Omeopatia

L’apparato tegumentario: l’importanza ed il ruolo nell’economia della salute


CATEGORIE: Omeopatia

Premessa
La visione biologica del fenomeno vita risulta essere strettamente in accordo con la visione della metodologia della medicina omeopatica. Il biologo naturalista infatti comprende la vita osservandone il dinamismo complessivo che la anima e che consente alla vita stessa di evolvere ed affermarsi; evoluzione ed affermazione che si raggiungono attraverso meccanismi e relazioni tra i viventi; fra di loro e con l’ambiente inorganico.
Attraverso questo modo di procedere della ricerca biologica l’osservatore scoprirà un aspetto centrale e fondamentale relativo al piano di indagine; esso risulterà appartenere ad un modello unitario e dinamico a cui concorrono individui e sistemi, solo apparentemente eterogenei, in rapporto di scambio di energia e materia.
Tutto ciò risulterà essere in accordo, sul piano concettuale, con la fisica dei sistemi aperti e con i principi della termodinamica classica. Un esempio è rappresentato dalla funzione centrale della fotosintesi e la conseguente catena alimentare che rappresenta un evento circolare e che si perpetua proprio attraverso le relazioni di scambio tra sistemi aperti eterogenei ma che hanno la peculiarità di riconoscersi biologicamente.
L’indagine del biologo è naturalmente sostenuta da una ricerca analitica che ha consentito alla conoscenza scientifica di ricostruire, partendo dalla struttura unitaria dell’atomo (elettrone, protone, neutrone), le possibili immagini atomiche conosciute (descritte nella tavola periodica degli elementi) e che si complicano in aggregati molecolari sempre più complessi fino alle strutture cellulari ulteriormente organizzate in tessuti, organi, apparati per giungere infine alla nascita degli individui; ovvero “persone considerate nella propria singolarità”e che concorrono al dinamismo della vita.
Il termine “biologico” fin qui usato vuole sottolineare il modello di visione unitaria che è propria del biologo naturalista. Il biologo di fronte ad una cellula, tessuto, organo o apparato vede, per formazione culturale, l’aspetto complessivo: strutturale o istologico, funzionale e relazionale e quindi unitario nell’ambito dell’individuo.
Nella formazione medica classica essenzialmente organicistica o specialistica, d’altra parte, la ricerca dei mezzi di cura si limita ad ambiti distrettuali e perde, il più delle volte, la visione complessiva della persona malata; le conseguenze terapeutiche solo distrettuali possono perciò diventare invasive e quindi dannose.

La metodologia della medicina omeopatica e la visione unitaria.
Metodo sperimentale e clinico autonomo

Da questo veloce ma necessario viaggio sulla genesi e sulla dinamica della vita risulta perciò evidente che ogni individuo rappresenta una complessità che travalica i confini del proprio corpo e la cui conoscenza può essere tentata utilizzando una visione quanto più ampia possibile al fine di abbracciare, nel senso di comprendere, gli aspetti unitari della persona umana che sono, allo stesso tempo ed in una sintesi inscindibile, psichici, fisici, e relazionali e per questo motivo non assoggettabili esclusivamente alla semplice “prassi” scientifica. La cura dell’uomo presuppone l’arbitrato di un altro uomo, il “medico”, che deve essere guidato da una metodologia che gli consenta di osservare l’individuo o persona umana presente in ogni malato e da qui risalire ai mezzi di cura. Il medico omeopatico ha compreso l’unità della vita e dell’ambiente attraverso lo studio della sperimentazione di sostanze naturali sull’uomo sano; tutto ciò è stato raggiunto osservando e catalogando le possibili reazioni specifiche delle stesse attraverso quelle individuali dello sperimentatore con l’assunzione della droga in esperimento.
Questo tipo di formazione medica permette, al medico omeopatico, di possedere una completa immagine analogica di interpretazione di ogni singolo malato ed allo stesso tempo di poter individuare, nei rimedi sperimentati, i mezzi di cura e di guarigione dello stesso.
Il concetto di analogia, proprio del metodo omeopatico, consente conseguentemente di avere un potenziale enorme di applicazione per ogni singolo rimedio. La banca dati o raccolta di sintomi sperimentali e clinici ci permette infatti di associare, secondo il principio della similitudine, malati apparentemente diversi ma in realtà similari fra loro in quel “minimo comune denominatore” che caratterizza ogni rimedio e che ne fa emergere una fisionomia umana peculiare!

