti mangia di tutto e con appetito, non ama i cibi caldi, ma preferisce quelli avanzati, freddi, anche di frigorifero. Ha sonnolenza dopo pranzo. Dalle analisi del sangue risultano iperglicemia e anemia e mi dice che il suo medico curante gli ha consigliato un antidiabetico orale e un diuretico, da prendere tutti i giorni, nonostante abbia dei valori pressori normali. Ricorda solo di prendere il diuretico, mentre al problema della glicemia non da molto peso. La sua mano mostra la malattia di Dupuytren, in cui la retrazione dell'aponeurosi palmare impedisce al mignolo, all'anulare e al medio di estendersi e di essere articolati liberamente.

 

Il quadro generale mi suggerisce Baryta carbonica, perché anche se spesso solo con un secondo o un primo grado essa è presente nel repertorio di Kent in tutti i sintomi della difficoltà di concentrazione (anche concentration difficult while studying, reading, ecc.) e della confusione mentale, della debolezza della memoria e della prostrazione della mente e con un terzo grado nel sintomo Concentration difficult e Dullness, sluggishness, difficult of thinking and comprehending, un secondo grado in Contraction of muscles and tendons e un terzo in Coungh night e Cold in general aggravation. Gli prescrivo Baryta Carbonica 200K da mettere sotto la lingua prima di dormire.

Mi telefona dopo circa tre mesi per invitarmi ad una sua conferenza e mi dice che l'apatia è passata ed ora è di nuovo attivo, anche se ha un po' ridotto i suoi impegni. Alla conferenza vedo le sue mani e noto che i mignoli sono flessi, come se facessero un lieve inchino. Quando lo avvicino gli chiedo com'è andata con le dita delle mani e lui mi dice che dopo la cura era andata molto meglio, ma in realtà le dita non si sono estese mai completamente, anche se al mattino non sono più rigide e doloranti. Gli raccomando di venirmi a trovare per riparlarne e di prendere nel frattempo una dose di Baryta carbonica MK.

Il professore torna da me dopo un anno. E' sereno; ha trovato un equilibrio tra le sue attività e la sua pigrizia, che ora accetta tranquillamente anche se a volte entra in ansia per tutte le cose che deve fare e che gli sembra siano tutte molto impegnative e nello stesso tempo tutte molto importanti. Lo visito. Le mani sono più o meno come le avevo viste alla conferenza: i mignoli e gli anulari sono leggermente flessi, come se benedicesse. Mi dice che per molti mesi aveva riacquistato la motilità completa delle sue dita e che poi, piano piano hanno ricominciato ad essere quasi completamente flesse al mattino restando così fino al pomeriggio inoltrato o addirittura senza estendersi mai. Ma ci ha rinunciato. Durante la visita noto un neo sospetto in sede sacrale: mi dice di non saperne nulla ma di aver avvertito un formicolio insistente in quella sede durante la primavera scorsa. (Ora siano a fine luglio). Gli raccomando di rivolgersi con urgenza ad un dermatologo per avere una diagnosi e di darmene notizie quanto prima. Preferisco aspettare l'esito di questa visita prima di decidere una terapia.

 

Mi telefona dopo qualche giorno dall'ospedale dove è stato appena visitato dal dermatologo e dove dopo un'ora verrà operato d'urgenza. Gli consiglio di prendere Arnica, appena tornato a casa e gli chiedo di comunicarmi i risultati dell'esame istologico. Mi telefonerà direttamente il chirurgo che l'ha operato per comunicarmi che si è trattato di un melanoma maligno, a diffusione superficiale a cellule epitelioidi, pigmentato, prevalentemente in situ, di II livello che per ora richiederà solo controlli ogni sei mesi. Quando torna da me la ferita dell'intervento si sta rimarginando. Trovo sul repertorio: SKIN - Formication e mi colpisce che insieme a Baryta Carbonica in secondo grado c'è anche Hypericum, in secondo grado.

 

Hypericum è il rimedio delle ferite (le ferite che portano al tetano) ed è anche il rimedio delle regioni molto innevate. Riguardo allora sul repertorio i sintomi mentali per i quali il professor G. aveva chiesto il mio aiuto e scopro che, eccetto che nei due sintomi mentali in cui Baryta Carbonica compare in terzo grado, in tutti gli altri sintomi della confusione mentale, dell'avversione per il lavoro mentale, della debolezza di memoria e della malinconia oltre a Baryta Carbonica è sempre presente anche Hypericum in primo grado, ma c'è sempre. Cerco di completare la conversazione con il professor G. per raccogliere altri dati e dedicarmi poi ad Hypericum sulle materie mediche che ho. Mi faccio raccontare cosa abbia fatto in questi mesi in cu non ci siamo visti e lui mi parla, tra l'altro di un incidente che gli è occorso durante la visita di un castello; è inciampato per le scale e ha riportato un ferita al ginocchio e una sublussazione della scapola destra. Si agita molto quando mi parla di questo e accalorandosi mi dice di aspettare ancora il risarcimento dei danni, che lui ha chiesto all'amministrazione del castello, tramite un avvocato; lo fa irritare il fatto che non si siano ancora decisi a farlo, anche perché il braccio gli fa ancora male, ogni tanto, e gli è rimasto un gonfiore sulla spalla, che tarda a riassorbirsi. "Mi sento rallentato - dice - non riesco ad occuparmi delle mie piante e a sostenere il peso dei vasi e questo mi priva di una distrazione che mi piace molto... almeno pagassero!".

 

Lo saluto con l'impegno di chiamarlo al più presto per dirgli cosa prendere. E mi metto a studiare Hypericum alla ricerca di un'indicazione particolare che giustifichi quella che ormai considero un'intuizione da assecondare. E la trovo e mi ci affeziono. Dunque, nel Trattato di Farmacologia Omeopatica il Dr Georges Hodiamont parla nel capitolo di Hypericum di "soggetti che hanno subito un incidente da cui non si rimetteranno mai, che continuano a lungo a rimuginare il loro incidente e le sue conseguenze... soprattutto se l'incidente è imputabile ad altri. Sinistrosi e delirio di rivendicazione dopo un incidente". Prescrivo Hypericum 200K sciolto in un bicchiere d'acqua da cui bere un sorso ogni quattro ore per una giornata, dopo aver eseguito ogni volta dieci travasi da un bicchiere all'altro.

 

Il professore segue scupolosamente le mie indicazioni e dopo qualche giorno parte per un viaggio in Cina.

 

Qualche tempo dopo il suo rientro in Italia mi telefona per salutarmi e mi dice di stare benissimo e poi mi chiede a che cosa doveva servire la cura che gli avevo prescritto due mesi prima. Gli dico che mi aspettavo che gli facesse bene in generale e poi gli dico "E le mani come stanno?" "Benissimo - risponde - posso fare tutti i movimenti che voglio sempre... ah sì, sì, anche la mattina.. sono normalissime!" Ci salutiamo molto soddisfatti tutti e due. So che non rivedrò tanto presto perché ha ripreso ad essere molto impegnato come piace a lui, ma avrò la fortuna di incontrarlo a teatro nell'inverno dell'anno successivo e di vedere che quando mi saluta da lontano non mi benedice più.



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