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Un augurio per l'anno nuovo: ridurre gli psicofarmaci pediatrici



Un augurio per l'anno nuovo: ridurre gli psicofarmaci pediatrici
In questi ultimi anni stanno giungendo evidenze che riaprono il grande dibattito sull’uso estensivo e facilitato degli psicofarmaci in età pediatrica.

In questi ultimi anni stanno giungendo evidenze che riaprono il grande dibattito sull'uso estensivo e facilitato degli psicofarmaci in età pediatrica.

Infatti, gli antipsicotici di seconda generazione (SGA) sono sempre più utilizzati (il loro uso è quasi triplicato negli ultimi 15 anni) per il trattamento di bambini e adolescenti con disturbi comportamentali.

Nell'agosto 2008 l'European College of Neuro-psychopharmacology ha convocato un gruppo di esperti per esaminare i dati di efficacia e sicurezza di questi farmaci. Studi controllati supportano l'efficacia a breve termine di alcuni SGA solo per il trattamento di psicosi, mania e aggressione. Tuttavia, esistono importanti differenze per quanto riguarda il tipo e la gravità delle reazioni avverse, perché i bambini sono più a rischio degli adulti, e poi non si sa nulla del rapporto rischio/beneficio di questi farmaci nel trattamento a lungo termine.[1]

Ultimamente sono molto aumentate anche le prescrizioni di psicofarmaci a bambini ai quali è stata diagnosticata la sindrome da iperattività e deficit di attenzione (ADHD), un disturbo che pare avere alla sua origine molti fattori scatenanti, come quelli familiari, ambientali, tossicologici e anche farmacologici, dato che alcuni Autori hanno recentemente pubblicato uno studio che correla l'ADHD con l'assunzione materna di antidepressivi in gravidanza.[2]

Secondo Luca Poma, portavoce del Comitato indipendente per la Farmacovigilanza Pediatrica in Italia (www.giulemanidaibambini.org), l'ADHD è correlata anche al disease mongering, cioè dalla "mercificazione delle malattie", che "rappresenta l'espressione più estrema del marketing farmaceutico e consiste nella pubblicizzazione di un farmaco, anche attraverso il massiccio finanziamento di convegni scientifici atti a promuoverne l'uso, abbinata alla modifica surrettizia dei confini della diagnosi della patologia che il farmaco dovrebbe curare … L'abuso di farmaci può causare effetti avversi e iatrogeni pericolosi per la salute … Quand'è promosso sulla testa dei più deboli tra noi, i bambini e gli adolescenti, questo comportamento orientato al profitto è particolarmente odioso. L'ADHD è un tipico caso di disease mongering".

In realtà, la stragrande maggioranza dei bambini iperattivi e con deficit di attenzione non ha bisogno di psicofarmaci, ma solo di più tempo, attenzione, pazienza e amore da parte prima di tutto dei genitori e poi degli insegnanti.

Scrive la Dott.ssa Eleonora Mazza,[3] psicologa dell'età evolutiva: "Attualmente durante gli incontri con i genitori e gli insegnanti sento frequentemente usare la parola 'iperattività'. Credo personalmente che spesso si abusi di tale definizione. Basta infatti che un bambino fatichi a stare seduto per lungo tempo, si muova con vivacità nel suo ambiente o tenda a infrangere le regole presenti nel contesto in cui si trova che viene subito etichettato come 'bambino iperattivo'. È bene sottolineare che i bambini con ADHD hanno dei sintomi ben definiti in termini di quantità e qualità e non vanno confusi con bambini ipereccitabili, irrequieti o semplicemente vivaci. Secondo il DSM-V (Diagnostic and Statistic Manual of mental disorders) non basta che ci siano alcuni dei sintomi in esso elencati (minimo 6 su 9), ma ci deve essere anche una compromissione significativa nell'area del funzionamento scolastico, familiare e relazionale per poter porre la diagnosi di ADHD".

Se consideriamo solo i sintomi, quasi tutti i bambini presentano nel corso dell'infanzia alcuni comportamenti da ADHD senza però esserne affetti. In Italia, la diagnosi dell'ADHD può essere formulata solo da un neuropsichiatra infantile o da uno psicologo con molta esperienza nell'ambito di tale disturbo, ma troppo spesso la realtà è diversa.

Continua la psicologa: "Esistono bambini considerati 'difficili' dai genitori e dagli insegnati che vivono in contesti familiari complessi o che stanno affrontando situazioni come la separazione dei genitori, lutti o traumi. Non tutti i bambini manifestano le loro sofferenze allo stesso modo: alcuni si chiudono in se stessi e spesso passano inosservati … altri invece diventano ipereccitabili, irrequieti, provocatori e distratti. Questi ultimi attirano l'attenzione perché disturbano o si mettono in situazioni di pericolo. Ritengo quindi che i bambini con ADHD 'pura', quelli cioè che non vivono in situazioni relazionali complesse, costituiscano una popolazione esigua".

Infatti, come sempre in Medicina e in modo particolare in Neuropsichiatria Infantile, non dobbiamo fermarci ai semplici sintomi del bambino, ma chiederci cosa li origina. Sia come genitori sia come educatori, abbiamo il dovere di capire la causa del loro disagio e rimuoverla. Non è sufficiente organizzare Corsi di Formazione per insegnanti al fine di far conoscere i criteri diagnostici dei disturbi dell'età evolutiva e suggerire un intervento farmacologico, ma occorre insegnare loro a prevenire e rimuovere la causa del disagio.

Oggi molti genitori sono stressati da tanti problemi e hanno difficoltà a gestire i figli. È allora comprensibile che davanti ad un bambino "difficile", ma spesso diventato così a causa del clima familiare, si cerchi di delegare l'educazione e la comprensione dei malesseri dei figli a dei professionisti, come insegnanti o psicologi, ma noi dovremmo invece aiutare questi genitori a capire e risolvere i loro stessi disagi, per poi capire e risolvere quelli dei loro figli.

Perché il nostro Ministero non ci guida anche verso questa direzione? Se lo facesse, forse l'Industria Farmaceutica guadagnerebbe un po' meno, ma noi avremmo più bambini e famiglie felici oggi e meno uomini cronicamente e irreparabilmente malati domani!

Ecco il mio augurio per tutto il Nuovo Anno 2015.



[1] Vitiello B. et al. Antipsychotics in children and adolescents: Increasing use, evidence for efficacy and safety concerns. European Neuropsychopharmacology 2009; 19 (9): 629.

[2] Clements C.C. et al. Prenatal antidepressant exposure is associated with risk for attention-deficit hyperactivity disorder but not autism spectrum disorder in a large health system. Molecular Psychiatry August 2014; doi:10.1038/mp.2014.90.

[3] http://www.tempi.it/il-boom-di-adhd-tra-i-nostri-bambini-troppo-spesso-quella-diagnosi-rivela-in-realta-i-problemi-degli-adulti-parola-di-psicologa#.VKAU_cDGA.



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