Bioetica

L'arroganza delle sottoculture minoritarie

Fonte: catholic.davide.it


CATEGORIE: Bioetica , Etica

protesta
Il 27 febbraio scorso il convegno organizzato a Padova dal movimento 'In punto di vita' è stato interrotto dall'irruzione di un gruppo di no-global

In una cultura dell’apparente rispetto dell’individuo e delle sue opinioni, com’è la società occidentale in cui viviamo, può sembrar strano che in nome di un diritto esistente e vigente, venga calpestata la libertà della maggiornaza, senza che questo implichi alcuna sanzione correttiva e sopratutto educativa.

È l’ennesima storia di prevaricazione delle minoranze violente sulla maggioranza civile quella che si è ripetuta il 27 febbraio, durante il convegno pacifico in favore della vita, organizzato a Padova dal nascente movimento In punto di vita.

Presso l’Aula Morgagni del Policlinico Universitario, alla presenza di oltre quattrocento persone, di due assessori alla pubblica istruzione e di numerose istituzioni accademiche e pubbliche, un gruppo di quindici no-global, per una quindicina di minuti, dopo aver violentemente forzato l’ingresso, ha letteralmente bloccato il pacifico svolgimento di un convegno civile.

Al suono assordante di un megafono che non faceva altro che incitare alla violenza, la cui voce femminile scaricava sulla platea attonita offese di ogni genere, oltre ad una serie di bestemmie, accuse gratuite, frasi preconcette e utopie di ogni genere, quattrocento liberi cittadini italiani sono stati obbligati a subire la violenza verbale di quindici dissidenti. E questo in nome di un diritto, si, quel famigerato “diritto di dissenso” tanto invocato dai giovani “pacifici” che con mazze da baseball, incappucciati, sempre pacificamente, siamo soliti, durante i G8, osservare mentre distruggono le vetrine di istituti di credito, negozi, incendiano, sempre pacificamente certamente, cassonetti e autovetture, ovviamente non proprie.

Strana interpretazione, questa, di un diritto esistente, quello di dissentire delle opinioni altrui. Peccato che questi giovani “pacifici” padovani appartenenti ai no-global tale diritto lo hanno perduto una volta fatta irruzione con la violenza in quell’aula del Policlinico Universitario.

Paolo di Tarso nella sua lettera ai Filippesi ci illustra bene ciò che è tutt’oggi pane quotidiano nella nostra società civile: «...in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete risplendere come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita» (Fil 2, 15-16). Non c’è miglior evento nell’orizzonte dell’esistenza umana che essere protagonisti di una pagina splendida del Nuovo Testamento come questa, del sentirla rievocata, in carne ed ossa, nella propria carne e nelle proprie ossa, oggi, nel 2011.

Questi due brevi, ma incisivi versetti, si sono incarnati durante il convegno in favore della vita promosso dall’associazione In punto di vita e continueranno ad esserlo. È bello, anche oggi nel 2011, vivere il Vangelo di Cristo, è bello e avvincente difendere la vita, quella di tutti, delle 400 persone presenti al convegno di Padova e dei giovani dei centri sociali che hanno voluto far capire l’urgenza di proclamare con vigore la verità. È necessario ed urgente tenere alta la parola della vita. È oggi l’ora di farlo.



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