L’insegnamento di Ippocrate
L’osservazione unitaria del malato

Da quanto sopra esposto risulta evidente che il concetto di unità della persona umana assume un valore centrale e mai derogabile per il medico che voglia curare il malato e non la malattia.
Il medico omeopatico osserva attentamente e con precisione Ippocratica il paziente anche nei danni, oggettivi, visibili e documentabili, relativi a lesioni patologiche della pelle ma cerca comunque un significato unitario nei sintomi evidenti che deve esistere nei fatti, come la biologia ci conferma, ma il medico lo fa spingendosi oltre ed entrando anche nella sfera “umana” del malato. Tutto ciò lo realizza non solo attraverso l’osservazione e la diagnosi clinica della alterazione funzionale o lesionale evidente ma, il medico omeopatico, estende la ricerca al coinvolgimento complessivo della persona malata nella sua unità psichica, fisica e relazionale; in virtù del metodo e dei mezzi terapeutici a sua disposizione.

La pelle e l’apparato o sistema tegumentario
Ontogenesi e struttura
.
La pelle appartiene al sistema o apparato tegumentario e la si può considerare
1) in modo specialistico e descrittivo disquisendo separatamente delle sue funzioni e patologie oppure
2) studiarla secondo la dottrina della medicina omeopatica.
In questo secondo caso il fine è non solo quello di analizzare ma soprattutto di comprendere le funzioni di servizio di questo apparato e di correlarle alla vita unitaria individuale del malato e a valutare quindi il significato delle alterazioni visibili della stessa nell’economia generale della salute di quell’individuo. Solo in questa visione unitaria e nel rispetto del malato andranno applicati i presidi terapeutici individuali.
La conoscenza della genesi della pelle nello sviluppo dell’individuo ci fornisce una visione dinamica ed unitaria degli equilibri della vita ed i criteri di valutazione correlati alle alterazioni oggettive o visibili e percettive di ogni singolo malato in termini diagnostici e terapeutici. Lo sviluppo embrionale o embriogenesi racconta come avviene il passaggio da ciò che è apparentemente omogeneo, perché formato da cellule morfologicamente simili durante le prime fasi dello sviluppo di ogni singolo individuo, a strutture complesse che si specializzano per vivere ed adattarsi all’ambiente e a concorrere alla dinamica dello stesso.
Alla terza settimana della vita dell’embrione si inizia a caratterizzare o differenziare una struttura di cellule che formeranno l’ectoderma ovvero una delle tre strutture fondamentali da cui si origineranno tessuti organi ed apparati.
In particolare dall’ectoderma, che rappresenta il foglietto più esterno, si formeranno il sistema nervoso, la cute con gli annessi cutanei come ghiandole sebacee, sudoripare, follicoli piliferi, unghie, capelli, corpuscoli nervosi e i melanociti.
Il termine apparato o sistema (tegumentario) sta proprio ad indicare il complesso biologico, tissutale e dinamico, che presiede ad innumerevoli funzioni soprattutto a quelle che si svolgono sulla linea di confine che relaziona il corpo al mondo esterno.

