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"Mamma, ho paura della natura"


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I bambini e la natura, due perfetti sconosciuti

Sensazioni di sradicamento dal mondo, difficoltà di concentrazione, stress, ansia, depressione. No, non è l'elenco delle malattie di un impiegato medio, ma i sintomi del Nature Deficit Disorder, ovvero "Sindrome da deficit di Natura", una patologia che colpisce bambini e adolescenti teorizzata dal ricercatore americano Richard Louv nel suo libro Last Child in the Wood.

Nella nostra società afferma Louv - che ha passato dieci anni in giro per gli Stati Uniti parlando con genitori e bambini - i genitori proteggono i figli in maniera eccessiva con il risultato che il raggio di allontanamento medio di un bambino americano dalla sua casa è nove volte inferiore a 30 anni fa. I genitori, spesso istigati in maniera eccessiva dai media, hanno paura dell'estraneo, il bambino si chiude in casa o rimane nei paraggi, rinuncia ad esplorare non solo la natura, ma anche l'ambiente urbano in cui vive.

Succede così che bambini spaventati dalla vita all'aperto preferiscono addirittura i videogame ai parchi divertimenti. Calcola Louv che un bambino americano medio passa ben 44 ore alla settimana davanti ad un media digitale (tv, computer, console, ecc.).

Ma la rinuncia ad una vita all'aperto è solo la prima delle cause del Nature deficit disorder; tra queste c'è la progressiva erosione degli spazi verdi non solo nelle aree urbane ma anche in quelle extra-urbane e dove questi ancora esistono non sono accessibili, sono aree ristette, protette, riservate. La natura, non va solo protetta, va vissuta, ma questo è oggigiorno forse ancora più difficile.

Succede così che oltre alle patologie elencate sopra, i bambini abbiano paura e non conoscano - se non per interposto media - animali e piante. Vi ricordate la storia del bambino che si stupisce che i polli abbiano solo due zampe e non sei come se ne trovano nelle confezioni al supermercato?

Tutto questo, dice Louv, è realtà. Tutto questo succede nonostante diverse ricerche - tra cui in particolare una dell'Università dell'Illinois - dimostrino che anche la minima esposizione dei bambini affetti da disturbi dell'attenzione ad un ambiente naturale riduce i sintomi della malattia stessa. Stesso discorso vale per gli animali che Peter Kahn e Stephen Kellert nel loro libro Children and nature: psychological, sociocultural, and evolutionary investigations definiscono molto importanti soprattutto durante infanzia e adolescenza.

Il rischio più a lungo termine, dice poi Louv, è che bambini cresciuti con una legame così sottile, quasi inesistente con natura e animali, crescano oltre che con mille problemi anche disinteressati al mondo che li circonda. Il problema quindi non è solo dei singoli, ma dell'intero pianeta che in un futuro potrebbe pagare il prezzo di questo disinteresse crescente. Sebbene i sintomi si manifestino soprattutto nei bambini, è probabile, che la sindrome da deficit di natura sia oggi una malattia che, in senso lato, affligge tutto il mondo occidentale o gran parte di esso, in cui la routine casa/macchina/ufficio/palestra/casa è ormai diventata la normalità e gli spazi di ricreazione sono guidati, circoscritti e protetti (sport/palestra/cinema/locale).

Se in questo ciclo non c'è tempo per natura e animali o anche solo per stare un poco all'aria aperta, a chi servono i parchi? A chi servono le aree verdi in città, i prati non coltivati, le aree non edificabili? A nessuno, e infatti sono sempre meno...

Nel suo libro Louv parla di malattie, parla di natura come medicina - forse prima dell'anima che del corpo - ma sogna anche un futuro dove uomo e ambiente vivano ancora una volta in sintonia. Louv le chiama "Zoopolis", le città del futuro come le immagina lui; città dove non ci sarà differenza tra elementi urbani e natura, città dove bambini e adulti conoscono, preservano e si prendono cura degli ecosistemi crescendo così più felici e spensierati. Certo, è solo un sogno, ma ci sono altre alternative?



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