Omeopatia

In Australia contro il cancro si integrano le MNC


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La medicina ufficiale, in Australia, si interroga: quale via intraprendere per integrare terapie convenzionali e terapie complementari nella cura contro il cancro? Sebbene siano viste con scetticismo dalla comunità scientifica, secondo un recente sondaggio, circa la metà della popolazione australiana utilizza le medicine complementari e alternative (CAM) e un 20% viene visitato regolarmente da medici non convenzionali. Un altro studio, sempre australiano, ha stabilito che il 22% dei pazienti ammalati di cancro utilizzano terapie CAM.


Gli ammalati di cancro si servono di queste terapie per diversi motivi: migliorare la loro qualità di vita; per timori derivanti dalla tossicità delle terapie convenzionali; perché corrispondono alla loro fiducia; perché credono che possano combattere efficacemente il cancro o migliorare la situazione stimolando il sistema immunitario. A questo punto, dal momento che le CAM fanno parte di un approccio olistico alla cura del cancro, se utilizzate in appoggio alle terapie mediche convenzionali, gli autori di questo articolo auspicano una maggior collaborazione, informazione e reciproco sostegno da parte di queste due diversi settori della medicina. Si è arrivati a queste conclusioni, dopo che indagini statistiche condotte su pazienti in trattamento con radioterapia in Italia, Canada e nella stessa Australia hanno verificato che i medici operanti in questi paesi sottostimano grandemente il numero dei pazienti che utilizzano CAM: mentre i medici credono che il 4% ne faccia uso, in verità il numero uscito da indagini ufficiali è stato del 37%. La metà di questi ammalati non lo dice al proprio medico perché lo trovano disinteressato o apertamente ostile a queste terapie.


Integrare medicina ufficiale e CAM appare una necessità sempre più importante e urgente. Una ricerca combinata e un programma clinico di medicina integrata, come comunemente già praticato nel Nord America, potrebbe favorire questo dialogo tra CAM e medicina convenzionale per creare nuove opportunità di collaborazione e, assieme, esplorare il potenziale di nuovi trattamenti, dopo una rigorosa valutazione. Occorre, quindi, da una parte uno sforzo dei medici praticanti le CAM: accettare prove metodologiche controllate randomizzate, fino ad oggi avversate in virtù del fatto che queste terapie si basano sul trattamento individualizzato del paziente; stabilire collaborazioni con cliniche e trovare i non facili fondi per queste prove; reclutare commissioni etiche e scientifiche per la valutazione di questi test sulla salute umana. Dall'altra parte è tempo che la comunità medica accetti un dialogo, dal momento che le CAM non sono una moda passeggera che godono soltanto di un'enorme popolarità; ma per salvaguardare le scelte e la salute dei loro pazienti è tempo per clinici, oncologi e medici della salute pubblica di sapere qualcosa in più di "ciò che sta dall'altra parte".



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