Le funzioni della pelle
L’osservazione biologica

La pelle, come abbiamo detto, rappresenta un confine dinamico di scambio e di relazione tra l’ambiente esterno e quello interno del corpo. Il termine tegumento ne indica la funzione di rivestimento e di protezione che la pelle stessa svolge in modo attivo e quindi vitale rispetto al mondo esterno. Questa funzione la definiamo vitale in quanto è capace di autoregolazione;
ciò consente ad ogni organismo di creare un equilibrio interno e con le proprie circostanze ambientali.
Il valore plastico e di protezione attiva è ciò che immediatamente ed istintivamente si percepisce osservando la pelle che per le sue caratteristiche di elasticità e plasticità sembra avvolgere il corpo come un rivestimento protettivo estremamente adattabile.
L’organismo viene così difeso, in modo selettivo o vitale e nell’ambito delle capacità della specie, da agenti esterni di varia natura; difesa da agenti microbiologici, attraverso l’attivazione di processi immunitari propri di cellule competenti del tegumento, e chimici. Inoltre la pelle svolge un ruolo di protezione dagli stimoli fisici, come i raggi ultravioletti, attraverso le cellule melanofore che creano il pigmento adatto che agisce da filtro sotto lo stimolo dei raggi solari.
Il ruolo di termoregolazione rappresenta anch’esso una funzione attiva e costante che consente all’organismo, attraverso i sistemi complessi che regolano la traspirazione e che impegnano anche il letto circolatorio superficiale, di conservare la temperatura ottimale per la vita dell’individuo. La funzione emuntoriale o escretiva attraverso l’eliminazione di metaboliti si avvale anche della pelle che diventa un canale di eliminazione di sostanze che per l’organismo risultano tossiche; spesso questa funzione coadiuva quella renale nella escrezione di sostanze azotate e ciò avviene attraverso il sudore.
Le funzioni di sintesi da parte di cellule specializzate del tegumento avviene attraverso lo stimolo dei raggi ultravioletti con la produzione di vit.D indispensabile perl’osteogenesi e con la sintesi ed il deposito di tessuto grasso sottocutaneo vera e propria riserva energetica.

La funzione neurosensoriale
coinvolge le funzioni nobili dell’intelletto

Questa funzione rappresenta nell’uomo, ultima tappa evolutiva della scala zoologica, il livello più elevato di sensibilità neurosensoriale. Infatti la pelle umana è visibilmente, se paragonata a quella delle altre specie animali, quella più percettiva perché più “esposta” ovvero senza involucri cornei (esoscheletro) e sistema pilifero (meno sviluppato). Infatti l’uomo ha avuto la necessità antropologica di essere protetto dagli indumenti.
D’altra parte la potenziale sensibilità della pelle dell’uomo è notevole ma soprattutto implica collegamenti e suggestioni nelle alte sfere dell’intelletto proprie della natura umana. Infatti non solo le strutture neurosensoriali dell’uomo gli consentono una precisa percezione della propria collocazione nello spazio ma gli permettono soprattutto una serie di movimenti fini elaborati dal potenziale intellettivo e guidati da quello percettivo neurosensoriale come non avviene nelle altre specie animali; ne sono esempi la scrittura, la pittura, l’uso di strumenti musicali come la chitarra o dove la modulazione del suono implica una finezza percettiva di grado elevato dei polpastrelli.
Infine la funzione neurosensoriale fornisce alla persona umana non solo la propria percezione spaziale, come abbiamo detto, ma anche quella dell’immagine ambientale (nei non vedenti si completa anche attraverso gli altri sensi speciali come l’udito e l’olfatto) ma soprattutto diventa un mezzo di implicazione, affettivo–emotivo, che si può esemplificare con il messaggio tattile di una carezza!

La fisiopatologia della pelle
Valutazioni mediche omeopatiche

Le funzioni dell’apparato tegumentario che abbiamo appena descritto vanno comprese, come più volte sottolineato in questa esposizione, in modo unitario. Quindi anche le patologie della pelle vanno interpretate come localizzazioni non casuali che concorrono all’omeostasi della persona ovvero vanno interpretate come una ricerca del migliore equilibrio possibile per il potenziale biologico e per le circostanze ambientali di quella persona.
Nella metodologia della medicina omeopatica, medicina del malato e non della malattia, la visione unitaria rappresenta quindi una necessità irrinunciabile per la scelta dei mezzi di cura e di prognosi. In questa ottica la semeiotica della pelle rappresenta uno degli aspetti più delicati della indagine del malato.

