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Attività fisica: quanto muoversi per guadagnare salute?


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La mancanza di movimento rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la salute.

Sono state presentate a Roma, nel corso di un convegno tenuto dalla Uisp (Unione italiana sport per tutti), le linee guida curate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Nel documento "Strategia per l'attività fisica OMS-2016-2020" vengono suggerite le attività per avere accesso ad una buona salute, un documento che elenca le politiche generali e i comportamenti individuali che dovrebbero spingere gli europei a muoversi di più.

Almeno 150 minuti a settimana di attività fisica per gli adulti e 60 minuti al giorno per bambini e giovani. Sono queste due delle raccomandazioni emanate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità che mette in guardia sulle conseguenze dell'inattività. La mancanza di movimento rappresenta infatti uno dei principali fattori di rischio per la salute.

Ogni anno in tutta Europa si verificano un milione di decessi (il 10% circa del totale) causati proprio dalla mancanza di attività fisica. Si stima che all'inattività fisi­ca siano imputabili il 5% delle affezioni coronariche, il 7% del diabete di tipo 2, il 9% dei tumori al seno e il 10% dei tumori del colon. Allarmanti anche i dati sull'obesità: in 46 paesi (l'87% dell'Europa), oltre la metà degli adulti sono in sovrappeso o sono obesi, ed in diversi casi si arriva a sfiorare il 70% della popolazione adulta.

Gli italiani sono tra i più sedentari, con il 60% che dichiara di non fare mai sport o attività fisica, contro una media europea del 42% e un primato, quello della Svezia, che si ferma al 9%.

Preoccupante è in particolare la mancanza di attività da parte dei giovani.

"Ottenere una riduzione relativa del 10% della prevalenza dell'insufficiente attività fisica entro il 2025 costituisce uno dei nove obiettivi a livello mondiale", scrive l'OMS. "Inoltre, aumentare i livelli di attività fisica è un fattore importante per il raggiungimento di altri tre obiettivi mondiali: ottenere una riduzione relativa del 25% della mortalità preco­ce dovuta a malattie cardiovascolari, tumori, diabete o malattie respiratorie croniche; ottenere una riduzione relativa del 25% della prevalenza dell'ipertensione, oppure, a seconda della situazione nazionale, contenere la prevalenza dell'ipertensione; fermare l'aumento del diabete e dell'obesità".



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