Salute

L'aria dell'industria costa cara all'Europa

Fonte: Valori (Rivista)



inquinamento
Diecimila grandi impianti avvelenano l’aria e impoveriscono i cittadini

Respirare a pieni polmoni, talvolta, non fa per niente bene (se l’aria è inquinata). Né alla salute delle persone né alle casse degli Stati. Può pesare per una cifra compresa tra 200 e 330 euro l’anno per ogni cittadino europeo. Il calcolo, relativo al solo 2009, proviene da un documento – Revealing the costs of air pollution from industrial facilities in Europe – pubblicato lo scorso novembre dall’Eea (European Environment agency, ovvero l’agenzia europea dell’ambiente - aea) di Copenhagen, che ha analizzato le emissioni in atmosfera di sostanze inquinanti di diecimila stabilimenti industriali, i peggiori sotto questo profilo, valutandone il danno economico per la collettività.

Palma “d’oro” alle centrali elettriche
Considerando che le stime dell’agenzia sono state calcolate utilizzando i dati sulle emissioni indicate dagli stessi impianti e che queste cifre sono state vagliate – precisa la professoressa Jacqueline mcGlade, direttrice di Eea – con gli «strumenti impiegati dai decisori politici per valutare i danni alla salute e all’ambiente», appare preoccupante la dimensione dell’esborso annuo (da 102 a 169 miliardi di euro), che tocca ai contribuenti per attività in buona parte di natura privata.

Lo studio rivela all’opinione pubblica comunitaria i costi nascosti dell’inquinamento atmosferico, per oltre la metà (da 51 a 85 miliardi di euro) ascrivibili a soli 191 stabilimenti e per tre quarti generati dalle emissioni di appena 622 impianti industriali. Le sostanze prese in esame sono inquinanti atmosferici (NH3, Nox, pm10, So2), metalli pesanti (arsenico, cadmio, cromo, piombo, mercurio e nichel), microinquinanti organici (benzene, idrocarburi policiclici aromatici-ipa, diossine e furani), e Co2.

Oggetto dell’analisi sono grandi centrali elettriche, raffinerie, strutture industriali con processi di produzione e combustione o trattamento dei rifiuti, oltre ad alcune attività agricole. Ma non c’è gara sulla ripartizione del danno per tipologia di produzione: la quota maggiore se la aggiudicano le centrali elettriche (66-112 miliardi), seguite con ampio distacco da impianti dove si svolgono processi produttivi (23-28 miliardi) e di combustione (8-21 miliardi).

Senza contare che sono rimaste escluse dall’analisi le emissioni derivanti dai trasporti, dalle attività delle famiglie e di molte altre produzioni agricole. Quanto alla distribuzione geografica degli “inquinatori”, paesi come Germania, polonia, Regno Unito, Francia e Italia, dove si trova un elevato numero di strutture di grandi dimensioni, contribuiscono maggiormente ai costi in termini assoluti, ma se si rapporta il danno causato ai livelli di produzione delle economie nazionali, a scalare la classifica sono altre economie (Bulgaria, Romania, Estonia, Polonia e Repubblica Ceca).



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