Le osservazioni di Hahnemann
Il ruolo delle malattie della pelle nella storia dell’umanità1

La grandezza del genio Hahnemniano consiste nel fatto che il fondatore della medicina omeopatica per comprendere, al fine di curare, le patologie che affliggono gli uomini e che egli chiamava “i suoi fratelli” studiò la storia delle malattie umane attingendo da tutte le fonti disponibili (conosceva 12 lingue) e risalendo a documentazioni fino all’epoca di Mosè (3400 anni indietro). Contemporaneamente studiò la storia biopatografica dei malati descritta dai libri di patologia della propria epoca.
Hahnemann comprese che le malattie naturali dell’uomo, quindi non quelle dovute ad errate terapie, fossero una manifestazione solo apparentemente eterogenea di un’unica grande malattia che predispone il genere umano ad ammalarsi e che egli chiamò: Psora.
Osservò che le prime manifestazioni della malattia in termini evolutivi erano essenzialmente localizzate sulla pelle sotto forma: di eruzione secca pruriginosa sparsa in tutto il corpo, scabbia, herpes, lichen, lebbra, eruzione psorica, ed eruzioni pustolose di vario tipo etc.
Osservò anche che le manifestazioni interne di malattia, in presenza dei sintomi esterni, rappresentavano un interesse trascurabile per le patologie ascrivibili a quell’epoca.
Nel Medioevo in uno studio risalente al 1226 nella sola Francia esistevano 200 lebbrosari.
In seguito all’introduzione di terapie palliative delle lesioni della pelle soprattutto nelle classi medie ed alte, con bagni, lavande e unguenti di zolfo e piombo, con preparati di rame, zinco e mercurio, le manifestazioni esteriori della “psora” ovvero quelle localizzate sulla pelle diventarono meno visibili e apparentemente sparirono. Contemporaneamente e proporzionalmente alla diminuzione delle manifestazioni esterne la storia delle malattie del genere umano acquisiva nuove malattie sempre più profonde!
Hahnemann comparò queste sue osservazioni sulla evoluzione delle malattie del genere umano con l’evoluzione biopatografica delle malattie dei singoli malati.
È interessante notare che sin dalla nascita dell’individuo la Psora, ripercorre velocemente le tappe che ha percorso nella evoluzione del genere umano passando da malattia esterna ed evidente sulla pelle a malattia interna sempre più profonda e grave.
Infatti nel bambino notiamo il tentativo maggiore di implicazioni dermatologiche dalla crosta lattea agli eczemi atopici sino alle malattie esantematiche che rappresentano un processo reattivo e tentativo di omeostasi. Hahnemann aveva anche osservato e tratto insegnamento dal fatto che persone a cui era stata soppressa una eruzione cutanea presentassero dopo qualche tempo sintomi ed affezioni simili localizzate in altri organi.

L’importanza del rispetto della manifestazione dermatologica
La pericolosità dei trattamenti palliativi della pelle

