Infanzia
30/01/2012
Autismo: le domande di una mamma e le risposte di un esperto

“…Al mio bambino di 2 anni, durante una delle visite pediatriche di bilancio di salute, è stato diagnosticato un ritardo psicomotorio. Da una visita neuropsichiatrica, il medico ha confermato quanto sospettato dal pediatra: il mio cucciolo non aggancia lo sguardo, se lo fa non lo mantiene a lungo, non parla, non gioca più di tanto con i giochi adatti alla sua età, non si gira se chiamato. Non è stata fatta una diagnosi di autismo data l'età del bambino, ma gli è stato diagnosticato un sospetto disturbo multisistemico. Tante tante parole del tipo: utilizzo strumentale dell'adulto, non utilizzo del pointing, non riconosce l'altro come partner relazionale, esplorazione dello spazio in maniera afinalistica e caotica, punteggi vari nelle scale di valutazione somministrate sia a lui che a noi genitori, … Le confesso che sto leggendo e scoprendo molto su questo male e solo da queste mie esplorazioni ho scoperto che c'è un altro approccio medico, vero e proprio: quello che prevede analisi metaboliche e dieta. Dal suo sito, inoltre, apprendo l'importanza del foniatra e del logopedista. Per ora, per il mio cucciolo, sono state proposte solo terapie con una psicomotricista. Cosa devo fare? Da dove devo iniziare? Perché nessuno mi ha parlato di dieta, glutine, proteine del latte?...”
Quanto scritto da questa mamma è molto simile a ciò che sento ripetere molte volte la settimana, nel corso delle numerose visite che effettuo in luoghi diversi, ma con copioni analoghi e ripetitivamente sconcertanti.
Ecco i punti fondamentali che contesto a certi sanitari.
Se non si ritiene che un bambino possa presentare sintomi di autismo, va bene così, si dica pure che non li ha. Ma se questi sintomi ci sono, non ha senso evitare di formulare una diagnosi di autismo adducendo come motivazione il fatto che il bambino sia “ancora piccolo”!
Qui nasce la contraddizione più grave, che genera di conseguenza un errore ancora più grave. Il DSM IV, che è il nomenclatore ufficiale a livello mondiale dei disturbi mentali, dichiara che l’autismo, per definizione, presenta una sintomatologia a insorgenza entro i 30 mesi di vita! Ripeto: entro i 30 mesi. Ora, il DSM è stato redatto proprio da medici facenti parte della categoria di neurologi e psichiatri, e dunque che senso ha che proprio neurologi e psichiatri, contraddicendo clamorosamente quanto scritto dai loro omologhi, vengano a dirci che “è presto per diagnosticare l’autismo”? Presto rispetto a che cosa? O piuttosto hanno paura di esprimere una diagnosi così impegnativa e certamente poco gradita?
Ma non siamo qui per compiacere genitori giustamente preoccupati, bensì per informarli correttamente sui problemi di cui sono affetti i loro figli, per poter metterli in condizioni di cominciare subito la lotta contro la patologia che li ha colpiti, e non per far perdere loro del tempo prezioso!
Per quanto riguarda poi le proposte terapeutiche che vengono suggerite a seguire, non mi meraviglia che ci si limiti a prescrivere due esigue ore di psicomotricità settimanali! Anche qui contesto clamorosamente simili linee di orientamento, in quanto con sole due ore di un trattamento che peraltro non investe direttamente la sfera verbale (quella di cui è particolarmente deficitario il soggetto autistico) è pressoché impossibile sperare di cambiare il cervello e le conseguenti prestazioni di un bambino portatore di una così impegnativa patologia!
Ma davvero dovremmo credere che due incontri di psicomotricità alla settimana realizzino il miracolo? L’esperienza di 25 anni di lavoro nell’autismo mi ha insegnato che solo con interventi precoci, massivi, intensivi, multidisciplinari, competenti ed esperti, si può tentare di cambiare lo stato di un paziente autistico, con qualche possibilità di speranza di successo. Bisogna agire subito e con tanta assiduità terapeutica. Altro che due ore settimanali!
Grave e scandaloso è che al giorno d’oggi esistano ancora tanti medici e terapisti che non hanno capito tutto ciò. Ormai i mezzi di informazione e di diffusione di certe notizie ed esperienze positive di chi è riuscito a raccogliere qualche successo nella lotta all’autismo sono tali da non consentire più a nessuno di dire “Io non lo sapevo”, oppure “Non ne avevo sentito parlare”. Al più possono affermare di non essere d’accordo e di voler agire diversamente. Ma che poi si assumano anche la responsabilità di mancate, inadeguate, intempestive terapie …
Per approfondire
Articoli di Massimo Borghese
| Autismo: l’importanza della precocità di un intervento terapeutico riabilitativo | 9 FEB 2012 | INFANZIA |
| Vaccinazioni pediatriche. Onore all'intelligenza e al coraggio di una mamma | 20 OTT 2011 | VACCINAZIONI |
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