L’esperienza sperimentale e la verifica clinica secondo il metodo induttivo omeopatico, hanno confermato la natura unitaria della malattia e quindi la relazione fisiopatologica tra i singoli organi ed apparati e hanno conferito al medico omeopatico la capacità di valutazione della direzione di movimento della sintomatologia così da consentirgli di osservare il malato in una visione unitaria e prognostica.
Infatti la malattia appare diversificarsi nel passaggio dei vari organi di cui la pelle rappresenta di solito la prima tappa.
D’altra parte l’esperienza clinica ha confermato la universalità della osservazione di Hahnemann ed ha verificato la relazione tra i sintomi della pelle e quelli di organi più interni. L’esperienza conferma sempre che in ogni individuo l’equilibrio biologico segue una via centrifuga dall’interno verso l’esterno e la malattia procede in senso inverso.
Di solito un rimedio ben prescritto riporta alla luce una manifestazione eczematosa o altro in seguito alla scomparsa di una patologia più invasiva. Notoriamente la soppressione della psoriasi attraverso applicazioni esterne soppressive porta alla artrite, asma, o ad alterazioni dell’umore fino alla depressione. Con la ricomparsa della eruzione stessa, anche in modo ciclico e autonomo, il paziente osserva la sparizione dei sintomi più interni. D’altra parte questo dinamismo, nell’ottica della medicina organicistica e specialistica, non può essere valutato, anche se spesso viene osservato dal sanitario attento. Ciò avviene a causa della mancanza di riferimenti metodologici dovuti all’assenza di una sperimentazione sull’uomo sano di droghe infinitesimali.
Il risultato è che la diagnosi diventa solo distrettuale e circoscritta. Come abbiamo già avuto occasione di dire le conseguenze di questa impostazione localistica sono rappresentate da una terapia mirata alla malattia specifica della pelle che il più delle volte diventa invasiva in quanto sopprime una tappa che l’organismo aveva elaborato autonomamente e naturalmente nello sforzo di mantenere il proprio equilibrio o omeostasi.

Considerazioni
imparare ad osservare le manifestazioni della pelle ed ad essere attori della propria salute
Stato cronico ed evento acuto.

Stato cronico:
Da quanto è stato esposto, in estrema sintesi, risulta fondamentale per l’uomo recuperare la misura della sua salute e riappropriarsi del personale discernimento e sensibilità. Il medico omeopatico, nel percorso di vita in cui guida il malato, stimola il paziente ad osservarsi ed a percepire i cambi e le relazioni intese come concomitanze, modalità ed eventi peculiari della propria salute che lo rendono unico ed inedito.
Lo aiuta ad essere l’attore della propria guarigione o del percorso terapeutico attraverso la consapevolezza del significato del movimento sintomatologico del proprio stato di malattia ed a valutare la direzione dei sintomi. Il processo di guarigione si esprimerà sempre attraverso un movimento centrifugo dall’interno verso l’esterno mentre quello di malattia percorre la direzione opposta o centripeta; dove la pelle rappresenta l’ultimo confine e quindi una spia del dinamismo della malattia e del tentativo autonomo di guarigione. D’altra parte in assenza di una visione complessiva della natura delle malattie ogni manifestazione che affiora sulla pelle viene in generale intesa come una manifestazione patologica localizzata e non come l’espressione di una modalità reattiva del tentativo di guarigione del movimento autonomo dell’organismo in direzione centrifuga. In questi casi si comprende quanto possa essere pericolosa e dannosa per l’economia generale dell’organismo ogni terapia localistica ed ogni tentativo di cura palliativa mirata solo alla soppressione del sintomo, nonostante la sparizione dello stesso, nell’economia dell’unità dell’organismo.
Naturalmente facciamo riferimento a malattie croniche che si caratterizzano con manifestazioni periodiche o concomitanti a certi stimoli esterni (dall’alimentazione al contatto con agenti biologici o semplicemente chimici).

Il malato acuto:
Nelle manifestazioni acute dovute a lesioni per cause esterne, sia traumatiche come ritenzione di schegge, terra od altro, che relative ad eventi fisici come ustioni oppure conseguenti a morsi ed a punture di animali o piante l’azione deve essere combinata al fine di rimuovere e neutralizzare le cause esterne sia in termini medici che chirurgici locali che intervenire dall’interno con il rimedio analogico per coadiuvare e sollecitare l’azione curativa autonoma.
Naturalmente nell’azione medica l’omeopata farà riferimento ai propri presidi terapeutici che sono l’espressione di una sperimentazione e che agiscono attraverso il ”principio di similitudine” ovvero nella direzione richiesta dal malato e quindi nel pieno rispetto delle richieste dell’organismo.

Igiene e prevenzione
Conclusioni

Riappropriarsi del proprio discernimento significa avere compreso l’enorme importanza dell’argomento di cui abbiamo parlato. Spesso il sistema pelle, nella nostra società essenzialmente esteriore e di immagine, viene utilizzato come un semplice vestito da apparecchiare e mostrare come una sorta di rappresentazione del proprio essere e quindi come l’espressione della propria interiorità.
Questo comportamento è tipico delle società tribali che sono di solito povere e trovano una espressione individuale nell’apparecchiare o modificare la pelle e particolari anatomici.
D’altra parte nell’appiattimento e nella perdita di ideali e motivazioni proprie della nostra attualità, si osserva sempre di più un comportamento proprio di suddette società tribali dove si cerca la distinzione modificando il corpo nella ricerca di un elemento di identità. Pochi decenni fa le società evolute delegavano ciò essenzialmente all’abbigliamento ed all’acconciatura di barba e capelli. Oggi, in presenza anche di una offerta di mercato vastissima ed incontrollata, vediamo soprattutto le giovani generazioni fare uso di piercing che alterano l’apparato neuro sensoriale ed inoltre sono posizionati in regioni come l’orecchio che come ci insegna l’agopuntura cinese rappresenta la terminazione di punti relativi a diverse funzioni in particolare quella intestinale. Inoltre estese regioni dell’apparato tegumentario vengono coperte di tatuaggi. Ci si sottopone in modo incontrollato alle esposizione di raggi UV. Si usa ogni tipo di colorante per capelli. Si usano prodotti locali per la pelle che spesso provocano allergie e così via. D’altra parte per le funzioni e le implicazioni biologiche estremamente importanti della pelle essa necessita di attenzione di rispetto e di un amore costante soprattutto mirato a sostenere le sue funzioni; sia quelle essenzialmente vitali in termini biologici sia quelle che preservano ed esaltano anche in termini relazionali la propria sensibilità neurosensoriale. Le grandi civiltà come quella Egiziana, Etrusca e Romana ci hanno lasciato una enorme testimonianza di quanto il culto dell’igiene della pelle non fosse semplicemente una libera scelta ma una esigenza sociale essenzialmente igienica nei termini della salvaguardia della salute. Tipiche di queste società erano i luoghi in cui la gente si ritrovava per fare abluzioni, usare detergenti naturali e non invasivi con lo scopo di liberare i pori, tonificare la pelle riattivandone la circolazione ed infine con la pratica di massaggi opportuni ed oli specifici frutto di esperienza tradizionale.
Nel nostro tempo e nella nostra società accelerata l’attenzione alla nostra igiene resta affidata essenzialmente al tempo che le dedichiamo, all’attenzione ed ad una conoscenza informata e credibile degli strumenti da utilizzare; in definitiva questa attenzione deve risultare proporzionale al ruolo ed all’importanza vitale che la pelle rappresenta nell’economia unitaria della salute della persona umana!



Hai un account google? clicca su:





Commenta l'articolo Commenta l'articolo Commenti (0)  |  Condividi su Twitter Condividi su Facebook Stampa  Vota l'articolo
  x x x x x  | Votazioni (0)







Disclaimer

Le informazioni contenute in questo articolo sono puramente divulgative. Tutte le eventuali terapie, trattamenti o interventi energetici di qualsiasi natura che qui dovessero essere citati devono essere sottoposti al diretto giudizio di un medico. Niente di ciò che viene descritto in questo articolo deve essere utilizzato dal lettore o da chiunque altro a scopo diagnostico o terapeutico per qualsiasi malattia o condizione fisica. L'Autore e l'Editore non si assumono la responsabilità per eventuali effetti negativi causati dall'uso o dal cattivo uso delle informazioni qui contenute. Nel caso questo articolo fosse, a nostra insaputa, protetto da copyright, su segnalazione, provvederemo subito a rimuoverlo. Questo sito non è da considerarsi una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato con una frequenza costante e prestabilita. Gli articoli prodotti da noi sono coperti da copyright e non possono essere copiati senza nostra autorizzazione